Dove tutto è concesso

Quando il talento di Michael Crichton incontra il genio di Jonathan Nolan, il risultato è estro allo stato puro.

Basata – ma in minima parte, prendendone solo spunto – sul film Il mondo dei robot (1973), HBO e Sky Atlantic trasmettono a partire dalla notte del 3 ottobre la tanto attesa Westworld.

La serie è prodotta da JJ Abrams ma, come accennato, è scritta dalla straordinaria penna di Jonathan Nolan e della moglie Lisa Joy.

Il fantastico mondo in cui veniamo immediatamente catapultati è il seguente: un parco a tema, una sorta di Jurassic Park (a Crichton l’idea piaceva davvero molto, a quanto pare) ambientato nel West, in cui visitatori con le tasche piene di denaro potevano dar sfogo alle proprie emozioni e ai propri malcelati desideri, immergendosi in una realtà fatta di sparatorie, uccisioni, whisky e prostitute.
Gli androidi sono degli esseri perfettamente umanizzati, sia nelle sembianze che nel carattere, ognuno ha il proprio ruolo, il proprio background, ed è provvisto di una determinata I.A.

È l’incredibile realismo del parco e dei suoi abitanti a renderlo così popolato di visitatori, sempre più alla ricerca di piaceri.
Sin da subito emergono le prime differenze strutturali con l’opera di Crichton. Nonostante in diverse circostanze Nolan calchi la mano sulle bieche depravazioni del genere umano e sulla nostra indole animale, è chiaro dalle prime battute quanto il sapiente sceneggiatore voglia spostare il tiro sull’I.A. degli androidi, facendoci intuire che sarà questo il leitmotiv generale della serie.

Rispetto al più banale (Crichton ci perdonerà) metodo utilizzato nel film del ’73, in cui una sorta di virus informatico colpiva il sistema dei robot, qui emerge prepotentemente l’assoluto stile Nolan.
C’è qualcosa di ambiguo e inesplicabile negli “errori” non del tutto casuali che portano al cambiamento di personalità delle macchine umanoidi, e la connessione e gli accenni sottili alla figura del boss del parco, Ford, ovvero un magistrale Anthony Hopkins, sono inquietanti tanto quanto stimolo dell’irrefrenabile curiosità per lo spettatore.
La correlazione tra intelligenza artificiale e umanità è estremamente dickiana, in quanto Nolan (come ci aspettavamo) sa dare ai propri personaggi un’impronta che tocca l’apice del realismo, facendo fuoriuscire tutto il dramma della loro condizioni e della loro embrionale presa di coscienza.

All’inizio assistiamo ad una serie di sequenze tutte molto simili, differenziate però da sfumature in cui l’occhio clinico dello spettatore più attento saprà percepire il cambiamento umorale nelle espressioni dei protagonisti. In questo è eccezionale Evan Rachel Wood, tra i protagonisti della serie.
Non possiamo non spendere due parole pure su Ed Harris, villain rodato nonché visitatore del parco, il quale nasconde dei segreti che ancora non ci è dato conoscere, ma ci basta notare la sua ferocia per capire quanto sarà fondamentale il suo ruolo all’interno di Westworld, e quante sorprese ancora ci aspettano.

Cosa ci è piaciuto?

La sequela di elogi per Westworld parte indubbiamente dall’idea, che seppur ripresa dal mondo chrictoniano, Nolan sa fare sua e riesce a proporcela destando in noi una curiosità attanagliante.

L’intuizione di concentrarsi sull’aspetto umanoide, anziché su quello umano, come invece ci potevamo aspettare inizialmente signfica addentrarsi in un campo poco esplorato a livello cinematografico o televisivo, e che implica dei rischi che pochi registi e pochi sceneggiatori al mondo sono in grado di gestire. Siamo sicuri di poter affermare che J.Nolan, in tal senso, è una garanzia. La sua certosina cura del dettaglio non lascia nulla al caso, per cui restiamo in attesa di capire come proseguirà il cammino.

E poi, sarà un dettaglio, ma la sigla è davvero fantastica. HBO in questo sbaglia difficilmente.

Cosa non ci è piaciuto?

Non è difetto, anzi potrebbe essere persino un pregio, ma di sicuro i primi minuti del pilot ci hanno lasciato perplessi, non permettendoci immediatamente di capire cosa stesse accadendo, stordendoci con una serie di sequenze tutte (apparentemente) uguali in cui persino la distinzioni tra buoni e cattivi è risultata troppo contorta.

Continueremo a vederlo?

Nonostante tutto questo, siamo consapevoli che è ancora troppo presto per poter affermare che Westworld sia una “bella” serie TV, ma di sicuro ha catturato e guadagnato la nostra attenzione, e ci vorrebbe davvero qualcosa di  irreparabile perché riesca a perderla.
Intanto, il conto alla rovescia per il prossimo episodio è già partito.

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