Prima di T’Challa c’è un mondo, e non è il Wakanda

Black Panther è finalmente al cinema, ed iniziano a circolare in rete i primi dati relativi al box office e le previsioni per i weekend a venire, che sembrano indicare nel supereroe del Wakanda il vero re degli incassi, superando le più rosee aspettative, secondo alcuni non troppo alte per via dei giudizi contrastanti sull’opera in sé. Ad onor del vero Black Panther è stato trattato, come spesso accade, in maniera molto differente dalla critica americana rispetto a quella italiana, registrando attualmente il 97% di recensioni positive secondo Rotten Tomatoes, con una media superiore all’8, mentre è stata decisamente più fiacca la risposta nostrana, dove il film di Ryan Coogler non ha fatto impazzire i critici.

Ma c’è un elemento in tutta questa faccenda che fa un po’ storcere il naso e strabuzzare gli occhi. Ovunque, su siti, blog e quotidiani non facciamo altro che leggere gli elogi alla Casa delle Idee per aver portato sul grande schermo il primo supereroe di colore, cosa che Marvel non pare aver smentito, cavalcandone l’onda. Di certo tutto quello che leggiamo relativo all’importanza di vedere sul grande schermo un supereroe nero, in un momento delicato a livello globale per l’imperante e deplorevole razzismo che imperversa dovunque, è altamente condivisibile e trova ampio supporto anche in queste pagine, ma al di là di tutto ciò Black Panther è davvero il primo supereroe di colore dei fumetti che vediamo al cinema?
La risposta è no. Assolutamente no. Andiamo pertanto a vedere insieme, in ordine sparso, chi sono quelli che hanno preceduto T’Challa e il suo alter ego Chadwick Boseman.

Blade

Primo supereroe di colore di casa Marvel ad arrivare sul grande schermo, e tra gli antesignani del cinema di genere in generale, Blade, il Diurno, è stato ormai estromesso dal passato cinematografico di casa Marvel, sebbene andrebbe sempre specificato che se uno Spider-Man arrivò a cambiare le carte in tavole per mano di Raimi, questo fu grazie a Blade, ed agli ottimi feedback che il personaggio ottenne in sala e non. Cacciatore di Vampiri nato dalla penna di Marv Wolfman e dalla matita di Gene Colan nel 1973, arrivò al cinema esattamente 15 anni dopo i suoi esordi di carta. A battere la strada ci fu il primo film di una trilogia che ormai è diventata cult e che vide il sequel, Blade II approdare in sala nel 2002 e Blade: Trinity due anni dopo, nel 2004, per altro con un allora quasi sconosciuto Ryan Reynolds. A prestare il volto al Diurno fu Wesley Snipes, attore molto in voga negli anni ’90 e paradossalmente finito nel dimenticatoio dopo questa trilogia di successo, che partì dal primo film diretto da Stephen Norrington, passando al secondo per la regia di Guillermo del Toro, mentre il terzo venne affidato David S. Goyer, che peraltro curò la sceneggiatura dell’intera trilogia. Blade fu un esperimento strano, quando il termine “cinecomics” non aveva alcun senso d’esistere, ed ebbe i suoi natali proprio grazie alla forte influenza di Snipes che, a quanto pare, aveva sempre desiderato portare il supereroismo “black” al cinema (e non a caso di recente si è scoperta la sua intenzione, all’epoca, di interpretare lo stesso T’Challa in un film che, naturalmente, non ha mai visto la luce).
Il primo Blade, per altro, è ancora oggi uno dei migliori film di genere, tanto per l’azione, quanto per i combattimenti, che per l’ottimo ritmo che, ovviamente, non cede il passo a tutte le ingenuità di un modo di fare film tipicamente novantino. Al di là di tutto ciò e di una critica ovviamente un po’ controversa, che rese il film un cult solo in seguito e non nell’immediato, dobbiamo riconoscere al caro Snipes l’aver saputo donare dignità al personaggio di Eric Brooks, contribuendo in maniera rilevante all’action e alle sue sfumature a tratti esilaranti. Non sarà magari il miglior supereroe dei fumetti arrivato sul grande schermo, ma il Blade di Wesley Snipes resta senza dubbio il primo eroe di colore di casa Marvel e, come detto, un momento fondamentale di quel lungo cammino che, col tempo, avrebbe portato poi ad Iron Man ed a tutto quello che ne è conseguito.

