Rocket Punch in salsa Yankee

In occasione della vicinissima uscita di Pacific Rim 2, abbiamo deciso di dedicare una “recensione” postuma, al primo episodio firmato da Guiliermo de Toro, visto che non ne avevamo mai avuto occasione. Lo abbiamo perciò rivisto e siamo pronti a chiacchierarne con – e per- voi.

I film di genere, prodotti per puro intrattenimento, sono diventati oggi più esigenti che mai in termini produttivi, per accontentare un pubblico sempre più vasto di amanti di comic-movie e pirotecnici film d’azione, che sono diventati una variabile determinante nel decretare il successo commerciale di una pellicola. La moltiplicazione di appuntamenti al cinema con kolossal super scenografici e spettacolari che attingono e derivano dall’iconografia più svariata del geek-universe composta da Trasformers, zombie, fantascienza ed eroi leggendari nati dalle innumerevoli matite che si sono susseguite nella storia del fumetto, è indubbiamente evidente. Mantenere l’interesse dello spettatore vivo solo grazie allo spettacolo visivo senza proporre un intreccio profondo e una sceneggiatura in grado di creare empatia con i protagonisti della storia, è sicuramente un’impresa ardua, e non a caso determina la mediocrità di molti degli action-movie moderni. Insomma, fare cinema disimpegnato è diventato un mestiere difficile, un mestiere che Guillermo del Toro, sa fare (ma c’è poi qualcosa che non sappia fare quest’uomo…?!).

Pacific Rim, uscito al cinema nel 2013, è diretto del poliedrico regista messicano che, gettiamo subito le carte in tavola, ci regala l’ennesima perla cinematografica. Il film racconta dei Kaiju: mostri giganteschi dalle fattezze “Godzilliane” che emergono da una breccia negli abissi e poco alla volta, decimano la popolazione della terra portando distruzione e panico tra le città in ogni angolo del pianeta. La razza umana è costretta a quel punto a riunire le forze militari e scientifiche di tutto il globo per elaborare un sistema di difesa adeguato alle proporzioni della minaccia: nascono cosi i Jaeger, enormi robot antropomorfi mossi da piloti umani, dal design aggressivo e accattivante, ma -soprattutto- dal potenziale bellico offensivo esagerato. Se vi è venuto in mente leggendo queste righe circa un ventennio di gloriosa animazione legata al leggendario filone dei “robottoni”, non è un caso. Dalla pellicola di del Toro non traspare certo una velata ispirazione all’immaginario nipponico, quanto piuttosto un vero e proprio sentito tributo.

L’incipit da solo vale il prezzo del biglietto (o del blu-ray a questo punto). Abbozzato il contesto narrativo e spiegati gli scopi di nemici e alleati (solo parzialmente ampliati successivamente)si parte subito con le danze. L’importante, e il film lo mette in chiaro in maniera lapalissiana, è definire buoni (Jaeger) e cattivi (Kaiju), nulla più. Senza indugiare quindi in preamboli troppo statici, l’attenzione viene subito rapita dalla messa in scena della prima battaglia tra il Jaeger Gipsy e il Kaiju di turno. Essa introduce il background del protagonista (un giovane “ranger”, testa calda e pilota di punta dell’esercito), getta il pretesto che lo motiverà per tutta la durata delle vicende, ma soprattutto, chiarisce gli intenti del film: accendete il più “primordiale spirito di esaltazione” in quanti siano legati emotivamente alle fonti di ispirazione citate poc’anzi, e naturalmente cercare di divertire tutti gli altri. Pacific Rim è un film a cui del Toro pensava molto prima di quando fece effettivamente debutto sul grande schermo, e possiamo dire che ha sfruttato decisamente l’occasione di concretizzare il suo sogno alla grande quando gli si è finalmente presentata davanti.

Il film non è altro che una catena di sequenze d’azione al fulmicotone, in cui il regista ha l’accortezza di curare ogni dettaglio. Il design di ogni cosa è studiato per rimanere nel campo del verosimile, ma allo stesso tempo caratterizzare a dovere scenografie, dettagli tecnologici, e tutta la linea estetica vintage di robot e mostri. Il lavoro sui personaggi è solo apparentemente superficiale: volutamente stereotipati sul piano della personalità (oltre che piuttosto sopra le righe, malgrado i toni seriosi della pellicola), dal peso quasi ininfluente nell’economia della storia, sono tutto sommato divertenti e funzionali nel veicolare emozioni come il coraggio, la fratellanza, il senso del dovere, l’amicizia o la vendetta. Non a caso la parte un po’ più debole sta nel mezzo del film, in cui il ritmo rallenta allo scopo di imbastire il canovaccio indispensabile per giustificare gli avvenimenti e dare un pretesto ai combattimenti e alle scene più movimentate del film.

Ma è nella perizia con cui sono realizzate queste ultime che stanno i meriti principali del film: innanzitutto la regia è puntuale e capace nel gestire le articolate dinamiche di lotta tra creature giganti dall’anatomia complessa e immensi robot, senza creare confusione o perdere la bussola (cosa che non si può dire nella saga robotica per eccellenza del signor Michael Bay). La scena è sempre inquadrata con chiarezza anche tra i più complessi e pirotecnici piani sequenza che coinvolgono scontri con palazzi in caduta libera o in mezzo a fragorose tempeste marine, pur senza rinunciare a incorniciare quando doveroso l’azione con un punto di vista più ricercato e coinvolgente.

del Toro si premura inoltre di tenere alto il ritmo delle battaglie, non facendole durare mai più del dovuto e inserendo chicche divertentissime e tocchi di classe che vivacizzano  la scena e danno le giuste proporzioni agli scontri. Come non citare in tal senso il Jeager Gipsy che utilizza una nave come arma o il rocket-punch di mazinghiana memoria. Pacific Rim non si fa mancare nulla nemmeno sul piano della tensione, con scene corali epiche e accattivanti.

Se si intraprende con le aspettative giuste, la visione del film può sicuramente soddisfare, o addirittura esaltarvi. L’unica critica che si può muovere a Pacific Rim è anche la più inappropriata, considerata la natura stessa con cui è stato concepito. È consapevole di non poter (e di non volere) inserire uno scheletro narrativo ambizioso e profondo, salvo intaccare inevitabilmente l’identità genuinamente rocambolesca di cui si fregia. Ma con un film cosi pieno  di spettacolo, strabordante visivamente, saturo di contenuti geek, realizzato con cognizione di causa, passione e mestiere, in maniera smaliziata e non ingenua, è difficile volere di più. 

D’altro canto il film è diventato un mezzo cult e per Pacific Rim 2: La Rivolta sarà molto difficile essere all’altezza delle aspettative.

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