Il libro Analogico/Virtuale di Lavanya Lakshminarayan ci mostra il mondo basato sulla meritocrazia del privilegio

analogico virtuale

a curva a campana è un altro nome della distribuzione normale, o Gaussiana, che rappresenta la densità di probabilità di molti fenomeni naturali, la cui frequenza si concentra intorno alla media-mediana e si assottiglia sempre più velocemente procedendo verso i due estremi. Questo grafico è alla base della società descritta in Analogico/Virtuale, la raccolta di racconti dell’autrice indiana Lavanya Lakshminarayan pubblicata da Future Fiction che racconta un futuro non troppo lontano ma fin troppo plausibile.

Bell Corporation Blues

Analogico/Virtuale è un libro composto da una serie di racconti ambientati tutti ad Apex City, il nuovo nome di Bangalore dopo che un collasso sistemico globale ha sgretolato le nazioni e ha lasciato in vita solo alcune megalopoli che sopravvivono come entità autonome e isolate dalle altre, tutte dominate da una Corporazione che ha sostituito le istituzioni e imposto le sue leggi basate sulla produttività e la divisione sociale. A dirigere Apex City troviamo la Bell Corporation, e non è un caso che si chiami proprio così, visto che tutta la sua dottrina si basa sulla separazione dei cittadini in fasce di reddito.

All’apice della società di Analogico/Virtuale si trova il 20% della popolazione più produttiva a cui sono concessi tutti i privilegi e le risorse della tecnologia: influencer e manager, chef e artisti; il 70% è costituito da persone che pur potendo accedere ai social e alle app costituiscono la “classe lavoratrice” e devono guadagnarsi quotidianamente la possibilità di mantenere il proprio status di Virtuali; il restante 10% sono Analogici, esclusi dal mondo virtuale e costretti a vivere esclusivamente nel mondo materiale, al di fuori di ogni rete.

In questo contesto Lavanya Lakshminarayan racconta storie diverse, tra loro indipendenti ma che si incastrano a delineare un panorama complesso e coerente, con alcuni personaggi interconnessi e una trama orizzontale di ribellione ai precetti della Bell Corporation, con un meccanismo narrativo che può ricordare il classico Tutti a Zanzibar di John Brunner, aggiornato però all’epoca dei social e delle intelligenze artificiali.

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Le caste del futuro

La separazione della popolazione in base al loro posizionamento sulla curva a campana è uno dei motori principali di tutti i racconti di Analogico/Virtuale. I racconti mostrano come questa società in apparenza rutilante e opulenta nasconda in realtà degli aspetti oscuri, tuttavia l’autrice non si limita alla narrazione consolatoria dei poveri-virtuosi (non virtuali) contro i ricchi-arroganti, i confini della moralità sono molto più sfumati e sia tra gli Analogici che tra i Virtuali troviamo personaggi positivi e negativi, alcuni vittime della propria condizione e altri disposti a mettersi in gioco. Se quindi anche i ricchi piangono, abbiamo che anche i poveri tradiscono.

L’appartenenza a una delle categorie avviene inizialmente per diritto di nascita, e questo potrebbe facilmente portare a fare collegamento con il sistema di caste dell’India tradizionale. Sarebbe però limitante considerare lo scenario di Analogico/Virtuale come un’allegoria o una trasposizione di questa impostazione, perché quello che viene mostrato è in effetti molto più sfaccettato e assomiglia in verità molto di più al sistema capitalistico occidentale. Infatti questa divisione della popolazione ricorda molto la distribuzione del reddito su scala globale, da cui si ricava che una minoranza della popolazione detiene più dell’80% della ricchezza totale, e in particolare l’1% più ricco dispone di risorse immense se proporzionate alla sua numerosità.

Inoltre la suddivisione in caste non è del tutto rigida, perché anche se si nasce in una certa fascia di popolazione è comunque possibile regredire dal 20% al 70% o addirittura dal 70% al 10%, una minaccia così terribile che viene usata per spaventare i bambini. Diventare Analogici è quanto di più sciagurato possa avvenire a chiunque, in quanto gli Analogici sono discriminati e ostracizzati, vivono per lo più in baraccopoli ai margini di Apex City e sono monitorati da lontano, per il timore che possano attaccare e contaminare i Virtuali… timore del tutto artefatto, poiché gli Analogici non hanno nessun modo di interagire coi Virtuali, in quanto vivono praticamente in due livelli di realtà separati, un po’ come avviene in La città e la città di China Miéville. Ciò nonostante, chi non si adatta agli standard di produttività imposti dai precetti della Bell Corporation può vedersi da un giorno all’altro negato i privilegi di accesso alla rete, e a quel punto non può fare altro che iniziare a vivere nel mondo analogico del 10%.

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Meritocracypunk

Il tema portato avanti in Analogico/Virtuale ricorda diverse critiche al postcapitalismo arrivate negli ultimi anni tanto da economisti che da sociologi e filosofi. Il modo in cui la società spinga gli individui alla continua “performance”, a dimostrare le proprie qualità per poter ottenere il privilegio di far parte del mondo benestante, ricorda anche alcune storie recenti come la serie brasiliana 3% in cui i ragazzi sono sottoposti letteralmente a una serie di prove per poter accedere al 3% della popolazione che può vivere su un’isola idilliaca. Anche in quel caso alla base della società si trova l’idea distorta della meritrocrazia come un sistema competitivo al quale siamo costretti a partecipare per il solo fatto di essere nati.

Questo meccanismo meritocratico perverso è ulteriormente esasperato dalla pervasività dei social, che costringono tutti a un’esposizione continua dei loro successi. Così se i Virtuali del 70%, quelli che potremmo definire come classe media, devono continuamente migliorare le loro prestazioni per la vaga promessa di poter un giorno raggiungere il 20%, in realtà anche chi sta nel 20% è forzato a vivere in un personaggio pubblico che spesso non corrisponde alla sua vera natura. Gli Analogici in tutto questo sono ovviamente gli esclusi, eppure non sono le uniche vittime, perché questo sistema oppressivo è un’ennessima vittoria del capitalismo che diffonde infelicità a tutti i livelli.

Procedendo nei racconti di Analogico/Virtuale si trova un filo di speranza, che arriva soprattutto da alcune singole che vogliono affermare la propria individualità, sia nel caso di 10% che vogliono uscire dalla loro miseria che di 20% a disagio nel loro ruolo. E così quando scoppia la rivolta, quando la rete e le IA e la VR vanno in crisi (sia ad Apex City che in altre megalopoli del mondo), la sensazione di liberazione non è solo per chi era marginalizzato dal sistema, ma anche per chi ne godeva i pieni privilegi. Perché in realtà le code di una curva a campana non sono così diverse tra loro, e gli outlier, quei singoli punti che si posizionano agli estremi della distribuzione, sono spesso i soggetti più importanti da studiare.

Nato sotto le esalazioni della nube di Chernobyl, laureato in statistica, consumatore di fantascienza e musica elettronica, autore sci-fi/weird/slipstream. Ha pubblicato una sessantina di racconti, tre raccolte personali, due romanzi e un libro illustrato sui mammiferi preistorici. Editor e writing coach, sul canale youtube STORY DOCTOR analizza la struttura narrativa dei film. Scrive sul blog UNKNOWN TO MILLIONS dal 2010 e ha fondato la rivista di speculative fiction SPECULARIA. Si definisce il maggior fan italiano di Futurama e nessuno l'ha mai smentito.