e molto ancora ci sarebbe da dire…

Tornato in tv con una nuova serie animata, e ripresa addirittura la pubblicazione in Giappone, Berserk è prepotentemente tornato alla nostra attenzione, complice quell’attesa che negli anni non si è mai stemperata e che ci porta ad attendere con fervore qualsiasi cosa relativa a Gatsu e compagni. Se riuscirà o meno il guerriero nero a vendicarsi di Grifis e della Mano di Dio non ci è ancora dato saperlo, ma abbiamo pensato che per ingannare l’attesa fosse il caso di dedicare all’opera di Miura un po’ di attenzione come solo Stay Nerd sa fare. Perché magari conoscerete tutti Berserk (o magari no) ma fidatevi,  del manga di Kentaro Miura si potrebbe parlare per ore, snocciolandolo in qualsiasi salsa, sia essa quella tecnica o narrativa, o magari teologica o storiografica. Noi abbiamo scelto una via facile, quella delle curiosità, che magari non saranno profondissime ma credetemi se vi dico, che c’è molto da scoprire su quella meravigliosa opera che è Berserk!

1 – La Saga di Guin

Ai giorni d’oggi si fa fatica a ricordalo, ma Guin Saga è stato a lungo uno dei più bei momenti del racconto fantasy nipponico, la cui popolarità è stata tale da generare una lunga serie di prodotti tra manga, anime, romanzi e quant’altro. Scritta dalla compianta Kaoru Kurimoto, Guin Saga è andato avanti dal 1979 al 2009 (anno della morte della Kurimoto) e raccontava delle avventure di un guerriero, Guin, la cui testa è quella di un leopardo. Incapace di ricordare alcunché del suo passato se non la parola “Aurra”, Guin finirà per aiutare una coppia di gemelli reali nella loro fuga dalle armate di Mongul che hanno fatto strage della loro famiglia. Guerriero formidabile e abile, Guin e le sue avventure furono l’ispirazione per Miura per la genesi di Berserk. Miura ha spesso dichiarato di essere un grande fan di Guin Saga e di aver letto dall’inizio alla fine l’intera opera, cominciando ad interessarsi ad essa sin dai tempi del liceo, ed utilizzandola come stimolo anche durante la scrittura della sua opera. Tra le altre matrici di ispirazione si ricordano anche Conan Il Barbaro (nella sua prima e più celebre versione cinematografica) e persino il cult di Richard Donner, con Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer, Ladyhawk.

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2 – Un manga “rabbioso”

Ma perché chiamarlo “Berserk”? Il termine di derivazione inglese indica uno stato di rabbia, di furia cieca e fuori controllo. Il termine, ormai sempre più presente nel linguaggio colloquiale, deriva da un gruppo di guerrieri della Scandinavia, i berserkir (anglicizzato in berserker). Un berserker era un guerriero che combatteva praticamente nudo, ferocissimo e capace di raggiungere uno stato di trance, la “berserksgangr”, durante la quale non sentiva più il dolore fisico, riuscendo a ignorare anche ferite piuttosto gravi sul campo di battaglia. Secondo alcune leggende questi guerrieri si trasformavano nel loro animale totemico in battaglia, l’orso, cosa da cui Miura ha sicuramente tratto ispirazione per quanto concerne la trasformazione ferale di Gatsu con indosso l’armatura del Berserk.

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3 – Il prototipo

Considerare Berserk un’opera fatta e finita è un errore nFon da poco. Prima di avviare la pubblicazione, Miura si destreggiò infatti in una storia autoconclusiva, palesemente messa su come versione prototipale del suo futuro capolavoro. Quella storia, non a caso, è oggi conosciuta con il nome di “Berserk Prototype” e fu originariamente pubblicata nel 1988 e preparata da Miura in occasione di un concorso indetto dalla casa editrice Hakusensha. Concorso che Miura vinse e che portò alla concezione dell’opera così come la conosciamo. A ben vedere, per quanto possa risultare diverso, in Prototype ci sono effettivamente tutte le tematiche basilari di Berserk così come lo conosciamo. Per quanto il tratto sia acerbo è infatti già presente Gatsu, qui Guts, ed anche punti salienti come il braccio di ferro, il marchio (qui consacrato all’oscuro dio Varna), o le trasformazioni mostruose di quelli che diventeranno poi gli “Apostoli” sono già qui. Certo mancano Caska e Grifis ma alcuni “indizi” sul futuro di Berserk ci sono tutti. Nella storia ad esempio compare la piccola Frika, motore per le azioni del protagonista che, nonostante il suo carattere schivo, deciderà poi di salvarla dalle grinfie del Conte Vlad. Orbene è evidente che proprio in Frika si nasconde parte del futuro Grifis, nonostante il cambio di sesso i personaggi sono infatti molto simili ed anche dal punto di vista caratteriale sembrano affidarsi al protagonista in modo spontaneo e naturale. Congetture mai confermate da Miura, ma a riguardare Prototype oggi ci sembrano concetti particolarmente evidenti.

