Cuore di lupo

Nel freddo della neve una vita lotta per la libertà, questo è Zanna Bianca, opera letteraria di Jack London che risale al lontano 1906 e che ha ispirato numerose trasposizioni cinematografiche.

Oggi, nel 2018, la commovente storia del cane col sangue di lupo è stata riproposta in un particolare lungometraggio animato in digitale per riproporre alle nuove generazioni una delle pietre miliari della letteratura contemporanea. Il film diretto da Alexandre Espigares è in gara al Filmfest di Hamburg e sarà disponibile nelle sale dall’11 ottobre.

Nonostante il design che segue tratti lievemente surreali, la storia spinge a puntare su un certo realismo. Prima caratteristica che si può apprezzare fin da subito è per esempio la scelta di non far parlare gli animali, anche la voce fuori campo – che Italia è quella di Toni Servillo – la quale narra in terza persona, facendoci conoscere i pensieri e le sensazioni di Zanna Bianca in pieno stile “letterario”.

Ciò che comunque salta subito all’occhio è la regia nei primi minuti di film. Troviamo inquadrature molto ravvicinate con una particolare attenzione ai rumori, quasi amplificati, proprio come se fossero percepiti da orecchie canine.

La struttura narrativa varia considerevolmente rispetto all’opera originale; partiamo infatti da una parte intermedia rispetto alla linea temporale del romanzo, per poi fare un lungo flashback fino alla chiusura del cerchio prima del terzo atto della storia. Sempre facendo dei paragoni con il romanzo di London, il film tende a scremare parecchie scene piuttosto forti o macabre, tuttavia è ben lontano dall’essere freddo, la carica emozionale è parecchio densa anche se forse alcune sequenze cruciali avrebbero necessitato di maggior pathos.

Parlando del nostro protagonista, il character design di Zanna Bianca risulta davvero azzeccato. Quando è cucciolo vien voglia di strapazzarlo di coccole, da grande ha un aspetto accattivante ma mai realmente minaccioso, forse fin troppo poco, ma ciò è giustificabile per guadagnare più facilmente la simpatia anche del pubblico più giovane.

A livello tecnico le animazioni dei movimenti sono visivamente fantastiche: l’incedere degli animali è davvero curato, lupi e cani si muovono in maniera sinuosa ed è proprio piacevole starli a guardare. Purtroppo non si può dire lo stesso dei volti degli umani, che risultano assai statici, quasi fossero delle bambole di legno. A regalare “umanità” c’è però il doppiaggio, indovinato nella scelta delle voci e ben curato nell’interpretazione (ovviamente si sta parlando del doppiaggio italiano).

Una nota di merito va decisamente alla colonna sonora che sa accompagnare bene le scene con elegante discrezione per poi emergere con un violoncello o un flauto, sottolineando al meglio l’intensità di un determinato momento. I temi delle melodie tendono a ripetersi e aiutano a raccordare bene la narrazione, suggerendo una certa circolarità degli eventi.

Come è già stato fatto notare, il film non segue testualmente la sua controparte cartacea, alterando – in maniera più o meno marcata – avvenimenti ed identità di alcuni personaggi, il che però si può ben accettare sempre per “modernizzare” l’impronta della storia, sebbene si sarebbe preferita un’impronta più marcata. Infatti, nonostante si noti una certa autorialità nella mano del regista, non sembra ottenere una vera e propria identità: non appena osa con una falsa soggettiva o un movimento più audace, provvede a fare subito marcia indietro. La stessa titubanza la si nota nella sceneggiatura, che sa emozionare ma mai tanto da colpire al cuore degli spettatori.

Il vero difetto del film appare infatti proprio la poca audacia: si lancia di prepotenza per poi perdere l’equilibrio a mezz’aria, regalando un esito decisamente accettabile ma mai eccelso. Un simile freno potrebbe esser mosso dalla paura di rovinare un buon lavoro, il che non è di certo un pensiero sbagliato, ma è solo il rischio che porta a un grande successo, un po’ come ci insegna il cucciolo di mezzo lupo che esce dalla tana sprezzante del pericolo.

zanna bianca

Verdetto

Il film di Zanna Bianca di Alexandre Espigares è un’opera emozionante, costruita con grazia e girata con amore. Se avesse osato di più con il pathos non avrebbe avuto nulla da invidiare ai lavori delle grandi produzioni. Resta comunque un’ottima visione anche, e soprattutto, per gli adulti.

 

Se vi interessa Zanna Bianca…

A questo punto vi consigliamo di recuperare il film Zanna Bianca del 1973 per la regia di Lucio Fulci. Se volete rimanere nell’ambito dell’animazione non si può non menzionare Balto, e restando invece negli stessi temi ma con animali diversi Spirit cavallo selvaggio è un must da tenere nella propria videoteca.
In ogni caso, se non l’avete mai fatto, dovreste leggere lopera letteraria di Jack London.

Zanna Bianca – Recensione
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