A Highland Song è il platform narrativo ambientato in Scozia che non vi aspettate

Quando esce un nuovo gioco di Inkle, io non so mai cosa aspettarmi. Finché si tratta di qualcosa di simile a 80 Days ok, ma cose tipo Heaven’s Vault, Pendragon o questo A Highland Song sono state difficili da inquadrare prima di giocarci. L’unico punto fermo quando si tratta di Inkle è la consapevolezza che si tratterà di un gioco con una narrativa forte e con diverse ramificazioni, ma poi come si sviluppa il resto del gioco?

Di A Highland Song sapevo che si trattava di un platform, che la musica sarebbe stato un elemento importante e ovviamente che la narrativa sarebbe stata il perno dell’esperienza. Ma come si mescolavano questi elementi non mi era chiarissimo, e sapevo di non dovermi aspettare qualcosa di già visto. E infatti…

E infatti The Highland Song è un continuo mescolarsi di suggestioni e meccaniche che, l’una abbracciata all’altra, vanno a costruire un racconto delicato che ci trasporta sulle Highland scozzesi: la lingua scozzese, innanzitutto, e poi la musica folk, la nebbia e l’umidità, le valli da percorrere a perdifiato e le pareti da scalare senza cadere.

Il viaggio di Moira è una fuga da casa che inizia dopo aver ricevuto una lettera dallo zio: “Vieni verso il mare”. E così la ragazza prende lo zaino e fugge per i monti dove incontrerà personaggi sopra le righe tipici del realismo magico con cui interagire. Questi ci racconteranno le leggende e le storie e ci indicheranno percorsi che potremmo intraprendere. Oppure no, perché la ramificazione tipica della produzione Inkle qui prende corpo nelle diverse vie che potremmo percorrere per avanzare nel racconto.

Ma non solo gli incontri: A Highland Song è pieno di mappe scarabocchiate da trovare decifrare una volta conquistato uno dei tanti picchi montani del gioco. Ogni vetta raggiunta ci permetterà di godere del panorama ma anche di avere una visione d’insieme della zona, e così di individuare i posti indicatici dalle mappe raccolte, e magari anche di capire il nome del picco sul quale ci troviamo.

E se ogni picco ha un nome, dietro ogni nome c’è una storia. Storie di montagna, storie di una Scozia fantastica. Contrabbando, fate, fortificazioni e attacchi dal mare. Ci sono così tanti spunti in A Highland Song che è difficile farne una descrizione puntuale, e forse è meglio così. Una volta posato il pad si rimane intontiti dalle suggestioni ricevute e dagli ambienti scalati, esplorati o percorsi correndo. Non si sa se quanto abbiamo vissuto fa parte della Storia o se si tratta di una fantasia di uno scalatore perso in una grotta. Quello che però so per certo è che la Scozia di A Highland Song è un posto fantastico, poetico e magico dove la realtà e la fantasia si mescolano, o forse sono una cosa sola.

Inkle intervalla semplici meccaniche di scalata a valli da percorrere a ritmo di musica in un semplice rhythm game, e poi a dialoghi e mappe da decifrare, il tutto a favore dell’esplorazione e dei racconti che quelle terre portano in dote.

Non ci sono penalità se si cade né se si sbaglia una risposta a un NPC, perché lo scopo non è finire quanto assorbire il più possibile di quei posti. E così se una run dura circa quattro ore il gioco è pensato per essere subito ricominciato per esplorare un’altra strada possibile per avanzare, scoprire una nuova grotta o capire a cosa si riferisce una nuova mappa, e soprattutto per sapere che racconti tutto questo nasconde.

L’obiettivo è raggiunto attraverso ambienti e personaggi in 2D pennellati che ricordano il fumetto francese, un doppiaggio eccellente (e un po’ ostico per via di alcuni momenti in scozzese) e meccaniche di gioco semplici ed efficaci orientati al veicolare un’esperienza – quella della scalata – e non a proporre una reale sfida. In ultimo ci sono passaggi musicali con brani di grandi band folk scozzesi che servono a coprire le distanze più lunghe, le corse scalmanate sulle valli.

A Highland Song è quello che ci aspettiamo da Inkle: un gioco narrative driven con molte ramificazioni che non sapevamo si potesse fare e potesse funzionare così bene.

Nato a Roma nel 1989, dal 2018 riveste la carica di Direttore Editoriale di Stay Nerd. Laureato in Editoria e Scrittura dopo la triennale in Relazioni Internazionali, decide di preferire i videogiochi e gli anime alla politica. Da questa strana unione nasce il suo interesse per l'analisi di questo tipo di opere in una prospettiva storico-politica. Tra i suoi interessi principali, oltre a quelli già citati, si possono trovare i Gunpla, il tech, la musica progressive, gli orsi e le lontre. Forse gli orsi sono effettivamente il suo interesse principale.