Da Rai a Prime Video, ecco come si è fatto strada il personaggio di Rocco Schiavone


Sull’onda del successo de Il commissario Montalbano, serie televisiva RAI tratta dai gialli di Andrea Camilleri, che continua a macinare record di ascolti ogniqualvolta viene rilasciato un nuovo episodio, sempre l’emittente di Via Mazzini decide nell’autunno 2016 di tentare la sorte e replicare con un prodotto simile: Rocco Schiavone, show televisivo basato sulle opere di un altro giallista italiano, Antonio Manzini.

L’idea funziona decisamente bene e in breve tempo il vicequestore Schiavone conquista il pubblico, con uno share sensazionale che spinge anche la piattaforma di Amazon Prime Video a siglare un accordo con Mamma Rai e distribuire la serie. Senza dubbio una concreta parte del merito di tutto ciò spetta a Marco Giallini, che si cala nel ruolo presentandoci un protagonista rude, cinico e scurrile, a cui il pubblico si affeziona da subito con un livello di empatia che aumenta dalla prima alla seconda stagione.

rocco schiavone

Il protagonista Schiavone, costretto a trasferirsi da Roma alla fredda Aosta, ha un recente passato turbolento e tragico, poiché la malavita ha ucciso la sua compagna, la bella Marina (Isabella Ragonese) con cui il vicequestore parla ancora, come se fossi lì, e ci viene presentata di continuo tramite apparizioni – o meglio allucinazioni – quotidiane frutto della mente dell’uomo, che non riesce ad accettare la perdita e quindi ad andare avanti.

La forza del personaggio di Schiavone è proprio questa sua doppia natura, uno spirito tenero coperto da una maschera da burbero, che gli si attacca sempre di più addosso, esasperando da una stagione all’altra anche la scurrilità, con parolacce che non diventano solo un intercalare ma parte integrante di ogni dialogo, e che costituiscono solamente il sintomo di quello che sta succedendo all’interno dell’animo turbato e sconquassato del vicequestore.

Il nocciolo del successo della serie è proprio la costruzione del personaggio di Schiavone, che non è il tipico eroe senza macchia e senza peccato, ma è un uomo del popolo, con molti pregi e pure tanti difetti e a cui tutti possono sentirsi vicini. Un uomo che analizza gli eventi della vita di tutti i giorni selezionandoli attraverso la scala di valore delle rotture di coglioni, dal primo al decimo livello, e che fuma spinelli nascondendoli nel cassetto della sua scrivania. È colui che, da vero romano, resta attaccato fortemente alla capitale e fa fatica ad integrarsi in un luogo così diverso rispetto alla sua città natia, al punto da aggirarsi, tra freddo glaciale e neve, con giacche leggere e Clarks ai piedi, battendo i denti e bagnando ripetutamente le scarpe.

Schiavone è anche quell’uomo capace di mandare tutti a quel paese, ma poi occuparsi del ragazzino vicino di casa, quasi abbandonato dalla sua famiglia, e stare in pensiero per lui come fosse il figlio che non ha mai avuto. Oppure badare a quella cagnolina a cui è tanto legato e che lo segue in ogni dove – persino in commissariato – la sua Lupa, un “Saint-Rhémy-en-Ardennes”, inventando per lei l’appartenenza a tale razza “rarissima”.

In sostanza la personalità di Rocco Schiavone si barcamena costantemente da un estremo all’altro, tra odio e amore, tra bianco e nero, senza conoscere sfumature, e ovviamente questo suo carattere gli porta numerosi inconvenienti e più di sporadici scontri sul lavoro, soprattutto con i suoi superiori, ma gli garantisce un particolare ascendente sul pubblico ammaliato da una personalità così contradditoria.

Lo spettatore ama Schiavone come ama Montalbano, sebbene si tratti due figure quasi agli antipodi.
Arrufone e greve il primo, precisino e mite il secondo hanno entrambi una personalità forte e la capacità di utilizzare il proprio fascino sia in ambito lavorativo che sulle donne, ed infatti sia Camilleri che Manzini, e successivamente le produzioni televisive, dipingono i loro protagonisti come due latin lover dall’anima carismatica, che trovano punti di contatto nonostante le tante diversità.

Così come Montabano ha la sua routine, il suo caffè nel terrazzo vista mare, le sue nuotate mattutine o i suoi pranzi a base di pesce da Enzo, Schiavone ha il suo spinello fumato furtivamente, la già citata classificazione quotidiana degli eventi e la sua abitutine di schedare le persone al primo incontro e paragonarle a strani animali in base a somiglianze fisiche e comportamentali.

Consuetudini diverse dal primo al secondo, ma regimi che rendono Schiavone identificabile, che ci permettono in qualche modo di categorizzarlo al netto delle sue tante stravaganze caratteriali: anche questa è la forza, e in una certa maniera la base dello show, ciò che gli permette di funzionare. Perché non basta l’eccentricità e quella capacità di essere a tratti stronzo e in altri frangenti amorevole, anche in una serie televisiva o in un libro – come nella vita – serve quel pizzico di monotonia, piccole manie e abitudini che ci rendono autentici e che contruibiscono a creare la personalità, che tu sia meticoloso e placido e come Montalbano o scurrile e casinista come Schiavone.

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