Un rilancio è possibile?

True detective è stata una delle serie più dirompenti degli ultimi anni: quando uscì la prima stagione, nel 2014, le poche puntate di cui era composta vennero passate al setaccio da orde di appassionati, in un binge watching collettivo che consacrò gli autori e gli attori di questa serie nell’Olimpo del piccolo schermo.

In alcuni casi, come Woody Harrelson, questa serie servì solo a confermare il talento dell’attore in questione. In altri, come nel caso di Matthew McConaughey, è servita a dare ulteriore spinta alla cosiddetta “svolta impegnata” dell’attore statunitense che ha iniziato la sua carriera con ruoli principalmente nelle commedie romantiche.

La vera sorpresa di questa serie tra il noir e il poliziesco, però, fu l’autore Nic Pizzolatto, capace di tirare fuori una trama che ha tenuto incollati milioni di spettatori alla televisione, dei dialoghi fulminanti e un paio di personaggi più che memorabili.

Questo almeno per la prima stagione.

True Detective 3 - Poster

Ebbene sì, perché gli elementi che hanno composto il racconto – il mistero irrisolto, i diversi piani temporali, i personaggi tormentati, la scrittura eccezionale, i grandi attori del cast, la regia cinematografica – ne hanno decretato il suo successo planetario. Evidentemente gli showrunner erano convinti che riproporre le stesse caratteristiche cambiando solo qualche dettaglio fosse sufficiente a portare di nuovo i fan alle stelle.

Così non è stato, e le critiche arrivate alla seconda stagione sono ancora lì a dimostrarlo.

True detective 2 era un’ottima serie, attenzione: semplicemente, non era di rottura come la prima stagione. Alcuni hanno criticato l’ambientazione metropolitana, altri l’eccessivo numero di personaggi, altri ancora la trama troppo vicina ad altri show, altri, infine, la caduta di stile della scrittura di Pizzolatto.

Partiamo da quest’ultimo punto, per poi procedere a ritroso: Pizzolatto è stato comunque capace di tratteggiare una serie poliziesca da manuale, infilando intrighi, tradimenti, insidie e colpi di scena. La sua colpa, se così possiamo definirla, è stata avvicinarsi a qualcosa di già visto in termini di storytelling, ossia focalizzarsi su una speculazione edilizia che vedeva coinvolti politici, affaristi e malavitosi. Il vero quid mancante, però, quello su cui critica e fan erano concordi, riguardava la mancanza degli ampi spazi delle campagne paludose in cui si muovevano i detective Hart e Cohle, la perdita del mistero del re giallo e degli strani rituali collegati al serial killer.

True Detective - Fotogramma

Un ritorno alle origini?

La terza stagione, quindi, si apre – paradossalmente – senza sorprese, ma sorprendendo allo stesso tempo.

Le sorprese vanno nella direzione di ritrovare di nuovo gli scenari rurali così cari ai fan, stavolta quelli dell’altipiano degli Ozark, in Arkansas, che però nulla hanno da invidiare ai bayou della Louisiana in cui abbiamo imparato ad amare la prima parte di True Detective. Il ritorno agli sbalzi temporali è un’altra novità che cita le origini: ambientata in tre diversi periodi (gli anni ’80, gli anni ’90 e l’attualità), vedremo il mistero della scomparsa di due fratelli – snodo chiave della trama – svilupparsi e avvilupparsi nel tempo e nella mente, sempre più fragile, del protagonista.

La ventata d’aria fresca è proprio lui, il protagonista: Mahershala Alì in splendida forma. Reduce dalle fatiche di Spider-man: Into the Spider-Verse e Green Book, fresco vincitore dell’Oscar come Miglior attore non protagonista per Moonlight (film vincitore anche nella categoria Miglior film e Miglior sceneggiatura originale), Mahershala Alì è, in True Detective 3, il detective Wayne Hays. Ossessionato dal caso, già nella prima puntata la vediamo raccontare e poi vivere l’esperienza nel passato.

Il susseguirsi degli anni, le falle della memoria e la distorsione che il tempo provoca sui ricordi sono i veri protagonisti impliciti di questa prima puntata: pur solamente accennati, immaginiamo che i temi verranno ampiamente trattati nel corso degli otto episodi che compongono questa terza stagione, lasciando lo spettatore sempre sul filo della comprensione e del dubbio di quanto sia vero e di quanto sia frutto solo di un ricordo fallace.

Insieme al protagonista, in scena vedremo anche Stephen Dorff, nelle vesti di Roland West, un altro detective, e Carmen Ejogo, un’insegnante collegata ai due ragazzini, nel 1980.

True Detective 3 - Fotogramma 2

Verdetto

True Detective 3 parte tornando alle origini e dimostrando di nuovo la potenza narrativa di Nic Pizzolatto: grazie all’ambientazione rurale, al triplice passaggio temporale e al fitto mistero che aleggia sulla prima puntata, le premesse per sviluppare una stagione di grande successo ci sono tutte.

La grande performance del Premio Oscar Mahershala Alì – protagonista di tutte le tre linee temporali – è la ciliegina sulla torta che rende oltremodo piacevole e scorrevole questa puntata pilota. Il regista, Jeremy Saulnier, confeziona un prodotto di grande qualità, non facendo rimpiangere – almeno per l’incipit di questa serie, la grande prova di Cary Fukunaga, pluricitato regista della prima stagione. Va segnalato, per dovere di cronaca, che Saulnier, dopo aver chiuso la lavorazione delle prime due puntate, ha lasciato lo show – ufficialmente per problemi legati alle tempistiche di produzione richieste, ufficiosamente per dei conflitti insanabili con Pizzolatto.

In chiusura, se proprio vogliamo trovare un difetto a questo prologo, è quello di tornare troppo sui propri passi, citando e omaggiando la prima stagione di True Detective al punto tale da far pensare quasi a un ritorno nella comfort zone, evitando le digressioni in cui aveva abbondato la seconda stagione.
In ogni caso, True Detective si conferma come uno degli show più interessanti del panorama televisivo contemporaneo e siamo molto curiosi di scoprirne di più sul mistero che anima questa terza (e speriamo non ultima!) stagione.

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