Spawn

Se Blade è dunque il primo supereroe di colore marvelliano ad approdare al cinema, il primo personaggio di colore in assoluto a vivere i fasti della celluloide è stato però un altro: lo straordinario Spawn di Todd McFarlane, praticamente il principe del fumetto indipendente anni ’90. Spawn, infatti, arriva addirittura nel 1997 per la regia di Mark A.Z. Dippè, che portò in sala questo incredibile flop fumettistico, tanto che nel nostro paese il film arrivò direttamente su videocassetta (eh, che tempi che erano!), per altro anche in quel caso con scarsissimo successo. Partorito da McFarlane nel 1992 sotto l’etichetta Image (che ancora oggi esiste e resiste), Spawn è praticamente l’unico eroe dell’epoca a non essere legato alle due principali case di fumetto ad aver resistito quasi senza problemi, con una pubblicazione che non si è mai fermata, e con una storyline che ormai vanta diversi bivi, ritorni, morti e resurrezioni, in un tripudio di stile ancora pregno del mood degli anni ’90.
La storia è quella di Al Simmons, un sicario dei servizi segreti americani che vorrebbe ritirarsi dall’attività, ma che proprio per questo motivo viene ucciso dalla stessa Intelligence per cui lavora, tornando poi in vita come creatura infernale dopo un patto con il demone Malebolgia. Spawn è quindi il racconto di un viaggio andata e ritorno dall’inferno, e del patto faustiano tra uomo e demone. Secondo il canone in voghissima nei ’90 (Wolverine docet), non siamo però dinanzi ad un vero e proprio eroe, ma ad uno degli antieroi per antonomasia, la cui rabbia, ira e violenza si scatenano senza mezze misure. La cosa interessante è che oggi quasi nessuno ricorda che Spawn, nella figura umana di Simmons, era un personaggio di colore. Cosa che per altro fu riportata anche al cinema, definendo il personaggio di McFarlane come il primo, vero, supereroe nero ad arrivare al cinema dai fumetti. Al botteghino però le cose non andarono benissimo, motivo per cui non venne realizzato il sequel, ma proprio recentemente ci è giunta la notizia che McFarlane in persona dirigerà un reboot del film, prodotto dalla Blumhouse, ed ha anche dichiarato che sarà totalmente diverso dai cinecomic che siamo abituati a vedere. Non sappiamo molto di più, tantomeno chi sarà il protagonista, ma di certo non sarà un’impresa impossibile competere con il Simmons di M. J. White.

Falcon

Dai protagonisti ai sidekick, facciamo un salto in avanti direttamente al 2014, anno in cui grazie a Captain America: The Winter Soldier, Anthony Mackie porterà su schermo il personaggio di Falcon, spalla (in virtù di Bucky) di tante, tantissime avventure di Capitan America. Falcon, in realtà, non è mai stato un eroe particolarmente noto nel panorama nostrano, ma questo non nega la centralità della sua figura all’interno dell’Universo Marvel dove, salvo le più recenti storie in cui si è trovato a sostituire un ormai arreso Cap, ha militato con successo tanto nei Vendicatori quanto nei Difensori, sia come eroe di supporto che come leader. Falcon, in effetti, ha goduto sin da subito di una eccezionale popolarità, complice il primato – non da poco – di essere stato praticamente il primo supereroe afroamericano di casa Marvel, approdando su carta addirittura nel 1969 su Captain America (vol.1) n. 117, ovvero due anni dopo il primo supereroe nero che, come immaginerete, altri non fu che Pantera Nera.
Falcon nasce in un momento difficile della storia americana. Erano gli anni della Guerra del Vietnam, e in quello scenario socio-politico così devastante per il popolo statunitense, i suoi autori, Gene Colan e l’inossidabile Stan Lee, decisero di dare voce agli americani di colore per mezzo di un eroe che venisse dalla strada, da Harlem, e non dalla lontana e maestosa Africa. Una volontà che si manifestò in modo egregio, allontanando dal personaggio qualunque stereotipo razziale che potesse in qualche misura lederne l’immagine, tant’è che Falcon è stato anche il primo personaggio di colore a non avere la parola “black” associata al suo nome di battaglia, decisione atta proprio ad evitare ogni distinzione o pregiudizio razziale.

 

