Touhou si arricchisce di un nuovo capitolo che leviga e approfondisce ulteriormente la deriva picchiaduristica dell’infinita e multiforme serie giapponese

Se non conoscete Touhou Project non sentitevi troppo in colpa, si tratta di una serie estremamente di nicchia appartenente alla categoria dei Dojin Soft (gli indie games per i giapponesi, per intenderci), che affonda le sue radici nel lontano 1996 grazie al suo autore factotum che con lo pseudonimo di ZUN, si occupò di tutto, dal game design alla programmazione, passando dalla grafica fino alla composizione sonora.

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata e la serie si è sviluppata attraverso una caterva di progetti ufficiali, spin-off, manga anime e altre opere cross mediali che raccontavano vicende ambientate nell’universo di Touhou, ove maghe, sacerdotesse, spiriti yokai, divinità di vario tipo, tutte rigorosamente con le sembianze di fanciulle più o meno “kawai”, si incontrano e si scontrano all’interno della regione Gensokyo, area giapponese isolata dal resto del mondo grazie alla magia. Qui l’attività sovrannaturale è particolarmente presente e nell’area si muovono tutte le numerose protagoniste della serie che trova però da sempre nelle figure di Reimu e Marisa le sue portabandiera.

La serie si è sviluppata principalmente attraverso shoot’em up arcade facendo qualche brevissima incursione in altri genere tra cui i picchiaduro. E proprio su tale deriva trova la sua identità il capitolo 15.5 della saga Touhou di cui ci apprestiamo a parlare: Touhou: Antinomy of Common Flowers.

Le particolarità di questo picchiaduro sono sostanzialmente 2. La prima è il cast molto singolare di 19 combattenti che fanno tutte appello alla stessa matrice stilistica, quella delle maghette giapponesi. Tutte caratterizzate visivamente molto bene partendo da un immaginario che si ispira all’estetica del genere majokko, di cui ogni personaggio rappresenta una interpretazione unica. La seconda caratteristica è più squisitamente legata al sistema di gioco che mescola in maniera devo dire originale e non priva di spunti interessanti due mondi videoludici ben divisi tra loro: quello dello shoot ‘em up e quello dei picchiaduro. Il titolo di Twilight Frontier infatti mescola i due generi per creare un picchiaduro dalle caratteristiche peculiari. Gli scontri rigorosamente uno contro uno non sono basati tanto su combinazioni di colpi melee (sebbene non manchino) ma trovano invece la loro principale chiave di volta nello scambio di proiettili e attacchi a distanza di ogni tipo, da lanciare sempre con un occhio di riguardo alla barra dei punti Mana che ne permette l’esecuzione. Se a questo aggiungiamo che i combattimenti si svolgono a mezz’aria e oltre al “salto” classico verso l’alto è possibile eseguire le stesse manovre evasive sfruttando la parte bassa dello schermo, capite bene che nelle dinamiche dei combattimenti si intravede senza troppo sforzo una mobilità molto familiare a quella degli sparatutto arcade in 2D.

Eppure nonostante questo parliamo di un picchiaduro a tutti gli effetti, e anche piuttosto tecnico. Nonostante sia facile prendere confidenza con il moveset del personaggio scelto e con i tre attacchi principali previsti dal layout dei comandi (melee, proiettile e abilità speciale) vi accorgerete presto che esistono decine di meccaniche da imparare. Le mosse si eseguono senza complessi movimenti del pad ma non è affatto semplice considerare tutte le opzioni di attacco e difesa tra tech, counter, colpi caricati, cancel, e chi più ne ha più ne metta. Senza contare che si gioca in un team composto da 2 personaggi, un Master e uno Slave da alternare in modo tutt’altro che scontato. Quest’ultimo infatti è utile per ricaricare l’energia del Master quando è fuori schermo, ma allo stesso tempo non può accedere né all’incantesimo supremo né alla potentissima tecnica definitiva Last Word.

