Storie di vita vissuta dal sapore tragicomico di un umorista francese

Il fumetto francese ha una tradizione vecchissima, radicata, quasi canonizzata, che risponde a regole tutte sue. Gli autori sono a conoscenza di tutto ciò e devono adeguarsi a queste regole, tanto che se si vuole presentare qualcosa in Francia bisogna prepararsi a ragionare secondo quel mercato, almeno se si vuole puntare a quei grossi editori. Non che non ci siano voci fuori dal coro, quelle non mancheranno mai, ma diciamo che il grosso del mercato è regolamentato. Così è, se vi piace.

Poi, oltre a tutto questo bellissimo ordinatissimo mondo di carta, abbiamo Boulet (al secolo Gilles Roussel). Perché è così importante? Fino a qualche ora fa, con molto candore, vi confesso che non sapevo neanche che esistesse un essere umano che si chiamasse Gilles, figuriamoci poi che facesse anche dei fumetti. E pure belli, in fin dei conti! E invece, esiste un uomo chiamato Gilles, che si firma Boulet e passa il suo tempo a pubblicare piccoli scorci della sua esistenza su un suo blog, condendo le storielle con un po’ ironia surreale e a volte amara. E questo lavoro (oltre a molto altro) lo porta avanti dal 2004! Evidentemente ero nascosto sotto un sasso…

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Una vita di appunti

Per farvi capire il peso di questo autore, è bene considerare che il successo del suo blog, ottenuto in meno di un anno, gli ha permesso di essere invitato come ospite d’onore al Festival Dei Blog A Fumetti a Parigi. La sua presenza on line, alle fiere e su riviste specializzate ha fatto aumentare la sua fama, tanto da spingere alla fine, autore ed editore a creare un progetto cartaceo che raccogliesse tutte le sue piccole opere digitali. È nato così Notes, la versione francese del fumetto che oggi Bao Publising ha tradotto messo sul mercato nostrano.

In Italia, il titolo è Appunti di Vita, e calza a pennello con lo spirito autobiografico delle strip che Boulet ha pubblicato nel corso degli anni, a partire dal 2004. In Francia, abbiamo già diversi volumi, organizzati in ordine cronologico, dal giorno di apertura del blog fino al luglio 2013. Ora, nel 2015, finalmente, possiamo iniziare anche noi a fare la conoscenza di questo poliedrico autore e delle sue disavventure, iniziando con il primo enorme volume (ben 200 pagine) che copre il periodo dal 2004 al 2005.

Di solito quando si introduce un nuovo ospite, è sempre bene che ci sia un amico a fare le presentazioni, per rompere il ghiaccio e fare da trait-d’union tra il nuovo arrivato e il resto della combriccola. In questo caso, la scelta è caduta su un autore nostrano, molto famoso, conosciuto e che ha molto da ringraziare a Boulet: parliamo di Zerocalcare che ha appunto raggiunto la notorietà in Italia grazie alle sue storie di vita vissuta, agli aneddoti e alle disavventure della sua cricca. Diciamo che sicuramente ci sono dei punti di contato tra i due autori, anche il buon Zero la racconta diversamente nella sua prefazione a fumetti (esilarante) e che non c’era nessuno meglio di lui per aprire la strada alla lettura del suo collega francese.

Come già specificato, Appunti di Vita è una enorme raccolta di tutto quello che Boulet ha pubblicato sul suo blog, ma per rendere più appetitoso e scorrevole il tutto, l’autore ha inserito dei piccoli intermezzi in cui spiega i fatti di alcune strip, oppure ne ingrandisce la narrazione aggiungendo dettagli ed epiloghi non raccontati. Gli intermezzi (rigorosamente a fumetti) vedono come protagonisti lo stesso Gilles Roussel e la sua amica Lucie Albon che insieme stanno scegliendo cosa mettere e cosa non mettere nel volume antologico. Il resto dei capitoli sono i post del blog rimessi su carta.

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Non mancano le riflessioni e le perplessità dello stesso autore riguardo l’operazione di cartificazione del blog, con tanto di strane teorie, come quella di Frankenstein e dell’effetto collega simpatico, per non parlare di alcuni commenti su alcuni retroscena degli avvenimenti descritti nelle bandes dessinèes.

Gli argomenti trattati nelle duecento tavole presenti nel volume sono innumerevoli, e davvero descrivono la vita di un disegnatore impegnato e creativo, circondato da un bel gruppo di amici folli, tra viaggi in Corea e disavventure con il PC, traversate sui treni francesi e inviti a convention di fumetti. C’è di tutto, e tutto è filtrato attraverso l’occhio scanzonato e canzonatorio dello stesso Boulet che non si risparmia in nessun frangete, tra stoccate verso le strade ferrate francesi o la dieta da computer che un disegnatore deve sostenere…

L’autoironia e le battute sagaci si sprecano, con una ottima scelta di argomenti e una perfetta costruzione delle vignette, grazie a una scelta quasi perfetta dei tempi comici. Certo, molti riferimenti alla cultura francese potrebbero essere oscuri per noi italiani, ma per questo ci sono le note a fine volume che comunque chiariscono i concetti e rendono la lettura facilmente accessibile.