Cyborg

Passiamo da un lato all’altro della barricata ed arriviamo in DC, e qui troviamo Cyborg, di recente apparso sul grande schermo nel discusso Justice League. Ad interpretare il personaggio è stato Ray Fisher, già confermato anche per il film The Flash e ovviamente per Cyborg, che vedremo in sala solamente nei prossimi anni.
Nonostante non fosse originariamente un elemento di punta dell’universo DC, Cyborg ha negli anni acquistato sempre una maggior popolarità, complice il suo utilizzo in diverse opere multimediali e lo straordinario successo della serie animata Teen Titans, che riportò sulla cresta dell’onda praticamente ognuno dei personaggi che componeva il team tra cui, per l’appunto, Cyborg. Apparso per la prima volta nel 1980 in DC Comics Presents n. 26 ad opera di Marv Wolfman e George Perez, Cyborg è un eroe metà uomo e metà macchina, nato dalla fusione di Victor Stone, giovane campione di football, e diverse parti meccaniche impiantategli da suo padre, Silas Stone, per altro presente anche nel recente film. In seguito ad un incidente avvenuto nei laboratori STAR, in cui la madre, Elinore, rimase coinvolta, Victor si ritroverà con diverse parti del corpo amputate. Elias deciderà pertanto di montare su Victor una serie di protesi meccaniche che lo renderanno quella sorta di uomo-macchina che conosciamo e che lo tramuterà a tutti gli effetti nel Cyborg della Justice League.
Questo personaggio, tra l’altro, prima di apparire sul grande schermo era già passato sul piccolo, in un episodio della quinta stagione della serie Smalville e poi nella sesta, interpretato dal compianto Lee Thompson Young. Ora, come detto, la palla è passata a Ray Fisher che nel primo film non ha demeritato, e siamo curiosi di vedere la sua evoluzione nelle prossime apparizioni.

War Machine

Prima spalla, poi eroe autonomo a tutto tondo, War Machine è molto più che un mero “reskin” del personaggio di Iron-Man, con cui ovviamente condivide la tecnologia e l’impegno nella lotta al crimine. James Rupert “Rhodey” Rhodes fu creato nel 1979 da David Michelinie e Bob Layton, ed apparve quell’anno in Iron Man (vol.1) n.118, sebbene in quel momento la sua identità fosse riconducibile appunto al solo nome anagrafico e non al soprannome supereroistico. Fu solo più tardi, e per la precisione nel luglio del 1992, che per mezzo di Len Kaminski e Kevin Hopgood in Iron Man (Vol. 1) n. 282, il Tenente Colonnello dei Marine divenne a tutti gli effetti il braccio (armato) di Tony Stark/Iron Man, nonché suo miglior amico. Fu Tony, infatti, a donargli la “Variable Threat Response Battle Suit” che lo rese War Machine, e con la quale intraprende la sua carriera di supereroe, dapprima in solitaria, poi come membro di vari team tra cui, ovviamente, i Vendicatori. War Machine, per altro, pur non essendo mai stato propriamente un “sidekick” di Iron Man, è anche uno dei pochissimi personaggi di supporto ad aver ricoperto, in più di un’occasione, le vesti del suo “mentore”, sia quando Tony Stark si perse nei fumi dell’alcolismo, sia quando fu ritenuto morto nel 1992. La particolarità di War Machine, quanto meno al cinema, è quella di essere stato interpretato (nel MCU) da ben due attori diversi, la qual cosa è stata fatta così in sordina che quasi ci si dimentica che ben prima di Don Cheadle nel 2010, era Terrence Howard a dargli volto e voce nell’Iron Man del 2008. la sostituzione fu effettuata per non meglio specificati “problemi interni”, ed ha conclamato Cheadle, senza mezze misure, come volto del personaggio al cinema, dove ha avuto un ruolo stabile e importante tanto in Avengers: Age of Ultron quanto in Captain America: Civil War, dove peraltro subì dei gravi danni alla spina dorsale che obbligarono Tony Stark a farlo rimettere in piedi tramite un esoschetro.

Tempesta

Prima supereroina di colore a tutti gli effetti, e prima eroina di colore ad arrivare al cinema, Tempesta è tra i più amati e seguiti personaggi del sottobosco mutante di casa Marvel, facendo parte in modo più o meno stabile del team degli X-Men sin dai tempi della rifondazione della squadra. Nata dalla mente di Len Wein e disegnata da Dave Cockrum nel 1975, comparendo quell’anno per la prima volta Giant-Size X-Men n.1, Ororo Munroe è stata a lungo un simbolo dell’evoluzione culturale “black” del panorama americano, non andando a ricalcarne le mode, quanto invece le tematiche politiche e sociali, con in più lo straordinario pregio di dar voce ad una “minoranza nella minoranza”. A ben vedere, infatti, molteplici sono state le evoluzioni del personaggio di Tempesta, tali non solo da conferirle di decennio in decennio un carattere sempre più ricco e sfaccettato, ma anche uno status da leader difficilmente intaccabile, rendendola per altro tra i pochissimi (giusto Falcon e War Machine) personaggi di colore ad avere avuto la leadership di un supergruppo fumettistico. Bellissima, regale, e dotata di poteri di livello Alfa (e dunque con il potenziale per poter divenire un mutante Omega), Tempesta ha sempre avuto un controllo preciso e devastante sul clima e sugli agenti atmosferici sia terrestri che extraterresti, acquisendo col tempo persino la possibilità di generare fenomeni elettromagnetici. Arrivata al cinema per la prima volta nel 2000, ha subito nel tempo lo stesso passaggio di testimone vissuto dal “collega” War Machine, tant’è che era originariamente interpretata dalla bellissima Halle Berry, che dai tempi del primo film sugli X-Men ha mantenuto le vesti del personaggio sino a X-Men: Giorni di un futuro passato nel 2014. Il cambio di attrice avvenne in X-Men: Apocalisse, nel 2016, col passaggio di testimone in favore di Alexandra Shipp, che è stata confermata per il prossimo X-Men: Dark Phoenix e che, dunque, è subentrata alla Berry in pieno diritto.
In ogni caso, è innegabile che cinematograficamente parlando il personaggio sia ancora legato ad Halle Berry che ha sempre fatto del suo fisico e del suo charme un elemento di punta (in senso del tutto positivo, ovviamente), dimostrando col tempo confidenza col ruolo ed un’attitudine comunque comprovata già dal primo X-Men, dove in alcuni frangenti, come il combattimento con Toad, diede atto di adeguatezza e credibilità. Più aggressiva e d’impatto ci è sembrata invece la Shipp, che non ha demeritato affatto ed anzi siamo curiosi di vederla in azione nel prossimo film. Africana di origine, e venerata come una Dea, Tempesta è stata anche regina del Wakanda, avendo sposato Pantera Nera (T’Challa) nel 2006. Titolo che ha rivestito fino al 2010, quando in seguito agli eventi della serie Avengers Vs X-Men, i due si scontrarono ai due lati opposti, portando una crisi nella coppia che porterà il Re del Wakanda a divorziare da tempesta.

