“Le Spade del Caos, forgiate nelle sudice profondità dell’Ade. Le catene si fusero ai polsi di chi le avrebbe portate per sempre, come parte integrante del suo corpo. Un ricordo eterno della promessa di Kratos. In cambio… poteri immensi!”                                                      -Gaia

Chiunque abbia mai preso tra le mani un joypad negli ultimi 12 anni, o semplicemente sia un appassionato di videogame e si informi in giro sul web, non può non conoscere God of War, e conseguentemente anche di Kratos, il temibile guerriero spartano protagonista della saga esclusiva Playstation, sviluppata da Sony Santa Monica. 

E molto probabilmente, l’immagine che più facilmente ci viene in mente pensando al fantasma di Sparta è quella del guerriero che si fa sanguinariamente strada tra orde di nemici, impugnando le sue iconiche e caratteristiche lame: le Spade del Caos. Come narra Gaia nel primo capitolo della saga, queste armi furono forgiate nelle profondità dell’Ade dal Dio della Guerra in persona, Ares, col preciso scopo di fornire a colui che egli avesse ritenuto degno di servirlo un’arma altamente maneggevole ed altrettanto letale. Ma non sono un semplice dono; sono anche un doloroso memento.

Durante il tempo in cui Kratos era generale spartano, si trovò un giorno alla guida della sua guarnigione a scontrarsi con un’armata di Barbari dell’Est, guidati dal brutale Re Arlik. Messo alle strette dalla poderosa forza dei barbari e del loro comandante, per salvarsi lo spartano implorò l’aiuto del Dio della Guerra perché sconfiggesse i suoi nemici, offrendo in cambio di servirlo per tutta la vita. Ares colse dunque l’opportunità di aiutare Kratos, poiché vedeva in lui la determinazione, la forza e la furia degna di un Dio. Annientò dunque l’orda di barbari e concesse al suo nuovo campione le Spade del Caos, una coppia di lame curve, con un tagliente irregolare, incise con glifi infernali e con impugnature a dir poco demoniache. Le else delle spade sono attaccate a catene,  fuse agli avambracci del loro portatore, allo scopo di ricordargli costantemente del giuramento di servitù fatto al Dio della Guerra. Impugnando queste nuove armi, Kratos riuscì a sconfiggere il suo nemico, ma la sua vita ormai finì completamente nelle mani di Ares.

Le Spade sono infuse del fuoco degli inferi, e si infiammano ogniqualvolta vengono impugnate, tornando alla normalità quando riposte dietro le spalle da Kratos. Grazie alle catene possono essere utilizzate fino ad una certa distanza, unendo la letalità delle lame alla (relativa) sicurezza di un approccio da lontano; al contempo, infondendo le Spade con il sangue dei nemici sconfitti (le sfere rosse da raccogliere nel gioco), si acquisisce la capacità di scagliare gli avversari in aria e massacrarli mentre non possono difendersi, di eseguire attacchi caricati per sfondare le difese degli oppositori più ostici, oltre ad essere adoperate in affondo, di taglio o addirittura roteandole diventando un frullatore umano! Oltre però agli ovvi impieghi come strumento di morte, le Spade del Caos vengono spesso utilizzate da Kratos anche a mo’ di rampino, per arrampicarsi su pareti verticali, o per agganciare nemici più grandi di lui e ribaltare situazioni di svantaggio.

Con le Spade del Caos tra le sue mani, Kratos diviene il più temibile guerriero in circolazione, e, sospinto dalla sete di sangue ed accecato dall’ira che fluiva ad egli da Ares attraverso le Spade, elimina chiunque si pari sulla sua strada e che sia inviso al Dio della Guerra. Fino al giorno in cui Ares, per renderlo un “guerriero perfetto”, dedito unicamente a spargere sangue in suo nome e senza legami emotivi, conduce Kratos con l’inganno al villaggio dove vivono sua moglie e sua figlia, ed accecandolo d’ira lo porta ad ucciderle senza che egli se ne renda conto. Dilaniato dal dolore, e con la pelle ricoperta dalle ceneri della sua famiglia appena assassinata, il fantasma di Sparta giura vendetta contro Ares, rinnegando il suo voto di servitù e ponendosi come obiettivo quello di uccidere il Dio della Guerra. Grazie alle stesse Spade del Caos fornitegli da Ares, Kratos riesce a farsi strada fino al suo obiettivo, per poi vedersi strappare via le lame dal Dio durante lo scontro finale. Ed al fine di “annientare il suo spirito”, in una sequenza (mentale) di enorme crudeltà, Ares utilizza le Spade del Caos appena rimosse da Kratos per uccidere nuovamente la sua famiglia davanti ai suoi occhi. Lo spartano riesce però a farsi forza e ad uccidere il Dio della Guerra, vendicando così sua moglie e sua figlia, e liberandosi dalle catene che lo tenevano schiavo. È a questo punto che, con la conclusione della storia del primo God of War, a Kratos vengono donate da Atena delle nuove lame, le Spade di Atena, per l’appunto, che egli utilizzerà nel suo regno come nuovo Dio della Guerra.