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4 – Da Doré a Go Nagai

Se per l’idea di un racconto fantasy Miura si ispira a Guin Saga, per quello che è lo sviluppo dell’iconografia del suo manga l’autore compie una lunga ricerca artistica tra quelle che sono le opere più disturbanti della pittura europea. Come Go Nagai si ispira dunque ai dipinti di Gustave Dorè che, specie nelle sue illustrazioni per la Divina Commedia di Dante, offrì al mondo la sua personalissima e contorta visione dell’Inferno e relative creature, così Miura si ispira ad entrambi per gettare le basi dell’oscuro mondo di Berserk. Non solo, in particolare verso Go Nagai, Miura non ha mai fatto mistero di aver preso l’autore e grandissimo mangaka come particolare fonte di ispirazione. Proprio con Devilman, infatti, si possono riscontrare numerosi punti d’unione, non solo per le tematiche, che si concentrano sugli abissi dell’animo umano, ma anche per i personaggi. Il dualismo presente in Devilman, tra Akira e Ryo (ovvero Amon e Satana), ricorda moltissimo quello tra Gatsu e Grifis. Tanto oscuri, rudi e ferali i primi, quanto più luminosi, gentili e conciliatori, almeno in apparenza, i secondi. Anche nell’aspetto fisico, i due protagonisti mostrano alcune somiglianze, così come nel percorso che Akira e Gatsu devono percorrere per riuscire a sconfiggere il proprio nemico, responsabile in entrambi i casi della perdita (emotiva per Gatsu, fisica per Akira) della donna amata. Come se non bastasse, per alcuni momenti – specie quelli con protagonista la Mano di Dio – le architetture ripescano a piene mani dalle illustrazioni di Escher, proponendo costruzioni capovolte, dedaliche e prive di logica. Di recente l’autore si è ancor più raffinato nella sua ricerca pittorica, lasciandosi influenzare dalle stravaganti opere di Bosch, le cui creature sono state spesso di ispirazione per le più recenti tavole, tanto che in alcune di esse, Miura ha persino riproposto la sua personalissima (e “berserkiana”) versione de “l’uomo albero” famosa figura centrale del pannello destro del “Trittico del Giardino delle delizie”.

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5 – Dreaming Go Nagai

Sempre parlando di Go Nagai, altra caratteristica in comune tra i due autori sono le fonti d’ispirazione letterarie e visive. Se in Nagai i rimandi alla religione cristiana e all’ebraismo sono espliciti e parte integrante del racconto, in Miura vengono filtrati da un lavoro sapiente mitopoietico. L’intero operato di Grifis, in seguito a quella che potremmo definire la sua terza rinascita, quella in cui appare al mondo come una sorta di messia, ricalca in maniera molto forte l’Apocalisse di San Giovanni, con tanto di duello finale tra un essere di luce (Grifis e la Donna Vestita di Sole) e un mostro oscuro (il Drago dell’Apocalisse e l’imperatore Ganishuka) cui fa seguito la fondazione di una città sovrannaturale (Falconia e la Gerusalemme Celeste). Altro riferimento, ancor più esplicito all’Apocalisse, è il fatto che Grifis rappresenti a tutti gli effetti sia un anticristo che un falso profeta, a cui gli esseri umani si rivolgono in un momento di forte crisi venendo ingannati.

