Io non ci “Credo”

Caro lettore, prima di leggere la recensione facciamo una premessa. Se NON hai mai giocato un gioco della serie, o se magari hai si e no giocato al precedente capitolo (Black Flag) spinto, più che altro, dalla povertà dell’offerta delle nuove console, allora salta il prossimo paragrafo a piè pari ed aggiungi un punto alla recensione finale. Sarai più sereno tu ed eviterai a noi tante critiche basate sulla fuffa, senza contare che ti regalerai un gioco lungo, lunghissimo, e pieno di cose da fare. Se invece, come noi, giochi ad Assassin’s Creed dagli esordi allora leggilo per bene il prossimo paragrafo e capirai per bene le ragioni del nostro voto ad Assassin’s Creed: Unity 

Rinascimento

Assassin's Creed: UnitySe stai leggendo da qui allora sei un giocatore di Assassin’s Creed e questo significa che hai vissuto l’evoluzione della serie in questi lunghi, lunghissimi anni fatti di uscite in ogni dove e quando. Sarai uno che, come noi, è impallidito dinanzi al gameplay insipido del primo capitolo (che dai trailer sembrava promettere mari e monti) ma ti sei letteralmente ricreduto quando arrivò su console Assassin’s Creed 2. Te lo ricordi AC2? Si, per forza. Perché si trattò di un gioco bellissimo, pieno di belle trovate, con una realizzazione tecnica appagante e un protagonista veramente affascinante. AC2 è quel punto a cui la serie è arrivata e a cui non è mai tornata. Certo, con Brotherhood si segnò un altro bel colpo, ma si trattava più di un 2.1 che di qualcosa di veramente nuovo. Forse non è un caso che da quella bellissima divagazione rinascimentale la popolarità (e i voti) assegnati alla serie siano stati un declino costante.

acu-102-coop-bievrespoisonbomb-1411382671_v9trC’era qualcosa in AC2 che non è stato ripetibile per una questione di tempi serrati, idee riciclate e per il tentativo di mandare avanti un brand che, partendo da ottime premesse, è diventato un po’ il riciclo di sé stesso. Che si sia fan o meno questa cosa ci sembra innegabile e per quanto fascinoso e affascinante sia la setta degli assassini, quel certo savoire faire si è ormai estinto. Se ricordi cos’era Assassin’s Creed 2, allora capirai quello che non è questo Unity. Non lo è per una era questione di confronto diretto, o di “mole” di contenuti di gioco, o di veste grafica. Lo è come semplice raffronto di quello che la serie era e di quello che la serie è diventato. A parità di possibilità (ossia un rilancio per la serie proprio come fu AC2), Unity si gioca tantissime carte, ma male e senza quell’estro che accompagnò la seconda uscita. La più amata, la più celebre e la più copiata. È un caso se si è spesso detto di personaggi come Edward o il qui presente Arno (si legge Arnò) appellandoli come “il nuovo Ezio”? No, perché è la stessa Ubisoft ad aver capito che quello che si era creato era qualcosa di solido ed iconico. Quell’iconicità qui non c’è, e non bastano decine e decine di missioni del tutto superflue a convincerci che questo è un titolo da avere a tutti i costi. Bisogna essere realisti, ed ecco perché parliamo a te, al fan, a quello che si è sorbito un’uscita l’anno e che, salvo il divertimento del viaggetto in giro per la storia, si è trovato ben presto a dire frasi in stile “mi sembra di vedere sempre la stessa roba”. Pur volendo restare “uniti”, questo nuovo capitolo sa già tremendamente di vecchio, vediamo approfonditamente perché.

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Rivoluzione (?)

AC-Unity-Screenshot-13Ma veniamo a parlare di Unity e di quel che fa e che non fa. Ambientato nella bellissima Parigi della celeberrima Rivoluzione Francesce, Assassin’s Creed Unity ci mette nei panni di un nuovo assassino, il più che pubblicizzato Arno Victor Dorian (per gli amici solo Arno), un ragazzo che vive una condizione del tutto particolare all’interno di quello che è il mondo di AC per come ci è stato – ad oggi – presentato. Arno, inconsapevole che suo padre sia un assassino, è stato infatti adottato da un templare, dopo che proprio suo padre è stato misteriosamente ucciso davanti ai suoi occhi. Senza la minima coscienza della guerra secolare tra le due fazioni, Arno cresce quindi in grembo a Francoise De La Serre che altri non è che un Gran Maestro Templare la cui figlia, Elise è anche la fiamma di una vita del giovane Arno. Senza altro spoilerare il vostro intuito già starà vibrando al pensieri di due importanti informazioni date nelle poche righe qui sopra. La prima è quella di trovarsi tra le mani un personaggio con un background molto atipico per la serie. Arno, infatti, è stato ben cresciuto e accudito da De La Serre e gode per l’uomo un profondo affetto e rispetto, ma è un assassino e questo creerà un certo conflitto all’interno della sezione parigina degli assassini. La seconda informazione che dovrebbe farvi saltare dalla sedia è poi quella del contesto storico, ossia la Parigi rivoluzionaria che, visto soprattutto i natali francesi di Ubisoft, avrebbe fatto ben sperare in una caratterizzazione come mai prima d’ora.

