Ave, Astro Cesare!

Roma, anno 2770 dalla fondazione. L’Impero ha tenuto il sistema solare in relativa pace. Fino ad oggi“. Immaginatevi che uno degli imperi più longevi della storia, uno dei più importanti, sia dal punto di vista culturale che politico, il cui lascito millenario è ancora vivo nelle istituzioni statali di mezzo globo, sia sopravvissuto alle cause che hanno determinato la sua fine e abbia varcato i confini della Terra, raggiungendo altri pianeti del sistema solare e tenendoli uniti sotto il proprio ideale di pace. Non saltate troppo in là con la fantasia: l’impero di cui parliamo è quello di Roma, nato dal corpo statale la cui creazione coincide con la fondazione della città, il 753 a.C. (anno più, anno meno), e che, attraverso i vari periodi della sua storia, si è trasformato nella grande realtà sovranazionale capace di occupare il bacino del Mediteranneo, Europa, Asia Minore e Africa del Nord per svariati secoli, fino alla sua caduta. Ma visto che qui a Stay Nerd non facciamo lezioni di storia, senza contare che vita e miracoli dell’Urbe dovreste conoscerli bene, parliamo ora del motivo di questo lungo preambolo. Ci riferiamo a Space Anabasis, fumetto edito da Edizioni Segni d’Autore, che parte proprio dalla suggestione sopra annunciata: se l’Impero Romano fosse riuscito ad arrivare fino ai giorni nostri. Sorpresa: non se la passa mica male, almeno finché non inizia la nostra storia…

I Titani, coloni dell’omonima luna di Saturno, guidati dal loro comandante e leader, Odder Aker, si recano a Roma per discutere col Divo Cesare Caio Valerio Sereno. L’intenzione è quella di scongiurare una possibile guerra causata dalle loro richieste, giudicate eccessive e innattuabili dal Senato. Infatti, Aker e i suoi chiedono all’Impero di terraformare la loro casa, un pianeta ostile su cui è difficile vivere. L’Imperatore rifiuta, più per necessità che per volontà. Infatti, realizzare il desiderio dei Titani comporterebbe dei costi economici immensi, che rischierebbero di innescare una crisi dalle imprevedibili conseguenze in tutto il sistema solare. Nonostante Cesare sia incline ad una soluzione diplomatica della questione, Aker lo uccide, in un gesto di rabbia. In seguito, occupa il Senato con i suoi guerrieri e obbliga i senatori a nominarlo nuovo Imperatore. Lucio, il figlio di Sereno, è costretto a darsi alla fuga per evitare di finire nelle grinfie dei cospiratori. Per fortuna, in suo aiuto intervengono Yoshiro Sato, samurai amico del padre, e Fatima Claudia, giovane comandante della guardia pretoriana. I due uniranno le forze per portare al sicuro il principe, ai confini del sistema solare, al fine di proteggerlo dai nemici che sono sulle sue tracce.

È questo l’intrigante plot della saga ucronica e fantascientifica scritta da Francesco Vacca e disegnata da un team di giovani professionisti usciti quasi tutti dalla Scuola Romana dei Fumetti, che si sono spartiti i vari capitoli che compongono questo primo volume. Ragazzi come Alessandro Polelli e Arianna Consonni (disegni e colori del primo capitolo), Lorenzo Gubinelli e Valerio Alloro (secondo capitolo), Daniele Miano e Sara Giuntella (terzo capitolo), Francesca del Sere e Niccolò Tallarico (quarto capitolo) e Diana Mercolini (copertina). Una squadra composta da nomi ancora sconosciuti al grande pubblico, ma artisti già attivi all’interno del panorama italiano, con un paio di scalpi messi in mostra sul curriculum. Infatti, in questo loro lavoro mostrano l’andamento tipico di chi sta ancora affinando il proprio percorso professionale, alternando cose buone ad altre meno buone.

Partiamo dai pregi: come detto sopra, il soggetto dell’intera storia è interessante, non prevedibile e ha i presupposti per essere sviluppato al meglio e trasformarsi in una saga dall’ampio respiro narrativo. Non altrettanto valida, almeno per i primi capitoli (sempre restando in ambito testuale) è la gestione dei momenti della trama. La narrazione parte già in quarta, senza soffermarsi adeguatamente su degli aspetti cruciali tipo il rapporto tra Caio Valerio Sereno e il figlio, la vita della Roma futuristica, presentata un po’ troppo rapidamente e, soprattutto, la spiegazione di come l’Impero, a differenza dei giorni nostri, sia riuscito a sopravvivere. Tutti temi a cui vengono dedicate poche pagine e spiegazioni non esattamente soddisfacenti. Forse la mancanza di spazio e di tempo, oppure il bisogno di cominciare in medias res, ha condotto lo sceneggiatore ad optare per questa scelta. Il che è un peccato, perché un inizio più lento ma più costruito avrebbe giovato allo spessore del lavoro.

Per il resto, la trama si trasforma presto nel leit motiv del viaggio in modo abbastanza canonico, con i personaggi che interagiscono tra loro e mettono sul piatto i propri interessi e le proprie aspirazioni, niente di sorprendente o di innovativo, ma in modo ben strutturato e di sicuro non noioso. Stesso discorso vale per il comparto grafico. I disegnatori, supportati dai coloristi, cercano spesso soluzioni non banali sia di gabbia che di inquadrature, però si dimostrano non sempre all’altezza, alternando ottimi risultati ad altri purtroppo dimenticabili. In definitiva, si ha la sensazione che, per l’idea di partenza, si potrebbe fare molto meglio, ma, in fondo, per un progetto appena nato (e destinato a proseguire) è un peccato veniale, dato che si è sempre in tempo per migliorarsi in corsa.

Verdetto

Space Anabasis è un’interessante saga ucronica fantascientifica che vede un Impero Romano intergalattico arrivato a sottomettere il sistema solare. La storia di Lucio, erede al trono aiutato da Fatima Claudia e Yoshiro Sato, promette di essere un’avventura di crescita ed eroismo dove non mancheranno i colpi di scena e i momenti memorabili, sebbene, a questo primo stadio evolutivo, difetti ancora di qualche sfumatura per dare il giusto spessore al progetto. Ad maiora!

Elia Munaò
Elia Munaò, nato (ahilui) in un paesino sconosciuto della periferia fiorentina, scrive per indole e maledizione dall'età di dodici anni, ossia dal giorno in cui ha scoperto che le penne non servono solo per grattarsi il naso. Lettore consumato di Topolino dalla prima giovinezza, cresciuto a pane e Pikappa, si autoproclama letterato di professione in mancanza di qualcosa di redditizio. Coltiva il sogno di sfondare nel mondo della parola stampata, ma per ora si limita a quella della carta igienica. Assiduo frequentatore di beceri luoghi come librerie e fumetterie, prega ogni giorno le divinità olimpiche di arrivare a fine giornata senza combinare disastri. Dottore in Lettere Moderne senza poter effettuare delle vere visite a domicilio, ondeggia tra uno stato esistenziale e l'altro manco fosse il gatto di Schrödinger. NIENTE PANICO!