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6 – Rising hell

Ultima e fondamentale ispirazione per l’autore è stato poi il lavoro di Clive Barker, tra i padri dell’horror moderno ed autore del popolarissimo ciclo di Hellraiser che, in particolare, ha dato Berserk l’idea per molti concetti fondamentali del suo mondo e della sua cosmogonia. La Mano di Dio è infatti evidentemente ispirata ai “cenobiti” ossia la cerchia di elevate creature infernali i cui scopi sono oscuri e di cui fa parte il celebre “Pinhead”, villain dei film Hellraiser e monstrum per antonomasia insieme ad altri campioni dell’horror di fine anni ’80. I Cenobiti, che dagli uomini vengono definiti sia angeli che demoni, vivono in una dimensione che si nasconde tra le realtà, e possono essere evocati solo per mezzo di un oggetto, il Cubo di LeMerchant, una scatola rompicapo la cui soluzione comporta l’evocazione del gruppo. Rivestiti in pelle che pare intersecarsi con le loro stesse carni, i Cenobiti hanno motivazioni che non sono comprensibili agli uomini, e pur avendo un’indole malvagia sono intelligenti e macchinatori, tali da non disegnare patti e accordi per scopi di  ludibrio o moralità. E così essi sono stati l’ispirazione caratterizzante del gruppo della mano di Dio. Dal punto di vista estetico Miura ha ripreso lo stile del vestiario, così come la loro morale è indefinibile e incerta, tale che anche essi, come i Cenobiti, vengono definiti sia demoni che angeli. Persino il metodo di richiamo è ispirato al racconto di Barker, tanto che il Bejelit (il misterioso “uovo” capace di invocare la mano e i suoi apostoli) altro non è che la versione miuriana del succitato Cubo di LeMerchant.

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7 – Il Guerriero Nero e quello bianco

Parlando dei personaggi in sé. Per quanto riguarda Gatsu, la sua gigantesca spada e il cannone innestato nel braccio furono scelte fortemente volute da Miura per rendere iconico il personaggio di Gatsu, temendo che un cavaliere nero con un occhio solo fosse banale. Inizialmente al posto del cannone doveva esserci una balestra (idea che non fu poi scartata), ma il mangaka optò per l’utilizzo di armi da fuoco nella sua storia perché si discostavano fortemente dai canoni del genere fantasy allora in voga. Il personaggio di Grifis, prima condottiero, poi demone e infine falso profeta del genere umano, nasce da una semplice domanda che Miura si pose nella creazione delle prime pagine del manga. Se Gatsu è arrabbiato, per cosa è arrabbiato? L’idea iniziale, sviluppata in Berserk Prototype, era quella che la morte della madre fosse stata causata dagli Apostoli, ma quando Berserk prese il via questa soluzione non parve più adatta al nuovo personaggio di Gatsu. L’idea successiva fu quella che, nonostante il suo cinismo, Gatsu fosse un uomo fortemente convinto del valore dell’amicizia, e che proprio un’amicizia tradita (e dire tradita in questo caso è un eufemismo) fosse alla base della sua vendetta.

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8 – Millennium Falcon

Sempre in tema di ispirazioni, un po’ di tempo fa Miura diede notizie in merito a quello che fu il concept della celeberrima “Squadra dei Falchi”, ossia il gruppo di mercenari comandato da Grifis di cui Gatsu farà parte per un po’. Orbene pare che la squadra prenda il suo nome nientemeno che dal Millennium Falcon di Guerre Stellari, saga di cui l’autore e fan ed in cui il Falcon è, a suo dire , un esempio di magnificenza e grandezza. E così nonostante in alcune parti del mondo non venga usato il termine “falcon” ma il più corretto “hawk”, nel resto del mondo è stato mantenuto il temine “falcon” anche per alcune terminologie derivate all’interno dell’opera come “Falconia”, ossia il mondo utopico che verrà sulla Terra quando giungerà il messia, o il termine “Falco Millenario” che proprio al messia si riferisce. Per quanto concerne invece l’idea di creare una squadra di mercenari che fossero anche amici, Miura ha rivelato che l’ispirazione gli è arrivata dai suoi amici del liceo, con il quale è sempre stato molto legato.