Assassins_Creed_Unity_SP_ArnoAndElise_1409669061 Il problema qui è che Unity fallisce su entrambi i versanti in modo abbastanza idiota lasciando al giocatore un certo senso di inutilità (da un lato) e incompiutezza (dall’altro). La storia di Arno, per quanto abbia delle premesse interessanti, si conclude in un nulla di fatto e diventa poco più della tipica storiella di vendetta in cui una serie di omicidi vanno ad incastrarsi nella ricerca della verità. Una verità che, detta in soldoni, non frega a nessuno. Una cosa simile l’avevamo vista con Ezio, ma l’approfondimento narrativo è qui molto meno convincente, complice un circolo di motivazioni tutto sommato molto “immaturo”, a rispetto di quello che è il background che la serie si è costruito negli anni, nonché quel pretesto narrativo che in passato era dentro, e contemporaneamente al di fuori, delle motivazioni di Ezio, ossia la ricerca della verità di Desmond. Certo, ci sono delle divagazioni che presentano degli aspetti intriganti del modo con cui gli assassini (intesi come setta/società/politicanti) si muovono e si rapportano con i loro adepti e con i loro nemici, ma questi aspetti restano incompiuti, fini a sé stessi o semplicemente inutili lì dove, comunque, non potranno che interessare comunque solo il fan duro e puro lasciando gli altri sulla soglia dello “masticazzi”. Anche la Rivoluzione Francese altro non è che uno sfondo e poco più, dimostrandosi più un’occasione per sfoggia la bellezza architettonica e le capacità del motore di gioco piuttosto che dando un contesto concreto all’avventura. Anche l’inserimento di tanti personaggi storici famosi (come Napoleone o il Marchese De Sade) sembra una forzatura, e per quanto alcuni di essi siano interessanti da “conoscere”, l’idea è che essi stiano lì più perché ci si aspetta di vederli che per una concreta utilità. Certo, dal punto di vista meramente storiografico, Ubisoft ha veramente dimostrato l’amore per la propria città, infarcendo il gioco di riferimenti, documenti e informazioni storiche che raccontano dei moti e dei turbamenti della città, ma a fronte della loro totale inutilità in termini ludici e della loro scarsa implementazione nel contesto narrativo, restano semplicemente dei documenti consultabili nel menù.

Desmond dove sei?

assassins-creed-unity_01Restiamo ancora un attimo sulla trama e permetteteci una divagazione. Noi vogliamo Desmond. Ma anche se non fosse lui, vogliamo qualcosa che lo rievochi, lo rappresenti, o faccia il lavoro che faceva lui che non è l’assassino puro e semplice, ma è l’escamotage narrativo che porta la storia di Assassin’s Creed nel presente. Già con Black Flag, Ubisoft aveva avviato la strada del “tizio senza nome che viene buttato nell’Animus per svelare i segreti della Abstergo”. Ma dove lì quanto meno c’era un fantoccio (indefinito e inutile) che in qualche modo dava una continuità narrativa alla trama “presente”, qui non c’è neanche più quello. Ok, lo sappiamo che il fulcro di questa serie sono i viaggi nell’Animus e le scampagnate storiche, ma pensiamo che uno dei punti forti di AC fosse proprio la dualità della sua storia, la concezione di dover lavorare su un mistero sfaccettato rappresentato da una minaccia concreta. C’era fantascienza, fanta-politica ed un tocco di esoterismo. Ma dalla morte di Desmond (per quanto le sessioni di gioco con lui fossero noiose) tutto questo non c’è e non solo lo si sottende (male) ma addirittura non si cerca neanche di spiegarne le motivazioni. Come ha fatto la Abstergo a diventare una società multisettoriale? Come si è imposta nell’intrattenimento di massa? Ma allora il sacrificio di Desmond a che cappero è servito?! Ma soprattutto vi rendete conto che ormai non ci forniscono neanche più una scusa interessante per i giri nell’Animus?!? No, niente, Unity non risponde a nessuna di queste domande, e non ne crea di altre o cerca di darvi un pretesto valido a farvele da soli. Non ci prova proprio e tutto quel che avete è una tizia che di tanto in tanto vi dice che state facendo un ottimo lavoro con quei server Abstergo. Ah bhe, grazie mille!

