Faccia a faccia con gli eroi di casa Bonelli

DIDASCALIA: Milano, via Buonarroti. Sede della Sergio Bonelli Editore…

Se fosse un fumetto, è probabile che la didascalia della prima pagina introdurrebbe la storia con queste parole. Invece, che ci crediate o no, stiamo parlando di una serie televisiva. E con i personaggi della Bonelli. Dov’è il trucco, vi chiederete voi. Nessun trucco: gli eroi della SBE approdano, dopo tanti anni di onorato servizio nelle edicole del paese, in televisione. Era accaduto, escludendo i servizi di critica del fumetto, negli anni ’80, con un programma chiamato Tex & Company: creato in semi-animazione con tavole tratte dalle testate di punta del periodo, Tex, Zagor, Mister No, Ken Parker e il Comandante Mark. Gli episodi venivano realizzati montando in sequenze le vignette degli albi senza balloon e animate grazie al solo spostamento della telecamera, con tanto di colonna sonora arrangiata per l’occasione. Il progetto, a cui partecipò anche Giorgio Bonelli, fratello minore di Sergio, riscosse un discreto successo, ma fu prodotto un solo seguito, Tex & Company 2, purtroppo dalla breve vita e dalla poca fortuna. È poi accaduto nuovamente con gli orfani di Orfani, su Rai 4, sempre in motion comic.

Ma niente di tutto questo ha qualcosa a che vedere con The Editor is In.

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Annunciato all’ultimo Lucca Comics & Games e coprodotto dalla Sergio Bonelli Editore, Tiwi e Sky Arte, The Editor Is In  punta su un’idea stuzzicante quanto suggestiva: raccontare le movimentate vicende di un Editor alle prese con gli stessi personaggi delle testate. Già dal titolo si può intuire la componente fumettistica della serie, dato che richiama il celebre cartello “The Doctor is In” che Lucy appendeva al suo chiestro ogni volta che si preparava a psicanalizzare Charlie Brown. E infatti i 12 episodi, da 12 minuti ciascuno in onda ogni giovedì dal 28 aprile, partono come semplici colloqui di lavoro per trasformarsi in vere sedute di psicanalisi metanarrativa.

L’Editor, l’unico protagonista in carne e ossa i cui panni sono portati dall’attore Alex Cendron, si trova spesso a fare da consulente, amico e spalla a dei personaggi “disegnati” (le immagini che trovate qui spiegano meglio di tante parole) che non solo si muovono e parlano ma vivono una vera e propria crisi di identità. Nel primo episodio, ad esempio, Tex si lamenta del fatto che nella nuova sceneggiatura cade da cavallo troppe volte per un eroe del suo calibro e pretende di risultare ancora infallibile, come negli anni ’60. Al contrario, l’editore sta cercando di renderlo più umano, imperfetto, come il linguaggio del fumetto odierno richiederebbe. Oppure, nell’episodio che vedrà protagonista l’Indagatore dell’Incubo di Craven Road, Dylan Dog protesta per i cambiamenti portati alla sua serie dall’attuale curatore (Roberto Recchioni), soprattutto per il cellulare che ora è costretto ad usare, dato che ha sempre odiato i telefonini.

https://www.youtube.com/watch?v=e6GxJCur3Nw

Divertente, no? Ma non solo. Le questioni di cui sopra aprono una gigantesca parentesi sul problema dell’attualità. Chi ha ragione? L’Editor o il Personaggio? I due non fanno che incarnare le due fazioni di fan, in perenne “Civil War“, divise tra tradizione e innovazione. Cosa serve maggiormente al fumetto, e nello specifico al fumetto Bonelli? La tradizione paga una costante economica, ma l’innovazione è da sempre sintomo di vitalità editoriale (non l’unico sintomo, è vero, ma forse il più evidente). The Editor Is In vuole quindi far riflettere, oltre a divertire, sebbene il primo scopo richieda un’analisi leggermente più approfondita e una conoscenza meno “casual” del mondo dei fumetti. Fortuna che, nel peggiore dei casi, il divertimento è comunque aperto a tutti.

Insomma, si tratta di uno spassoso ibrido tra due media (in realtà, anche di più), un “dietro le quinte” che mette al centro più la redazione della SBE che i vari personaggi che si avvicendano tra una puntata e l’altra. Inoltre porta alla luce sottilmente, drammatizzandole (nel significato teatrale), questioni editoriali delicate e tuttora senza risposta. L’attenzione per i dettagli è massima e graditissima: l’ufficio, ad esempio, è stato riprodotto nei minimi dettagli e ricorda moltissimo quello di Sergio Bonelli, il grande uomo del fumetto nostrano scomparso nel 2011. Fuori dalla porta c’è perfino una Sala d’aspetto, dove capita che si incontrino eroi di testate diverse dando vita a degli improbabili Crossover, come l’incontro divertente e non privo di un certo imbarazzo tra Julia e Kit Carson, nel primo episodio. Del resto, non mancheranno dei cameo d’eccezione: Roberto Recchioni e Michele Masiero, editor “veri” che faranno una piccola intrusione (sebbene comunque interpretando dei ruoli). Ultimo ma non meno importante: gli episodi storici delle serie che vengono citati all’interno di ogni puntata vengono riportati tra i titoli di coda, casomai vi venisse voglia di recuperarli. Siamo fumettisti anche noi, vi capiamo.

Vi sembra abbastanza? No, perché parallelamente alla programmazione su Sky Arte sul sito dedicato andrà online anche “Trevor Thrill“, uno spin-off in 6 episodi in cui apparirà un personaggio inedito dotato di un sogno un po’ particolare.

In conclusione, beh, non resta molto altro da dire oltre a… Buona serie e buon fumetto a tutti!

Elia Munaò
Elia Munaò, nato (ahilui) in un paesino sconosciuto della periferia fiorentina, scrive per indole e maledizione dall'età di dodici anni, ossia dal giorno in cui ha scoperto che le penne non servono solo per grattarsi il naso. Lettore consumato di Topolino dalla prima giovinezza, cresciuto a pane e Pikappa, si autoproclama letterato di professione in mancanza di qualcosa di redditizio. Coltiva il sogno di sfondare nel mondo della parola stampata, ma per ora si limita a quella della carta igienica. Assiduo frequentatore di beceri luoghi come librerie e fumetterie, prega ogni giorno le divinità olimpiche di arrivare a fine giornata senza combinare disastri. Dottore in Lettere Moderne senza poter effettuare delle vere visite a domicilio, ondeggia tra uno stato esistenziale e l'altro manco fosse il gatto di Schrödinger. NIENTE PANICO!