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9 – Definire gli angeli

Come avrete capito, le influenze che hanno portato alla creazione di Berserk sono molteplici. In particolare quel che concerne i personaggi de La Mano di Dio, è però possibile rintracciare alcune delle passioni che l’autore ha trasfuso nella sua opera. Void (o Boid a seconda dell’adattamento), ad esempio è tra i personaggi che più apertamente richiamano al già citato ciclo di Hellraiser, essendo costruito tramite la fusione di alcune caratteristiche dei cenobiti originali tra cui lo stesso Pinhead e Chatterer.

Conrad e Urbik (o più correttamente Ubik) sono invece basati sul cenobita Butterball di cui ognuno dei due riprende una caratteristica fisica. Entrambi sono inoltre un tributo alla grande letteratura fantascientifica (che insieme all’horror è una delle grande passioni di Miura) rispettivamente il primo riporta il nome del protagonista di “Io, l’immortale”, il primo e forse più famoso romanzo di Roger Zelazny. Mentre il secondo si rifà, anche per poteri (basati su illusioni e confusione mentale) al celebre ed omonimo romanzo “Ubik” di Philip K. Dick. Slan, invece, è l’unica donna del gruppo e si rifà in parte al personaggio di Angelique, meglio nota come “La Principessa del Labirinto” sempre della serie Hellraiser. Anche qui la citazione fantascientifica è forte in quanto il suo nome rimanda al titolo del romanzo “Slan”, da noi “Il Segreto degli Slan”, del celebre padre della fantascienza Alfred Elton van Vogt. In conclusione, per quanto riguarda Phemt, le ispirazioni su di esso sono ancor oggi un mistero, ma è impossibile non notale la somiglianza tra la sua testa/casco e il casco indossato da Il Fantasma nel film del 1974, cult movie di Brian de Palma, “Il fantasma del palcoscenico”.

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10 – Inspiring Soul(s)

Ovviamente avendo alle spalle anni di pubblicazione ed essendo una delle più influenti opere in territorio nipponico, non deve meravigliarci che Berserk sia stato d’ispirazione a sua volta per moltissimi autori. Difficile rintracciare una linea precisa tra le opere che sono state influenzate da Berserk ma possiamo tranquillamente dire che la più celebre è sicuramente la serie di videogame Dark Souls, che sin dal suo primo episodio conta al suo interno un considerevole numero di citazioni all’opera di Miura, con tanto di alcuni personaggi palesemente modellati pensando ai personaggi di Berserk come il celebre Artorias, la cui armatura (ed addirittura artwork di presentazione) si rifanno palesemente a Gatsu, quando questi indossa la sua “armatura del Berserk”.

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9 – Rinascimento?

Nonostante Miura abbia spesso detto di non aver mai avuto intenzione di collocare, anche solo ipoteticamente, la storia della sua opera nella reale cronologia storiografica, un’attenta analisi può facilmente rivelare quali potrebbero essere i secoli di riferimento dell’autore per creare il canone storico della sua opera. Basandosi evidentemente su di un indefinito periodo tardo medievale, facendo in realtà attenzione alle bardature, alle armature, e su alcune delle tattiche militari e sugli armamenti, sembrerebbe che il periodo a cui l’opera fa riferimento è quello relativo alla celebre Guerra dei Cent’anni che si combatté tra Francia e Inghilterra. Berserk, in pratica, fa riferimento al mondo europeo così come poteva apparire tra il 1300 e il 1500. Ciò è evidente specie nelle armature che si rifanno al periodo (molti soldati hanno, ad esempio, elmi a becco di passero, come costume per l’epoca), ma anche grazie alla curiosa volontà di Miura di progettare alcune tavole secondo il gusto di certe pitture rinascimentali, in una forma di disegno a metà tra citazionistico e allegorico.