Bonus

È dunque ovvio che Black Panther non sia stato “il primo supereroe di colore dei fumetti ad arrivare al cinema”, ma non per questo il personaggio della Pantera Nera non merita rispetto nel panorama fumettistico dove, comunque, ha lo straordinario primato di aver distrutto qualunque barriera razziale potesse esistere all’epoca. Tuttavia, già che ci siamo, vogliamo segnalarvi anche un paio di casi interessanti apparsi al cinema, che ovviamente non potevano entrare a far parte di questa lista siccome, come avrete capito, vi abbiamo proposto personaggi che non hanno subito cambiamenti nei tratti razziali nel passaggio da un media o un altro. Ecco perché, per dire, non abbiamo inserito l’Heimdall interpretato da Idris Elba (un biondo asgardiano nei fumetti), o il Deadshot di Will Smith, tuttavia per due primati diversi ma encomiabili, abbiamo deciso di offrirvi un paio di piccoli bonus. Extra lista ovviamente, ma che vale comunque la pena ricordarsi.

Hancock

Nato nel 2008 in un film omonimo, e con qualche breve comparsata su albi a fumetti rigorosamente promozionali, ad Hancock, interpretato da Will Simith, vogliamo dare il pregio di essere uno dei film più strani mai concepiti per quanto riguarda il genere supereroistico, complice la sostanziale divisione del plot in due parti distinte, tali che potrebbe tranquillamente essere stato un progetto televisivo in due blocchi e rimontato appositamente per la sala. Nato dall’immaginazione di Vince Gilligan e Vincent Ngo per il film di Peter Berg del 2008, Hancock non fu un’opera indimenticabile, e soffriva anzi di diversi problemi, uno su tutti un ritmo strano e sincopato. L’eroe interpretato da Will Smith proponeva qualcosa che era già 10 anni fa agli antipodi del cinema di genere, con un personaggio che non è semplicemente un antieroe (come il Wolverine di Hugh Jackman), ma uno stronzo a tutto tondo. Alcolizzato, irritante, incompetente e sporco. Il concept era originale, ed aveva delle idee veramente niente male, peccato per la seconda parte della storia, veramente molle e banalotta, salvo l’unico memorabile colpo di scena relativo ai poteri del personaggio. Di Hancock ricordiamo con piacere gli splendidi artwork realizzati da Neil Adams, Jock, Bill Sienkiewicz e Frank Quitely, nonché ovviamente la scena di “la tua testa finisce nel suo culo“.

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Catwoman

Pur vero che abbiamo evitato in questa lista qualunque personaggio che originariamente non fosse di colore, con il Catwoman del 2004 (diretto da Pitof) non ci siamo potuti trattenere. Questo perché si tratta, quasi certamente, di uno dei più brutti film di genere, a pari merito giusto con il terribile Elektra. Catwoman è così brutto da non essere riuscito neanche a diventare un cult. Un film insalvabile sotto più punti di vista, con il grande demerito di essere stato, quasi certamente, il più grosso capitombolo nella carriera di Halle Berry, in anni in cui per altro non c’era alcun affollamento di eroi al cinema, e si poteva veramente fare molto di meglio. Al di là di qualunque tema politico, sociale, razziale o culturale, Catwoman di Pitof non ha alcun primato se non la bruttezza (non della Berry, ovviamente).

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