Ad ARF! 2017 abbiamo incontrato Ivan Silvestrini, regista del film Monolith, che affiancherà l’omonima graphic novel di Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo, con disegni di Lorenzo LRNZ Ceccotti e pubblicata da Sergio Bonelli Editore che, per l’occasione, ha prodotto il lungometraggio in collaborazione con Sky e Lock and Valentine.
Il regista ha risposto con cordialità e grande professionalità a tutte le nostre domande.

intervista ivan silvestrini

Cosa ne pensi di una manifestazione come ARF!?

Io frequento ARF! da sempre e penso che questa sia la più interessante manifestazione legata al mondo del fumetto che mi sia capitato di vedere: c’è molta attenzione alle effettive produzioni letterarie piuttosto che al glamour da cosplay e, personalmente, non posso che apprezzarlo.

Parliamo di Monolith, una doppia produzione composta da un film e da un fumetto, binomio ormai affermato vista la “poca” distanza rimasta tra questi due medium. Dal tuo punto di vista di regista, cosa ha significato per te lavorare in una produzione simile?

In realtà è stata una nuova strada perché non si è trattato di un adattamento tradizionale. Per capirci, quando ho cominciato a lavorare al film il fumetto non esisteva ancora. Siamo partiti io da un lato e Roberto Recchioni dall’altro, entrambi con Mauro Uzzeo e Lorenzo Ceccotti a sviluppare due visioni parallele, complementari per certi versi ma distinte della storia, quindi intorno alla vicenda di questa madre che rimane bloccata nel deserto con suo figlio chiuso nella macchina più sicura del mondo e deve salvarlo prima che sia troppo tardi. Ci sono comunque due approcci narrativi e anche concettuali diversi e trovo che, ora che ho letto il fumetto, sia molto interessante fruirne di entrambi.

Dunque la fruizione di uno non pregiudica la godibilità dell’altro?

Tutt’altro: a differenza dell’effetto che si ha leggendo un libro e il suo adattamento cinematografico, qui il fumetto e il film sono due storie che si completano e si approfondiscono, rappresentando due visioni diverse dello stesso nodo narrativo.

Ci sono differenze anche nel soggetto?

No, il soggetto è lo stesso ma i personaggi sono un po’ diversi, quindi anche i demoni con cui lottano non sono gli stessi all’interno delle due opere.

Lavorando con il cinema e con il fumetto si hanno strumenti differenti: nonostante i punti in comune si portano alla luce scene diverse, alcune delle quali realizzabili con maggiore difficoltà su pellicola piuttosto che su carta. Come hai approcciato questa difficoltà?

Vi dirò, quando ho letto il soggetto di Monolith ho capito subito che era perfetto tanto per un fumetto quanto per un film, ma non sapevo se sarei riuscito a mettere in scena certe situazioni che avvengono, in particolare verso la fine della storia, poiché prevedevano cose che non avrei potuto effettivamente girare. Per fortuna, in questo frangente la presenza della produzione Lock and Valentine ha reso possibile molte cose e per spronarmi mi dicevano: “Ivan, fidati di noi: dicci quello che vuoi vedere e noi lo faremo succedere”. Insieme a Lorenzo Ceccotti abbiamo previsualizzato delle scene e poi ci siamo messi a tavolino per decidere quali elementi di quelle inquadrature avrei girato dal vivo, cosa sarebbe stato integrato in computer grafica o in matte painting e cosa sarebbe stato completamente ricostruito in CGI. La verità è che poi, fino alla fine della post-produzione, non sapevo bene come sarebbe stato e quando finalmente l’ho visto è stato meraviglioso.

Quindi sei soddisfatto di tutto il lavoro svolto per la pellicola.

Adesso sì!

Monolith è figlia comunque di una produzione internazionale e che ha coinvolto molti protagonisti del settore. Abbiamo anche saputo che in questo momento il film è nelle sale a Londra.

Al momento Monolith è stato venduto in 17 paesi ma è stata una produzione italiana all’estero: Sky è stato il finanziatore principale insieme alla Lock and Valentine e la Sergio Bonelli Editore, in una nuova veste di co-produttore cinematografico. Ovviamente poter attingere da proprietà intellettuali che vengono dal mondo del fumetto è stato liberatorio per me perché, quando si scrive un film, normalmente si ragiona già su cosa potrai fare e non fare. Questo è un limite che chi scrive fumetti non ha perché sa che allo stesso prezzo può mettere in scena un dramma da camera o l’esplosione di un treno, quindi mi sono trovato a confrontarmi con una fantasia molto libera e seguirla fino ad abbandonarmi ad essa, ed è stato bellissimo.

intervista ivan silvestrini

Perché la scelta di una produzione internazionale invece di rivolgersi magari a qualche realtà italiana?

Perché la storia portava lì: nel fumetto non viene specificato il setting della storia ma tutto lascia pensare che si tratti di suolo americano. Questo per un motivo di spazi, un certo tipo di deserto e anche perché l’ossessione per i grandi SUV, le grandi macchine, la sicurezza è un concetto che abbiamo ma che in America è ancora più forte, quindi tutto lasciava pensare che la storia dovesse svolgersi lì. Ci è sembrata la cosa giusta da fare, senza contare ovviamente il discorso sulla lingua, dato che avere un film di genere in inglese favorisce la distribuzione mondiale. Al di là di ciò però è una storia non pensata per l’Italia, non si poteva fare ad esempio in Basilicata, uno dei luoghi che ci consigliarono.

Quindi parliamo di un immaginario internazionale come sistema di riferimento, come accaduto in un’altra produzione simile: Mine.

Considerata da questo punto di vista Monolith è un po’ la sorella di Mine, in tal senso (ride n.d.R).

Questo fenomeno per cui molte produzioni di matrice italiana escono dal nostro paese per poi tornare si sta sempre più intensificando. Secondo te questo meccanismo è positivo per il cinema, oltre che al mondo del fumetto?

Per me assolutamente sì, anche perché questo permette a noi creativi di avere idee diverse che difficilmente si potrebbero sviluppare in Italia. Io sto provando a fare il mio ma c’è molto lavoro da svolgere affinché il nostro pubblico riconquisti una fiducia verso il cinema di genere italiano, realizzato su suolo italiano, con attori italiani e in lingua italiana. Si è creato un pregiudizio negli ultimi decenni che sarà una nostra missione generazionale provare a ricucire, però la strada è lunga. Alcune storie, come Monolith, non credo che avrebbero funzionato in maniera immediata su suolo italiano.

Quando arriverà Monolith in italia?

Monolith arriverà in Italia ad agosto, con una finestra definitiva ancora da scegliere.

Ci saranno altre produzioni di questo tipo, ad esempio con il neonato rapporto tra Sergio Bonelli Editore e Sky?

La stessa domanda potrei farla io a Bonelli e spero che loro se la stiano già ponendo. Dovremo comunque aspettare l’uscita di Monolith, sia al cinema che in televisione, per decretarne l’eventuale successo e quindi l’eventuale logica continuazione di questo tipo di esperimenti. Personalmente però mi auguro di sì.

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