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10 – Studiando la storia

E visto che abbiamo parlato di ricerca storica. Miura ha affermato di aver studiato la storia delle compagnie mercenarie europee del basso medioevo e della prima età moderna per realizzare Berserk. In effetti sia Gatsu che Grifis hanno caratteristiche che ricordano molto da vicino due personaggi storici al comando di soldati. Il primo ha alcuni tratti in comune con il condottiero e pirata frisone Pier Gerlofs Donia, guerriero brutale e corpulento che brandiva uno spadone estremamente pesante (c’è chi afferma pesasse 130 kg!), divenuto un fuorilegge e un eroe popolare nel corso della sua vendetta per la morte della famiglia e la perdita delle sue proprietà. Altra fonte d’ispirazione per Gatsu potrebbe essere stata Gottfried “Götz” von Berlichingen, un cavaliere tedesco che era solito combattere con una protesi di ferro per sostituire il braccio perso durante l’assedio di Landshut, ma in questo caso Miura ha affermato che si tratta solo di una coincidenza. Il personaggio di Grifis potrebbe essere liberamente ispirato a John Hawkwood, meglio noto in Italia come Giovanni l’Acuto, comandante della Bianca Compagnia del Falco, che dalle umili origini come conciatore di pelli riuscì a conquistarsi una posizione importante nella Firenze del XIV. Il suo corpo riposa oggi nella Basilica di Santa Croce.

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11 – Il capitolo perduto

Ok questa non è proprio un mistero. Originariamente previsto all’interno del tredicesimo volume, il capitolo 83 è l’unico capitolo disegnato dall’autore a non essere incluso nel canone delle pubblicazioni della serie. Il motivo è semplice: Miura disegnò questa storia ma poi, a causa delle sue implicazioni narrative, chiese espressamente che non fosse inclusa, in quanto preannunciava troppi dettagli sulla trama che l’autore avrebbe voluto mostrare solo dopo. Questo perché il capitolo 83 contiene informazioni a dir poco fondamentali sulla cosmogonia di Berserk, specie perché si tratta di un momento in cui Grifis incontra il “Dio degli Abissi” prima di trasformarsi in Phemt. Il Dio degli Abissi o, “Matrice del Male” è in pratica la divinità malvagia per eccellenza, artefice della Mano di Dio. Il male assoluto, rappresentato da un contorto cuore nero sospeso nel vuoto. Diverse sono le possibilità che quest’idea del dio resti poi definitiva in quanto, curiosamente, il Dio degli Abissi è l’unico personaggio che Miura si rifiuta di disegnare e qualunque immagine ad esso connesso non è stata ristampata in alcuna collezione, artwork o simili per espressa richiesta dell’autore. Peccato solo che, nonostante tutto, il capitolo 83 sia stato spesso pubblicato nelle varie edizioni di Berserk in giro per il mondo, pur se considerato a metà strada tra il canonico e il non.

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12 – Questioni di lingua

Nel corso degli anni Berserk ha ricevuto un trattamento diverso in base a quello che è stato l’adattamento offerto ai lettori. La differenza più evidente è quella che c’è tra l’edizione giapponese e quella italiana. Nell’originale, infatti, Gatsu in seguito all’Eclissi perde il braccio destro e l’occhio sinistro. Il problema fu imputabile proprio alla prima edizione italiana del manga, arrivata nel nostro paese quando la cultura manga non era ancora diffusa e, di conseguenza, ci cercò di adattare i volumi anche in termini di lettura. Per questo motivo le pagine furono specchiate per simmetria assiale, rendendo i volumi leggibili non come gli originali (da destra a sinistra) ma secondo il canone europeo (da sinistra a destra). Specchiando le immagini ne venne che qualunque oggetto asimmetrico (come per l’appunto l’occhio orbo di Gatsu, il suo braccio metallico, o anche il marchio sul suo collo) venne reso all’opposto della sua versione originale. Anche dettagli come la tecnica di impugnatura della lama di alcuni personaggi subì questo involontario trattamento, tant’è che sia Gatsu, che Grifis, che Serpico, in queste edizioni (Berserk Collection e seguente “Serie Nera”) sono mancini. L’errore fu arginato poi con la terza uscita, la nostrana “Maximum” che oltre a presentare le tavole della medesima grandezza di quella nipponiche, ha anche risolto questo particolare problema di adattamento.

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13 – Ma come ti chiami?!

