Ogni cosa ha uno spirito e un perché.

Parliamo un po’ di Viola Giramondo, graphic novel della coppia Teresa RadiceStefano Turconi, sceneggiatrice e disegnatore, già da molto tempo collaboratori (oltre che nella vita) sotto il grande e accogliente tetto di casa Disney: è al loro genio che dobbiamo gioielli quali la saga di Pippo Reporter, o la parodia topesca de L’isola del Tesoro (che a breve sarà ristampata come Volume DeLuxe). Ebbene, per Tunué, e in particolare per la collana Tipitondi, destinata ai lettori più giovani, hanno confezionato questo gioioso e coloratissimo Viola Giramondo. Oggi possiamo godere anche del loro Porto Proibito, pubblicato da Bao, ma Viola è la loro opera prima e, sin dalla duplice dedica e dalla scelta della protagonista, non può che avere un significato tutto particolare.

Cerchiamo di scovarlo e capirlo per bene.

Img. Viola 1

Viola Giramondo è dedicato a due persone, agli antipodi nella grande esperienza che è la vita, e la protagonista, Viola Vermeer (“papà olandese, mamma francese… cittadina del mondo!“), porta il nome della figlia maggiore di Stefano e Teresa. È piuttosto pacifico dire, quindi, che quest’opera, pur essendo per tanti, è pensata e tratteggiata con la cura maniacale di chi fa un regalo importante a una persona amata. Viola Giramondo, più che storia, sembra essere un insegnamento con testi e disegni.

La storia è divisa in tre macro-sequenze, all’interno di ognuna delle quali accompagniamo il Cirque de la Lune, il circo girovago di cui Viola e la sua “famiglia allargata” fanno parte, in tre tappe sparse per il mondo, sul finire del 1800. Incontriamo, oltre alle variopinte personalità circensi, anche autori artistici di spicco, sotto forma di personaggi veri e propri (il pittore Henri de Toulouse-Lautrec, il compositore Antonìn Dvorak) oppure di citazioni letterarie che scandiscono la narrazione, dalla citazione più sottile alla didascalia più esplicita.

Img. Viola 2

Viola Giramondo, perciò, è un romanzo di formazione? Tecnicamente sì, anche se si ha l’impressione che sia maggiore la formazione del lettore, rispetto a quella della protagonista. Non che Viola Vermeer non cresca o maturi nel corso delle 126 pagine di storia, anzi, lo fa e in maniera enorme. Solo che la protagonista è tanto aperta al mondo e ai suoi valori più nascosti che le risulta facile apprendere ogni lezione con la gioia di un sorriso. È forse con tale speranza, che anche i giovani lettori di questo volume apprendano altrettanto e altrettanto facilmente, che gli autori ci raccontano questa storia. Le tematiche, pur nell’ambientazione del passato, rimangono attuali, profonde e delicate, e vengono trattate con un’incrollabile, appassionata e ottimista voglia di insegnare. Tanta che il testo, o ciò che viene detto, tende talvolta a sopraffare ciò che viene mostrato.

Questo, idealmente, in un fumetto non dovrebbe succedere, ma possiamo spiegarlo proprio con la quantità di emozioni e precetti che Teresa Radice e Stefano Turconi desiderano trasmettere con il proprio Viola Giramondo. Va anche detto che “l’azione”, nelle (poche) sequenze in cui prende il timone della storia (sottraendolo al “parlato”), è appassionante e bellissima, capace di insegnare quanto e più di tante parole.

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Veniamo all’aspetto grafico… In due parole? Bellissimo. Ineccepibile. Stefano Turconi ci regala un susseguirsi di personaggi, paesaggi ed emozioni, in colori pastello allegri qui e poetici lì, in un ritmo visivo delicato e sublime quanto quello di un’orchestra, che scalda occhi e cuore come un fiore che sboccia. Il difficile compito di accompagnare le parole di Teresa, spesso dall’alto livello di lirismo e significato, è sempre svolto da Stefano impeccabilmente, sempre sopra la media e senza sbavature.

Si nota, sia nei testi che nei disegni, la marcata sopravvivenza di un certo tratto “Disney”, tanto importante nelle carriere dei due autori, ma questo, badate bene, è vero nel migliore dei sensi possibili: lo stile risulta evoluto, indipendente e toccante a modo suo, cita e interpreta senza mai rubare, emoziona e diverte chiunque, insegna, a giovani e non, che è possibile trovare “un tesoro in ogni dove“.

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