Guardatemi! Sono un cetriolo sadico, cinico, oscuro e realista

Rick and Morty, terza stagione. Attesissima. Importantissima. Si dice che non ci sia due senza tre, ma non è sempre vero, o quantomeno ciò non è necessariamente un bene.

Fortunatamente la terza stagione di Rick e Morty non delude affatto, e per certi versi supera anche la precedenti.
Avvisiamo che questa recensione contiene dei piccoli spoiler, ma nulla di rilevante, non è assolutamente qualcosa che vi toglierà il piacere di vedere lo show. Anzi, forse potrebbe anche migliorarlo. 

Nascere quadrati e morire ottagoni: l’evoluzione dei personaggi nella terza stagione

Rick e Morty è forse una delle opere più “grimdark” di sempre, e la terza stagione ne esaspera ancora di più questo carattere. Tutti i personaggi maturano e si trasformano. Non ci sono ascensioni verso un punto più alto, non ci sono individui che migliorano, ci sono personaggi che comprendono se stessi, e fanno di tutto per sopravvivere. C’è chi è già sceso a patti con i propri demoni interiori, come Rick, e c’è invece chi sta imparando ad averci a che fare, o in alcuni casi a reagire.

Nella terza stagione tutti vengono messi a nudo brutalmente, e ci viene mostrata la loro meravigliosa complessità e la loro naturale evoluzione. Morty, da un impiastro insicuro e incapace di reagire, sta diventando un ragazzino pur sempre goffo ed insicuro ma con una vena oscura e una voglia sopita di rivincita, come ci viene mostrato in The Whirly Dirly Conspiracy. Qui, con nostra grande sorpresa il figlio di Beth decide, a sangue freddo, di storpiare e danneggiare irreparabilmente l’ex ragazzo di sua sorella, reo di averla lasciata per una ragazza più prosperosa. Ci troviamo anche di fronte ad un Rick mostratoci come mai prima in Prickle Rick (puntata divenuta celebre per l’incredibile idea del cetriolo): scomposto, analizzato e messo di fronte ai suoi stessi limiti auto-imposti. Anche il sempre più triste e patetico Jerry, per cui affermo, senza nascondermi, di provare un concreto odio, viene man mano reso più esemplare nel suo essere larva. Infine, anche le donne della famiglia subiscono un importante cambiamento: Summer diventa un personaggio più importante, concreto e decisivo, mentre Beth arriva a bivi fondamentali per il suo stesso destino.

Il cinismo come ancora di salvezza in un universo oscuro

Se quindi i personaggi evolvono e migliorano, cosa succede attorno a loro? L’universo di Rick e Morty si modifica in maniera pulsante attorno ai propri protagonisti. Nonostante alcune puntate siano fini a se stesse, altre piantano dei semi per futuri alberi di trama. Forse l’unica pecca vera di questa terza stagione è che alla fine tutto sembra tornare normale. Certo, normale è tutto un dire con una Cittadella dei Rick profondamente cambiata e con la Federazione Galattica distrutta, ma con ancora degli operativi più determinati che mai. Ad ogni modo, in tutti gli episodi si trovano ancora ottimi spunti di un universo oscuro, cinico e violento. La violenza è ovunque e ormai non ci sconvolge nemmeno tanto, le risate ci verranno assicurate anche da scene tragicomiche (The Whirly Dirly Conspiracy finisce per farci ridere di un fratellino che spara alla sua sorellina) o da veri e propri picchi di nonsense.

Ma il vero portento di Rick e Morty è anche quello di gettare un’ombra amara sulla vita e sulle nostre realtà. Come ad esempio nell’episodio Vindicators 3: The Return of Worldender, in cui il cinismo e la disillusione di Rick finisce per demolire quelle realtà a cui magari ci piacerebbe credere. O anche in Rest And Ricklaxation, dove il messaggio che le parti più attive siano indispensabili arriva forte e chiaro. Ogni puntata risulta mai banale e sempre ben ispirata, andando a colpire dove fa più male, o più ridere. Per tutto il corso della stagione non c’è una situazione scialba o dallo scarso mordente, e questo probabilmente è anche frutto del numero relativamente basso di puntate. Ma in fondo, meglio la qualità che la quantità.

rick and morty stagione 3 recensione

Tirando le somme di un infinito numero di realtà

La terza stagione di Rick e Morty è un piccolo gioiello, come le altre d’altronde. Ogni episodio regala emozioni differenti e a volte contrastanti, lasciandoci in qualche modo cambiati. Il vero problema è che dura poco e dovremo aspettare ancora parecchio per rivedere i nostri “eroi” sul nostro schermo, qualsiasi esso sia.
Non ci resta che organizzare maratone delle tre stagioni per attendere la quarta, dove per altro molti dei nodi della precedente giungeranno inevitabilmente al pettine. Forse è questo che rende migliore sotto alcuni aspetti questa stagione rispetto alle altre due. Se le altre volte volevamo l’attesa era per il semplice gusto del divertimento o per la passione che provavamo per le situazioni mostrateci, adesso attenderemo la quarta perché ci sono effettivamente delle cose di cui vogliamo assolutamente sapere di più. Quali? Guardate la terza stagione (disponibile già su Netflix Italia) e lo saprete.

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