E visto che abbiamo parlato di adattamento… il nome del protagonista di Berserk e, in minor misura, di quello del suo compagno/antagonista (Grifis/Griffith) sono da sempre al centro di un ciclone, specie nel nostro paese, dove l’adattamento del manga (e soprattutto quello della prima serie anime) è stato spesso criticato per le scelte effettuate in termini di resa tecnica e traduzione. Orbene il nome originale del protagonista sarebbe “Gattsu” (ガッツ?), mentre l’antagonista suonerebbe come “Gurifisu” (グリフィス?). Dunque volendo traslitterare al meglio i katakana utilizzati per i nomi nipponici, allineandoli ad una pronuncia presumibilmente anglofona, nella stragrande maggioranza del mondo i nomi sono stati tradotti in Guts (e più raramente in Gaz) e Griffith, dando al primo l’assonanza con la parola inglese “interiora” ed al secondo un conclusivo “th” onde fortificare “l’inglesizzazione” dei nomi, più che altro aderente all’evidente ispirazione europea delle storie. In Italia si è invece deciso di mantenere la migliore aderenza possibile ai nomi originali, rendendoli quindi come Gatsu e Grifis in quello che è comunque un adattamento molto aderente ed apprezzato. Quella del nome del protagonista è comunque una vecchia chimera della serie, tanto che l’alternanza Gattsu, Guts, Gaz si mantiene senza logica apparente anche in diverse opere ufficiali giapponesi.

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14 – Come un gatto selvatico

A proposito di Gatsu, il suo nome fu scelto per la durezza del suono, vagamente germanica, ritenuta adatta a un manga fantasy con tematiche adulte. In un’intervista di metà anni novanta, Miura disse di aver scoperto poco dopo la pubblicazione dei primi capitoli del manga che in giapponese il nome si pronunciava in maniera molto simile a un sostantivo tedesco, ovvero… gatto! Con una buona dose di spirito Miura la prese a ridere, sostenendo che il nome fosse perfetto per il personaggio, il cui carattere ricordava quello di un gatto selvatico.

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15 – Il vero Gatsu

Incredibile a dirsi, storicamente è esistito un guerriero con un braccio prostatico in metallo, ed il cui nome ricorda vagamente quello del protagonista di Berserk. Si tratta di Götz von Berlichingen, noto anche come Gottfried von Berlichingen, un cavaliere tedesco reso famoso da Goethe, che scrisse una tragedia basata sulla sua vita. Ebbene von Berlichingen aveva davvero un braccio di ferro che gli fu impiantato a seguito della perdita dell’arto originale durante la battaglia di Berlichingen nel 1508, quando lui e la sua compagnia combatterono per Alberto IV, Duca di Baviera. Il braccio, tra le altre cose, è ancora in circolazione e potete ammirarlo nel museo del castello di Jagsthausen vicino Stoccarda. Miura si sorprese nello scoprire la cosa e quando gli fu presentata disse di non averne mai sentita parlare pur restando, ovviamente, molto affascinato.

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16 – Miura il guerriero

Ok questa non c’entra con Berserk in sé ma è una curiosità che riguarda il suo autore. Non tutti infatti sanno che oltre ad aver creato Berserk, Miura è stato anche arrtefice di alcuni ottimo one shot, relativi a storie auto conclusive la cui ultima, Gigantomachia, è stata pubblicata di recente anche in Italia. Orbene la sua opera “minore” più celebre resta comunque “Il Re Lupo” (1989), a cui diede anche un seguito nel 1990 intitolato “La Leggenda del Re Lupo”. La storia racconta di Iba, uno storiografo giapponese esperto di Kendo che nel corso delle sue peripezie per la Cina del 1200 avrà occasione di conoscere e incontrare Gengis Khan. Ora al di la della bontà del racconto in sé (non eccezionale ma comunque molto godibile), la cosa curiosa è che il manga e relativo sequel furono disegnati da Miura ma su storie di un altro fondamentale autore della cultura manga, Yoshiyuki Okamura, in arte Buronson, padre insieme a Testuo Hara di Hokuto No Ken (Ken il Guerriero).

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17 – Rabbia notturna

Tra le varie bizzarrie del mangaka ci sono gli orari di lavoro. Miura ha affermato che la sua giornata di lavoro tipo termina a mezzogiorno, ma che inizia alle sette di sera! In pratica tutto Berserk è stato scritto e realizzato nelle ore notturne! Nel miglior periodo della sua carriera disegnava sei tavole al giorno, perdendosi poi nell’inchiostrazione, che andava molto più a rilento, ed era scandito da un’alternanza di caffè e tè dettata dallo stomaco. Dopo litri di caffeina infatti, il corpo si ribellava causandogli dolori, e passava così alla teina.

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A cura di Raffaele Giasi e Federico Galdi

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