L’unico vero protagonista di tutto il libro è ovviamente Boulet, con le sue ossessioni, la sua routine e tutte quelle piccole cose assurde che riempiono le giornate e che solo un piccolo genio osservatore riesce a cogliere e trasportare su carta. L’essere Boulet-centrico forse mette in secondo piano tutto quello che intorno a Boulet ruota, come la sua città, i suoi amici, i suoi nemici, rendendo tutto molto diaristico. Ma d’altronde è questo lo spirito di un blog, un qualsiasi blog: mettere i propri pensieri e se stessi sotto gli occhi di tutti, per rispondere al bisogno intrinseco di esternare le proprie emozioni, qualunque esse siano. Lo si può fare con parole parole parole, musica, o semplicemente (mica tanto…) con un bel po’ di fumetti. Boulet ha scelto quest’ultima via, e noi lo ringraziamo.

Anarchia creativa

Dal punto di vista stilistico, vige una totale anarchia. Gilles Roussel spazia in ogni direzione, saltando da una tecnica all’altra, sperimentando ogni forma di narrazione per immagini. Si va dalle normali vignette (in bianco e nero o a colori), fino a storie completamente mute dove sono solo le immagini a governare la narrazione, passando per sketch acquerellati e matite e pennarelli. Gli intermezzi nel presente tra Boulet e Lucie sono invece sempre in bianco e nero con l’unica eccezione per la barba e capelli dell’autore, sempre di un arancione acceso. La colorazione segue degli schemi cangianti da vignetta a vignetta, e come per il resto della creazione delle tavole non è affatto soggetta a una regola ben precisa. Ma d’altronde, lo stesso Boulet lo ha specificato magistralmente nella sua introduzione illustrata: il blog è un posto in cui lui fa gli esperimenti, crea quel che gli viene in mente, spazia da un orizzonte a un altro senza soluzione di continuità e quindi per forza di cose il libro creato non può avere nessuna omogeneità stilistica. E a noi, obiettivamente, piace così, perché vediamo l’autore trasparire da ogni singola vignetta, non solo come protagonista ma anche come creatore di se stesso, ogni volta diverso, adattato alle circostanze che la sua stessa vita gli impone di raccontare.

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C’è un MA in tutto questo progetto, come sempre. E l’inghippo risiede nella natura dei vari racconti, nel fatto che siano dei resoconti diaristici della vita di una persona pensati per essere usufruiti e goduti giorno per giorno, settimana per settimana. Il valore umoristico e le qualità dei racconti sono altalenanti, anche se comunque sempre di livello alto e scorrono bene, suffragati dal fatto che Boulet è comunque un autore completo ed esperto che sa cosa raccontare e come, catturando il lettore anche se solo per poche pagine.

A mio modesto parere c’è un modo giusto per leggere questo fumetto, per poterlo godere a pieno e soprattutto per non farsi sopraffare dalla quantità di avvenimenti che si susseguono a rotta di collo. Io personalmente ho scelto (per esigenze editoriali, potremmo dire) il modo più sbagliato, ed è quello di aprire il libro e tuffarcisi dentro dalla prima all’ultima pagina senza interruzioni, in un’ubriacatura a base di un buon Boulet del 2004 (ottima annata). Credo invece che questo libro debba essere interpretato in maniera diversa: l’unico vero modo per gustarlo è quello di sorseggiarlo, un capitolo alla volta, farlo durare il più possibile, trattare ogni singola pagina per quello che è: un post giornaliero su un blog, anche perché difficilmente riprenderete in mano il libro per rileggerlo da capo; tuttalpiù lo sfoglierete per andare a cercare l’episodio che più di tutti si è fermato nella vostra memoria o per farlo vedere a qualche amico che ancora non conosce questo autore.

Leggendolo lentamente, si entra a far parte della vita di Gilles Roussel a piccoli passi, imparando a conoscerlo con la calma che lui stesso ha impostato grazie alla cadenza dei post sul suo blog. Cercate di lasciarvi catturare dalla follia delle disavventure del disegnatore dai capelli rossi e un passo alla volta, con il giusto ritmo finirete per innamorarvene e ne vorrete ancora e ancora. E non preoccupatevi, ci sono ben nove volumi in Francia che aspettano di essere tradotti!

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