L’antologia di Maicol & Mirco di cui avevamo bisogno

Dal 25 ottobre in libreria e fumetteria, Bao Publishing lancia Argh, primo volume dell’opera omnia dedicata a Maicol & Mirco. Il libro è arricchito dal contributo di Adriano Ercolani, che ne firma la prefazione, e LRNZ, che ha curato il progetto grafico della copertina.

«Un romanzo è uno specchio che passa per una via maestra e ora riflette al vostro occhio l’azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l’uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada in cui è il pantano, e più ancora l’ispettore stradale che lascia ristagnar l’acqua e il formarsi di pozze.» (Stendhal).

Il rosso e il nero. Il torbido del fango e la purezza dello specchio che lo riflette. Arriva in libreria Argh, ultima fatica dell’uno e doppio Maicol e Mirco, uno dei nomi di punta di Bao Publishing. Argh è il primo volume di una raccolta antologica dedicata all’autore e porta su carta le vignette diffuse sui social che hanno reso famoso dal 2012 in poi l’indecifrabile artista marchigiano.

Le tavole saranno familiari a chi l’ha seguito sin nelle prime pubblicazioni, ma è sicuramente un piacere ritrovarle tutte insieme e sostituire lo scrolling con il più nobile gesto di sfogliare le pagine, operazione necessaria per mettere a sistema la produzione torrenziale di un autore estremamente prolifico, la cui cifra stilistica l’ha reso in tempi relativamente brevi una matita di culto.

La forza di quello che l’artista esprime ha travalicato in pochissimo tempo il limite del “bel disegno” a cui la scuola italiana (e mica solo quella) ci ha abituati, con gli eroi dall’anatomia perfetta e i volti intensi. Maicol & Mirco percorrono la strada delle forme puramente espressive: con loro e dopo di loro esploriamo altre declinazioni dei “fumetti brutti”, con esiti non sempre felici, ma che pongono sempre interessanti spunti di riflessione. Parliamo di quella tipologia di fumetti che lettori con qualche anno in più di me (o molti più di molti di voi) leggevano su storiche riviste come Il Male, Il vernacoliere, o anche Charlie Hebdo e che ritroviamo oggi nella poetica di diversi autori contemporanei, come il Dottor Pira e Davide La Rosa o la “miss Feltrinelli” Josephine Signorelli – questi tre nomi, oltretutto, sono stati affiancati a Maicol & Mirco durante un dibattito tenutosi durante l’ultimo Arf Festival di Roma, moderato dallo stesso Adriano Ercolani della prefazione di Argh.

Maicol & Mirco cavalcano quella scuola, la sintetizzano in un linguaggio personale, la propongono a un nuovo pubblico, vincono. Non inseguono un linguaggio modaiolo, non rincorrono il consenso dei lettori. Lui, loro si esprimono in una forma lapidaria, lasciando alle menti complesse dei loro fan e sostenitori il compito di raccontare, definire, contestualizzare, interpretare. Mentre scorrono fiumi di parole, Maicol & Mirco ci prendono in contropiede con una nuova verità, precisa e sottile come lama di coltello.

Maicol & Mirco sono come lo specchio descritto da Stendhal, ma attenzione: gli oggetti riflessi sono meglio di quello che appaiono. Il successo di questo doppio autore ci parla di un pubblico molto più profondo e interessante di quanto ci si potrebbe aspettare, in grado di guardare in faccia e sorridere – seppur amaramente – del proprio malessere. Argh è lo specchio di cui racconta Stendhal, quello che riflette un‘immagine che può piacerci o non piacerci o – meglio – che possiamo accettare o no, ma con cui non abbiamo diritto di prendercela. La morte, il diavolo, Dio, sono feticci universali con cui giocare, sono simboli che si autodefiniscono, sono domande che ci siamo sempre posti, ma che non abbiamo mai avuto il coraggio di pronunciare ad alta voce.

Il re è nudo! E lo siamo anche noi. Una volta superato l’impatto con la tavola rossa – rossa di sangue, di fuoco infernale, o puro pigmento – queste figure vagamente antropomorfe si schiariscono la voce e, pur non avendo occhi, fissano lo sguardo sul lettore. Davanti alla morte come unica, dignitosa, fine dell’essere umano, davanti a un dolcissimo cinismo, davanti alla negazione totale dell’amore genitoriale, lo spettatore è nudo, indifeso come un bambino, così come tutto il sistema di pensiero che l’ha sempre accudito e valorizzato.

A differenza di altri “cantori del disagio”, però, Maicol & Mirco hanno dignità di filosofi. Percepiamo uno spessore del tutto diverso dalla lamentela fine a se stessa e una profonda lucidità nel denunciare la vacuità degli slogan scanditi per scacciare i fantasmi del nonsense. Bellezza, benessere, amore: tutte si infrangono nel Rosso e il nero di Rocchetti. Prendete e leggetene tutti, questi siamo noi. Che ci piaccia o no.

Ma chi sono Maicol e Mirco? Il mistero intorno agli autori ricorre in quasi tutte le domande che i giornalisti non mancano di rivolgergli, che si tratti di un’intervista ufficiale per una grande rivista di settore o di una chiacchiera informale dopo un firmacopie: ma chi è Mirco? Maicol Rocchetti ha la grande capacità di dire ciò che vuole, arrivando sempre e comunque al punto, dote più unica che rara tra gli artisti contemporanei. Ma di Mirco abbiamo poche informazioni ufficiali.

argh

Verdetto

Un volume che vale la pena di acquisire nella propria biblioteca di lettori di fumetti, specialmente se aperti verso il linguaggio metafisico e crudele di Maicol & Mirco. Una perfetta introduzione alla sua arte, per quei pochi che non lo conoscono ancora. Argh è un po’ come quei libri delle risposte, che sfogliamo come oracoli ogni volta che vogliamo perdere qualche minuto il libreria. La differenza, qui, è che le risposte non sono mai quelle che vorremmo sentire.

Se Argh vi intriga…

Bene le vignette, ottima l’operazione-antologia, ma andiamo a riprendere Il papà di Dio, pubblicato sempre da Bao Publishing nel 2017. Dello stesso anno abbiamo anche L’almanacco dei fumetti della gleba del Dottor Pira, mentre più datato, ma in linea coi gusti di chi apprezza Rocchetti, Dio di Davide La Rosa (2006).

Argh. Gli scarabocchi di Maicol & Mirco – Recensione
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