Touhou 15.5: Antinomy of common flowers – Un gioco dedicato (solo) ai fan

Nonostante sia chiaramente un gioco hardcore, giocato in maniera abbastanza spensierata e un po’ casual, Touhou risulta comunque godibile, in fondo il gioco è veloce e sparare di tutto all’avversario può essere gratificante a livello di spettacolo visivo, senza incartarsi in troppe questioni tecniche. Il punto è che chi “pretende” di sfruttare la profondità del gameplay senza conoscerlo, troverà diversi ostacoli sul suo cammino. Innanzitutto la natura pirotecnica dei personaggi lo rende un bel po’ confuso e poco leggibile fino a che non ci si abitua ai mille oggetti in movimento sullo schermo, ma la cosa davvero grave è che non esiste uno straccio di un tutorial che informa e istruisce il giocatore sulle mille regole e variabili del combat system o dei personaggi. Un vero peccato a dire il vero.

C’è molto da sapere e l’unico modo è rivolgersi alla rete. In questo Antinomy of Common Flowers infatti non nasconde affatto la sua natura elitaria. È un prodotto destinato ai fan della saga e praticamente solo a quelli. Non aiuta a capire le meccaniche dando per scontato che gli utenti abbiano già familiarità con i precedenti capitoli dello stesso tipo, né tantomeno introduce degnamente i personaggi nella modalità storia. Qui seguendo le mini campagne di una dozzina di coppie Master/Slave siamo catapultati in un mondo stravagante, bizzarro, in cui i rapporti tra i personaggi non sono facilmente interpretabili da chi non ha seguito il loro iter dall’inizio.

Parlando di storia, c’è da fare un appunto anche sul versante gameplay visto che gli scontri subiscono una modifica rispetto al 1vs1 classico. In single player infatti la dinamica del combattimento cambia un po’ per avvicinare ancora di più l’esperienza all’ibrido picchiaduro/shoot’em up. L’avversario infatti ha una barriera che lo protegge dai vostri colpi fino alla sua rottura e scaglia verso di voi ingenti quantità di proiettili innescando in qualche modo una vaga somiglianza con la meccanica del bullet hell e costringendovi ad approcciarvi al combattimento in maniera peculiare. Non c’è possibilità in questa modalità quindi di intraprendere combattimenti tra streghe che usano in modo equilibrato il loro moveset di base. Poco male però, perché per competizioni regolari tra le combattenti si può scegliere un altra modalità contro la CPU (ma senza storia) o il multiplayer locale. È presente anche quello online ma non ci è stato possibile provarlo al momento. Purtroppo temo che anche quando il gioco sarà disponibile per tutti, questo prodotto sia così di nicchia che risulterà difficile trovare contendenti umani. Ma mai dire mai…

A conti fatti, mentirei se dicessi che Touhou 15.5: Antinomy of Common Flowers è un titolo realizzato in maniera approssimativa. Tutt’altro. Si tratta di un gioco con molta cura in tutti i dettagli, da quelli relativi al game design, che sviluppano un gameplay molto profondo bilanciato ed intrigante, a quelli della splendida pixel art usata per disegnare ed animare in modo sempre diverso e minuzioso tutte le magiche eroine, fino all’accompagnamento sonoro, sempre frizzante e in linea con l’identità del brand.

Come detto precedentemente, il titolo pecca realmente solo nella quantità di contenuti e nella volontà di ignorare i neofiti della serie rinunciando a inserire un tutorial fatto bene e un glossario o una qualche sorta di galleria enciclopedica su tutto quello che è il background di Touhou. Dispiace se si pensa che la (parziale) localizzazione di questo capito sarebbe stata l’occasione buona per avvicinare nuovi giocatori alla serie. In ogni caso, Touhou 15.5: Antinomy of Common Flowers è un gioco simpatico e intrigante che anche solo per le sue caratteristiche peculiari, meriterebbe un minimo di atttenzione da parte di tutti gli amanti di picchiaduro e dei giochi arcade giapponesi con una spiccata vena stilistica retro.

Cresco e prospero tra pad di ogni tipo, forma e colore, cercando la mia strada. Ho studiato cinema all'università, e sono ormai immerso da diversi anni nel mondo della "critica dell'intrattenimento" a 360 gradi. Amo molto la compagnia di un buon film o fumetto. Stravedo per gli action e apprezzo particolarmente le produzioni nipponiche. Sogno spesso a occhi aperti, e come Godai (Maison Ikkoku), rischio cosi ogni giorno la vita in ridicoli incidenti!

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