Will Die Alone, sviluppato da Arianna Ravioli e pubblicato da Fantastico Studio, è un gioco interessante da giocare, ma entusiasmante da discutere

will die alone

apete cos’è il diritto all’oblio? Il principio per il quale ogni persona merita di non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore, e alla sua reputazione, la reiterata pubblicazione di una notizia, seppur in passato legittimamente divulgata. Il lessico che ho appena usato è preso dal gergo giurisprudenziale, che preferisco evitare: onore e reputazioni sono termini che descrivono il soggetto sempre in relazione a come viene percepito dalla società. Penso invece che il diritto all’oblio sia da inquadrare come la necessità di accettare che una persona che esiste nell’oggi è stata formata anche da errori e incidenti di ieri, e che questo non può precluderne la possibilità di cambiamento o miglioramento. Nell’era dei social network e del web, vero e proprio deposito collettivo di finte memorie (che però producono reazioni reali), questo diritto appare impossibile da esercitare: i dati che produciamo non ci appartengono. Will Die Alone, pubblicato da Fantastico Studio e realizzato da Arianna Ravioli, analizza questo e altri temi, in modo tanto rapido quanto efficace.

Will Die Alone racconta di Alex, una ragazza che viene “costretta” (all’inizio, non sappiamo bene come o perché) a lavorare per la DewittCorp, una compagnia il cui scopo è quello di rimuovere le memorie non volute dalla mente dei clienti. Migliaia, milioni di persone nel tempo si sono affidate alla Dewitt per liberarsi dei loro ricordi peggiori, per poter tornare a vivere una vita libere da paure, nostalgie e rancori. Purtroppo, alcuni “incidenti di percorso” hanno scatenato delle proteste, dato che alcune “liberazioni” di memoria hanno prodotto più problemi del previsto. In un contesto sociale al collasso, Alex si troverà a dover compiere scelte difficilissime sia come impiegata che, soprattutto, come cittadina.

Will Die Alone si muove fluidamente tra il distopico e il what if (impossibile non pensare a un tragico mix di Neuralink e Facebook riguardo alla Dewitt), riuscendo in poco tempo (circa 30 minuti per completare entrambi i “capitoli”) a inglobare nel suo racconto svariati temi tipici di questi generi. Il tutto senza mai dare risposte perentorie, ma dandoci anzi gli strumenti per intavolare un discorso (che sia nel sé o tra chi lo ha giocato) su cosa significhino nella società odierna memoria e colpa. Non solo: con il rapporto tra scelta e conseguenza, Ravioli riesce a far emergere la strutturalità dei problemi che spesso colpiscono i soggetti esaminati. La vita del singolo in difficoltà non si “risolve” rimuovendo una brutta esperienza, dato che quasi sempre quest’ultime sono dovute a limiti della classe d’appartenenza, o del contesto sociale e storico in cui si vive. Rimuovi pure il ricordo di quando sei stato picchiato per la prima volta: ciò non cambierà l’esito, calcolato dal terrificante algoritmo, della tua tragica vita.

Mentre tante esperienze dall’altissimo valore produttivo ci dicono di parlare di cyberpunk e distopie mentre ci danno come strumenti espressivi quasi solo uzi e pistole, Will Die Alone ci permette di compiere poche, calcolate scelte: quale di queste memorie dovrò eliminare? Quale di queste “risolverà” la vita del cliente? Anche i casi apparentemente più “banali”, come quello in cui ci viene chiesto di rimuovere il ricordo della serie tv preferita per poterla rivivere a pieno, servono per dire qualcosa di un pelo più sfumato sul ruolo della memoria e su come le esperienze formano la vera essenza di ciò che siamo. Infatti, una volta scelto di rimuovere il ricordo della serie (potrete scegliere anche altro, se siete così superbi da fare ciò che il cliente non chiede…), succederà semplicemente che il soggetto vivrà la serie in modo diverso, non appassionandosi come era accaduto durante la prima visione.

Ciò accade perché, come Will Die Alone mostra estremizzando le storture della contemporaneità, il nostro rapporto con la cultura non avviene mai in un vuoto, ma si struttura sommando contesti, messaggi e codici che possono enormemente cambiare di volta in volta. Non esiste un Io fisso e predeterminato, ma esistono tanti Io che si modellano fluidamente sulla base di tutte le esperienze e le memorie che abbiamo accumu… che siamo. Negare i dolori, le sconfitte e le perdite non risolve l’Io, ma lo nega: ciò che bisogna fare è trovare un modo per affrontarlo, che di certo non può essere la rimozione chirurgica di tali ricordi. La risposta della società odierna, e di quella di Will Die Alone, è di agire tecnologicamente sulla superfice dei problemi, limitandosi a posticipare o deviare un percorso che, senza cambiamenti strutturali e collettivi, non potrà che portare allo stesso risultato.

Avevo completamente “mancato” l’uscita di Will Die Alone, avvenuta nel 2021 alla fine del percorso formativo di Ravioli, culminato proprio con l’ideazione, produzione e pubblicazione del gioco. Dopo averlo giocato, ho cercato qualche articolo pubblicato in Italia, ma ho trovato solo riferimenti a un trafiletto su cartaceo (articolo di Matteo Lupetti su Il Manifesto, che non ho potuto vedere in quel periodo perché il giornale non arriva in Sicilia). Mi è dispiaciuto molto rendermi conto di non aver dato visibilità (seppur minima) a un progetto meritevole e persino italiano: non perché condividere la stessa nazionalità sia una qualche forma di virtù, ma perché simboleggia il riflesso della totale assenza di comunicazione tra settori che dovrebbero invece collaborare per dare voce e visibilità a ciò che fatica ad emergere, perché privo della spinta garantita da grandi apparati pubblicitari.

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E sì, segno anche del fatto che non so fare il mio lavoro, dato che è solo grazie all’algoritmo di Steam (e alla sua memorizzazione dei miei consumi) se Will Die Alone è spuntato sulla mia bacheca, e se sono qui a scriverne qualche ora dopo. Al contempo, ne sono quasi felice: adesso il gioco è approdato su Steam, e una sua “nuova vita” potrebbe dare forza ai futuri lavori di Ravioli, che attendo con interesse. Soprattutto, è bello a volte essere stupiti, sorpresi dalla pura casualità dell’incontro con qualcosa di inaspettato, di nuovo, di mai sentito, pronto e completo di fronte a te, senza mesi di tam tam martellante e campagne mediatiche che trasformano la pubblicità da paratesto a testo effettivo del prodotto finale. Will Die Alone è invece lì, che vi aspetta, pronto ad accogliere il vostro Io, a dialogarci e, chissà, finire per salutarne uno diverso, alla fine del percorso.

Appassionato di comunicazione e nuovi media, considera il videogioco uno strumento privilegiato per studiare la contemporaneità. Ama alla follia le esperienze atipiche e personali, ma non disdegna affatto qualche incursione tra le produzioni ad alto budget.