Gatsu torna in tv… dopo 20 anni!

Sono passati quasi vent’anni dalla pubblicazione della prima, bellissima, serie animata dedicata a Berserk, il capolavoro di Kentaro Miura ancora in corso di pubblicazione ed il cui primo volume risale ormai al lontanissimo 1989. Berserk è considerato, e non senza meriti, una delle letture fondamentali del panorama manga, ed ha conquistato il suo successo grazie ad una brillante commistione di generi che, partendo dal più cupo medieval fantasy, ha occasionalmente visto le influenze del racconto epico e delle più diverse favole del folklore europeo, il tutto trasfuso da tematiche adulte e sfaccettate come il concetto di destino, il karma, ma anche la religione e il proselitismo. Con queste premesse si può facilmente intuire come mai l’attesa per l’uscita fosse così alta. Il primo episodio, trasmesso ufficialmente il primo Luglio, sarà infatti l’avvio di uno nuovo corso animato che, per ora, conterà 24 episodi e che, visto il grande clamore che la serie sta riscontrando in questi mesi (complice il riavvio delle pubblicazioni), siamo certi non si esaurirà. Ma allora com’è questo nuovo anime dedicato a Berserk? Altalenante, questo è indubbio, ma scopriamo insieme il perché.

Ambientato nell’immaginario paese delle Midlands, Berserk è un racconto dark fantasy molto cupo, in cui elementi come l’aborto, l’omicidio, lo stupro sono all’ordine del giorno. La crudezza del manga, in effetti, è stata una delle sue fortune e c’è da dire che essa non è mai stata al servizio del puro piacere del gore (seppure i livelli siano così alti da toccare di frequente l’horror puro) ma è invece sempre stata una delle sue tematiche fondamentali, facendo sì che la violenza procedesse di pari passo con la trama, sicché anche quelle che possono essere considerate esagerazioni diventano una componente narrativa fondamentale e, in quest’ottica, sensata. La storia è quella di Gatsu (o Guts, secondo il canone anglofono) un orfano cresciuto sui campi di battaglia e diventato un guerriero formidabile.

Gatsu, nel corso del suo peregrinare, non si legherà mai veramente con qualcuno se non con Grifis (Griffith), carismatico leader di un gruppo di mercenari, la Squadra dei Falchi, e formidabile spadaccino. I destini di Gatsu e Grifis si vanno intrecciando capitolo dopo capitolo, mentre nel cuore del protagonista si fa spazio per un sentimento nuovo e del tutto inatteso, quello dell’amore per il braccio destro di Grifis, la bella e decisa Caska, che però è da sempre innamorata del suo comandante. Ma l’abbandono di Gatsu della squadra, la delusione di Grifis, e la divisione del cuore di Caska porteranno ad un’incredibile frattura che provocherà infine la morte di gran parte della squadra, marchiando indelebilmente Gatsu e Caska nel corpo e nell’anima e trasformando Grifis (causa della strage) in un vero e proprio messia del male.

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Quella che vi abbiamo appena raccontato è, in soldoni, la prima parte del manga di Berserk, nonché la storia riportata brillantemente sia dalla prima serie animata che dai tre film arrivati al cinema (persino nel nostro paese), che ripercorrono più che degnamente l’ascesa e la caduta dei Falchi inquadrando quello che è certamente uno dei migliori momenti dell’opera, ed anche uno dei più noti. Orbene archiviato quest’arco narrativo, la nuova serie riparte proprio dalle conseguenze del “tradimento” di Grifis e dalla ricerca di vendetta da parte di Gatsu. La scelta è intelligente ma anche un po’ assurda. Il punto è che la cosiddetta “Saga dei Falchi” è quanto di più noto esista relativo a Berserk essendo stata trattata sia nell’anime originale, che nei tre film degli ultimi anni, che in ogni altra opera collaterale. Riproporre la storia partendo di nuovo da questo momento sarebbe stato pertanto ridondante e ripetitivo, ed è triste constatare come ci siano voluti 20 anni perché chi di dovere capisse che era il caso di raccontare anche il resto. D’altro canto è plausibile che con questo nuovo inizio si affaccino a Berserk anche moltissimi nuovi fan, e poiché l’anime comincia proprio nel bel mezzo dell’avventura, riallinearsi alle vicende passate potrebbe essere problematico se non disastroso per chi è completamente a digiuno del lavoro di Miura.

Intendiamoci, la serie animata è in tutto e per tutto un sequel dell’opera cinematografica (ed in parte, furbescamente, fa riferimento persino alla prima serie animata) ma i flashback che essa offre e che fanno riferimento ai film sono veramente troppo poco per chi quei film non li ha visti. Certo, sarebbe stato atroce riscrivere per la terza volta la storia della Squadra dei Falchi, ma questo anime di Berserk semplicemente non cerca compromessi, risultando “illegibile” a chi non ha adeguatamente fatto i compiti a casa. Il consiglio è dunque quello di vedere quanto meno i film, per avere un’idea chiara non solo di chi sia Gatsu, ma del perché se ne vada in giro per il mondo braccato da demoni e mostri vari.

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La prima puntata cerca dunque di ritessere le fila del racconto, invero non riuscendoci in pieno, e proponendo sin da subito un mischione di situazioni che, per gli assidui lettori del manga, risulteranno un po’ anacronistiche. Il punto è che gli sceneggiatori hanno evidentemente deciso di non seguire per filo e per segno le vicende scritte da Miura, tranciando di netto alcuni capitoli che invece erano stati largamente apprezzati dai fan. Giusto per farvi un esempio, vengono praticamente introdotti subito quelli che sono i “nuovi” personaggi che si sono affiancati a Gatsu nel corso delle sue peregrinazioni, nonché i membri dell’ordine ecclesiastico della Sacra Catena. Il gruppo allargato di elementi porta all’imbastirsi di situazioni note (ed in parte anche “omaggianti” le origini della storia, come è evidente dalla scena nella locanda con la tortura dell’elfo Pak), ma con premesse diverse sicché invece di procedere lungo i binari di Miura, la serie animata compie diversi salti in avanti, finendo per mescolare temi e personaggi che vanno dai volumi 14 al 22.