Queste “nuove” armi sono per funzionalità e letalità molto simili alle Spade del Caos, ed in particolar modo, nella breve sezione in cui sono utilizzabili alla fine del primo gioco, hanno esattamente le stesse abilità delle Spade originali. Ciò che maggiormente contraddistingue le Spade di Atena è l’aspetto estetico, con il loro colore dorato, le incisioni color blu ed una linea di tagliente sempre frastagliata ma differente da quella delle Spade del Caos; anche le else cambiano rispetto alle lame originali, restando tuttavia parimenti demoniache ed intimidenti, e dotate di catene per ancorarsi agli avambracci del guerriero spartano. Kratos utilizza queste lame per tutta la durata del suo regno come Dio della Guerra, finché in God of War II, ingannato da Zeus al fine di sconfiggere il Colosso di Rodi, lo spartano riversa tutti i suoi poteri divini, compresi i potenziamenti delle lame, nella Spada dell’Olimpo. In seguito a questo “errore”, le Spade di Atena perdono il loro color oro ed inizialmente acquistano una tonalità metallica, emettendo una flebile aura dorata. Mano a mano che si procede nel gioco, però, è possibile ri-potenziare le armi con il classico sacrificio di sangue nemico e riportarle allo splendore originale; con la differenza che le incisioni non sono più di color blu, ma diventano rosse, e che la tonalità dell’aura emessa dalle lame è anch’essa rossa anziché dorata.

Kratos adopera queste armi a lungo nella sua storia, fino all’assalto all’Olimpo in God of War III, quando viene lasciato precipitare da Gaia nel fiume Stige, avendo lo spartano ormai portato a termine il suo inconsapevole compito di pedina nella guerra tra Dei e Titani. È qui che i suoi poteri, e quelli delle Spade di Atena, vengono prosciugati dalle anime tormentate che nuotano nel Fiume dell’aldilà. All’uscita dalle acque, Kratos incontra Atena, in una nuova forma spirituale, che gli fa dono di un nuovo paio di armi per la sua guerra contro Zeus e l’Olimpo: le Spade dell’Esilio. Questo terzo set di lame, per quanto concerne la struttura non differisce radicalmente dai primi due impugnati dal fantasma di Sparta; le lame sono affilatissime, dotate come sempre di un tagliente irregolare utile per smembrare i nemici e per aggrapparsi a muri e avversari o arrampicarsi con facilità.

I segni estetici distintivi delle Spade dell’Esilio sono sicuramente i volti straziati che costituiscono le else di queste armi, anche in questo caso dotate di catene per agganciarsi agli avambracci. Le lame originano dalle bocche spalancate dei volti sulle else, dotati a loro volta di spuntoni acuminati che emergono sulla fronte e sul mento. Oltre a questo, sulla parte piatta delle Spade non troviamo più glifi ed incisioni, ma una ramificazione di striature arancioni fiammeggianti dalle quali vengono emessi getti di fuoco ad ogni attacco. Infine, la principale differenza rispetto alle armi brandite da Kratos in precedenza, è rappresentata dal fatto che, nel terzo capitolo della saga, le magie utilizzate dallo spartano originano specificamente dal set di armi che si trova ad impugnare. Nel dettaglio, quando sfodera le Spade dell’Esilio, Kratos può richiamare in suo aiuto l’Esercito di Sparta, grazie al quale i suoi fratelli spartani formano una falange con i loro scudi, proteggendolo dai danni, e colpendo i nemici con lance e frecce.

È grazie a questi prodigiosi strumenti che lo spartano affronta le innumerevoli minacce e sfide che gli si presentano nella sua guerra all’Olimpo. E quando, infine, Kratos giunge al termine del suo cammino e sconfigge Zeus, brandendo un potere molto superiore a quello di qualsiasi altra arma, abbandona le Spade dell’Esilio, avendo le lame soddisfatto il loro compito e avendo permesso al fantasma di Sparta di compiere la sua vendetta.

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