Ispirato a “Truman”, arriva in sala il film diretto da Simone Spada

Domani è un altro giorno (dal 28 febbraio al cinema) diretto da Simone Spada e scritto da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, è un remake del film francese Truman, ed è la storia di due amici di sempre, Giuliano (Marco Giallini) e Tommaso (Valerio Mastandrea) il cui rapporto fraterno è giunto al momento più duro. Giuliano ha infatti scoperto di avere un cancro ai polmoni e il medico gli comunica che per lui non ci sono possibilità di guarigione, così Tommaso, che vive in Canada da diversi anni, supera la sua grande paura degli aerei e torna a Roma per stare qualche giorno col suo grande amico.

 

Da un bel po’ di tempo siamo ormai abituati ai ruoli drammatici di Valerio Mastandrea, che anzi parlando con noi, in sede di conferenza stampa, ci scherza su: “Da ragazzo c’è stato il periodo in cui interpretavo il giovane disagiato di periferia, poi sono passato al ruolo di padre, poi di padre 35enne alle prese coi problemi della famiglia e dei figli, e ora è il momento della malattia.” Diverso invece il discorso per Marco Giallini, poiché a differenza del compagno di merende, sebbene abbia anche recentemente partecipato a film di genere drammatico, come la pellicola Netflix Rimetti a noi i notri debiti o The Place di Genovese, è da sempre ben disposto a farci ridere o sorridere piuttosto che piangere. In realtà, nonostante il ruolo in questione, l’attore mantiene il suo lato burlone e irriverente, impreziosendo una storia tragica con sfumature comiche grazie anche ad un rapporto di estrema complicità con l’amico – anche nella vita – Mastandrea.

La forza di Domani è un altro giorno è proprio questa, ovvero la capacità di giocare sul filo dell’equilibro, raccontandoci il dramma della morte costruendo però un film sulla vita. I 100 minuti di proiezione sono un denso calderone in cui c’è spazio per tutto, a partire dai ricordi di gioventù dei due amici e della sorella di Giuliano, Paola (Anna Ferzetti), fino a toccare tantissime altre tematiche legate all’amore – inteso in senso universale – e all’abbandono.

domani è un altro giorno recensione

Di fronte ad una malattia terminale anche l’uomo più forte e coraggioso si trova costretto a convivere con la paura della morte, e per lui e chi gli è vicino c’è il terrore della separazione, di dover dire presto addio ad una persona importante e che ha sempre fatto parte della propria esistenza.
Parenti, amici ma soprattutto figli, ed allora Domani un altro giorno ci fa venire una stretta al cuore quando vediamo l’abbraccio tra padre e figlio, in cui Giallini alza l’asticella e ci fa emozionare come poche altre volte aveva fatto.

Persone dunque, ma anche animali, come il cane Pato, che per Giuliano è una sorta di secondo figlio e dal quale fa fatica a distaccarsi, soffrendo anche per lui all’idea di come potrebbe gestire il lutto e la conseguente mancanza del suo padrone.

Oltre a questo, agli aspetti drammatici ma toccanti dell’opera, il film di Spada lancia ulteriori spunti di riflessione, svelando l’altra faccia dell’essere umano, ovvero come disgrazie di questo tipo mettano in risalto anche i lati negativi di amici, familiari o colleghi, poiché sono tutti bravi a stare vicino al prossimo nella prosperità, mentre solo pochi restano nel momento del bisogno.

Ciò che conta, alla fine – dice Giuliano/Giallini – è l’amore, i rapporti umani…”. Niente di più, sebbene la vita frenetica di tutti i giorni ci lasci sempre meno spazio per le persone che amiamo e che meritano il nostro tempo e il nostro affetto, e solo quando siamo con le spalle al muro ci accorgiamo del loro valore, e di quello di tante piccole cose. Una lezione, quella del film di Spada e prima ancora dell’originale Truman, di certo abusata e utilizzata da milioni di script, ma che quando sfruttata nel modo adeguato, con la giusta storia e i giusti interpreti, riesce sempre ad abbattere le nostre protezioni e trapassare il nostro cuore come una lama.

domani è un altro giorno recensione

Forse Domani è un altro giorno – che ha come soundtrack la celebre canzone di Ornella Vanoni, qui cantata da Noemi – gioca sin troppo coi nostri sentimenti, trasmettendoci inevitabilmente un senso d’angoscia che ci pervade l’animo per un bel po’ anche dopo la visione, ma nel complesso merita più applausi che fischi grazie al costante bilanciamento tra sorrisi e lacrime, dato dalla propensione comica dei protagonisti, attori dalla battuta facile e che in tal senso danno il meglio nei momenti di improvvisazione, abilissimi nel rappresentare un rapporto di amicizia che perdura negli anni e dopo una breve impasse iniziale dettata dalla lontanza, si scioglie e ritrova pian piano la naturalezza di un tempo, amalgamandosi con il lato umano e drammatico della vicenda.

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