Con ciò NON stiamo dicendo che il solo primo episodio sia un frullato di ben 8 volumi, ma semplicemente certe situazioni sono la fusione di vicende di volumi diversi, personaggi che sarebbero stati introdotti molto dopo compaiono invece molto prima, e così via. La logica è semplice: la serie è stata messa su con un preciso numero di episodi, 24, ed è evidente la volontà di renderla il più serrata ed appetibile possibile forse proprio per non rischiare di dilatare troppo la narrazione, cosa plausibile visto i numerosi incontri nella vita di Gatsu, ma anche un po’ mortificante proprio per la ricchezza dell’opera in sé.

Ora è ovvio che questo sia un problema ad uso e consumo dei fan, perché chi viene semplicemente dall’esperienza filmata potrebbe non accusare affatto il colpo e godersi Berserk così com’è, tuttavia anche in questo caso è impossibile non notare una certa “lentezza” in quello che dovrebbe essere un racconto invece molto serrato e ricchissimo di combattimenti. Il primo episodio indugia sulla spada di Gatsu e sulle motivazioni del protagonista, anche se in realtà neanche queste sembrano sposarsi bene con quelle che sono le linee di dialogo originali, con un risultato un po’ frettoloso e raffazzonato.

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Ma se tutto sommato su questo si può soprassedere, specie perché si tratta di un primo episodio (e dunque almeno ideologicamente “introduttivo”) quel che disturba, e neanche poco, è la particolare tecnica di animazione utilizzata per la serie che, di fatto, cerca di riallinearsi a quella usata per i film. Berserk presenta infatti una singolare commistione di animazioni classiche (cioè disegnate a mano secondo il più consueto canone animato) e modelli in computer grafica texturizzati in cel shading. Ora il problema è che le due soluzioni cercano una convivenza forzata, complice la modellazione cel shading che in qualche forma si accosta al disegno animato. I due elementi procedono quindi senza soluzione di continuità, alternando primi piani disegnati ad altri in CG, o addirittura disegni a mano con dettagli in CG (è il caso ad esempio proprio di Gatsu, i cui elementi “metallici” come braccio e armatura sono al computer). La cosa è di una bruttezza immane, perché all’ottimo lavoro disegnato non corrisponde, purtroppo, un corrispettivo di qualità digitale.

Le animazioni in computer grafica sono degne dei migliori pupi siciliani. I movimenti sono macchinosi e molti modelli non godono dei dettagli offerti invece dalla splendida animazione tradizionale. In un’opera come Berserk, concentrata sull’azione violenta e sui movimenti lesti dei suoi personaggi, scegliere di animare con una tecnica digitale senza avere poi la possibilità di costruire qualcosa che sia al pari del disegno tradizionale è sinceramente un’idiozia. Se la cosa era presente (e fastidiosa) già nei tre film, almeno lì la qualità della computer grafica era decisamente più elevata, senza contare che spesso la camera indugiava – giustamente – sui disegni animati restituendo colpi d’occhio e primi piani da capogiro. Qui il risultato non è purtroppo dignitoso, e quando poi si registrano anche evidenti differenze tra le costruzioni dei modelli digitali e quelli disegnati a mano (guardate la forma del viso di Gatsu ad esempio), non si può che restare tristi e inorriditi. Unico punto a favore di questa curiosa scelta artistica è la volontà di utilizzare delle ombre digitali che simulano l’utilizzo dei retini e delle linee cinetiche tipiche del tratto manga, il che è perfettamente in linea con il disegno di Miura, che pure abbonda di tratti e linee nere per tracciare ombre e varie… peccato che tutto il resto sia veramente brutto.

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Cosa ci è piaciuto?

Quando animato secondo i canoni della classica animazione a mano, Berserk è stupendo ed è una goduria per gli occhi. Anche la colorazione è eccezionale e fa specie persino nei tristi momenti in cui l’anime viaggia sui binari della computer grafica. Da lodare, in parte, anche la scelta di non raccontare di nuovo la storia della Squadra dei Falchi, facendo sì che i fruitori dell’anime possano finalmente “andare avanti” con la storia.

Cosa non ci è piaciuto?

L’animazione a tecnica mista è aberrante. La scelta di utilizzare disegno a mano e computer grafica sarebbe anche interessante per qualcuno, se non fosse che la qualità di quest’ultima è oscena. Le animazioni in digitale sono lente e macchinose, ed è evidente che chi ha imbastito il tutto non avesse le competente per un lavoro al passo con i tempi il che, purtroppo, azzoppa anche quanto di buono c’è dal punto di vista dell’animazione tradizionale. Last but not least, le musiche di opening e ending sono veramente brutte. Chi le ha scelte? Ma soprattutto perché?!

Continueremo a guardarlo?

Anche ai tempi del primo film di Berserk facemmo fatica ad abituarci alla tecnica mista, ma alla fine smettemmo di farci (troppo) caso. Certo, lì era decisamente più dignitosa, ma anche qui proveremo in qualche modo a farcela piacere, anche solo per la curiosità di scoprire se essa – sempre come nei film – si evolverà a o meno. Per il resto, pur avendo alle spalle un solo episodio di 24, per quello che abbiamo visto, varrebbe già la pena archiviare questa serie e passare ad altro. Ma d’altro canto abbiamo aspettato 20 anni… voi non gliela dareste una seconda chance?

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