Giocare in casa

assassins-creed-unity-31Ma poiché siamo onesti ve lo diciamo: la Parigi imbastita da Ubisoft è veramente bella e ben costruita. La città in sé è piena di poligoni ma anche di compromessi, ma questo non intacca il colpo d’occhio o la tipica curiosità esplorativa che la serie infonde a chi impugna il pad anche solo per un rapido giro turistico. Giocare in casa ha fatto bene a Ubisoft in questo senso, tanto che ha infuso nel prodotto un certo amore patriottico che, almeno nella realizzazione artistica e tecnica, si evince non poco. C’è poi la possibilità, già nelle prime ore di gioco, persino di visitare la città in altri periodi storici cruciali, come la Belle Epoque e l’occupazione Nazista. Si tratta di sessioni di gioco chiuse, con esplorazione ridotta al lastrico ma che godono di un bellissimo colpo d’occhio. Qualcosa che è stato palesemente inserito per una mera questione di orgoglio e passione e che, dal punto di vista ludico, non aggiunge al gioco alcunché ma non citare la bellezza di Parigi sarebbe privare il gioco di un merito che ha e, come saprete, ci piace essere sempre onesti. Ma perché si parlava di compromessi? Perché, detta in soldoni, il motore di gioco (il Frostbite 3 di Battlefield 4) non è all’altezza di reggere il lavoro su console. Intendiamoci, siamo passi avanti rispetto già solo a Black Flag versione next gen, e certe cose come i volti, o la resa di certi materiali sono bellissimi. Su PC la situazione cambia, ma a ben vedere neanche tanto drasticamente, perché il problema di Unity non sono tanto i dettagli dei modelli in giro per la città (veramente dei manichini rispetto ai bellissimi modelli dei protagonisti) o la qualità scadente di molte texture ambientali (del resto con una città così grossa…) quanto piuttosto i dettagli che rendono la bellissima esperienza turistica a volte sgradevole, a volte ingiocabile.

assassins-creed-unity-review4Due sono i problemi che infestano il motore, il primo è un calo del framerate semplicemente imbarazzante, che colpisce il gioco in moltissime situazioni, e neanche necessariamente concitate. La situazione è veramente incredibile quando su certe inquadrature strette (metti caso: un video) il gioco effettua anche un salvataggio in background, causando uno scatto che neanche in un film in stop motion. All’inzio verrebbe da pensare a un caso disparato, ma purtroppo più si va avanti, più i cali di frame sono frequenti e fastidiosi (nelle scalate sembra di controllare un pupo siciliano). La seconda è un effetto pop up imbarazzante dato da un problema di fondo: il numero di passanti in giro per Parigi. Ubisoft ha infatti restituito veramente bene l’idea che la città sia in tumulto, con gente che litiga, manifestazioni popolari e quant’altro ed è bellissimo avere la possibilità di nascondersi letteralmente tra la gente lì dove, in passato, “nascondersi tra la folla” significava piantarsi in piedi tra due o tre personaggi per strada. Parliamo di centinaia di modelli radunati nello stesso posto e la cosa è sinceramente figa ma poi che succede? Succede che il gioco onde andare incontro alla mole di modelli a schermo aggiorna lì per lì le texture dei PNG con effetti ridicoli: uomini che diventano donne, personaggi che cambiano aspetto, altri che improvvisamente spostano fieno… si, lì tra la folla della rivoluzione. Il “refresh” dei modelli intenti a fare la rivoluzione si aggiorna davanti ai vostri occhi. Ci potrebbe stare, ma non in un gioco che vi schiaffa DI CONTINUO in mezzo ad un mercato, ad una folla, o a un tafferuglio. Ci sono poi tutta una serie di bug che affliggono il gioco in ogni dove, molti dei quali inerenti il mero sistema di controllo. Non parliamo del celeberrimo bug “no face” che, giusto per correttezza di informazione,si verificava solo con la versione PC (e solo con certe schede video), ma di difettucci minori che se fossero sporadici, o limitati ad un numero esiguo, forse non si sarebbero nemmeno notati, ma che in un gioco così grosso, così celebre, con un retaggio così importante e soprattutto, con un certo desiderio di rivalsa, ci sembrano un’idiozia bella e buona. E così talvolta Arno si incastra in un muro, talvolta scalando un gargoyle può capitare che esso vi trapassi in stile Alien, oppure che semplicemente non si incastrino certe animazioni. Il peggio in tal senso è il sistema di collisioni nei combattimenti, i cui spesso c’è una cospicua fetta d’aria tra la vostra lama e quella nemica, ma ciò non gli eviterà di emettere il tipico clangore della pugna. Insomma, sarebbe bastato un po’ di lavoro in più di pulizia per sistemare gran parte dei difetti. E non lo diciamo noi, ma le decine di free roaming dall’impianto mastodontico sviluppato da altri, grandi, produttori Tripla A.

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Maledette finestre!

E visto che di Parigi si parla, approfittiamone per introdurre il gameplay. “Che c’entra direte voi?!” Ebbene c’entra eccome, perché con Unity la serie acquista un nuovo senso di verticalità che non guasta e che è anche ben strutturato e ciò dipende proprio dalla città di Parigi che offre un parco giochi di tutto rispetto per i novelli esploratori digitali. La città, nella sua complessità strutturale e nella sua fitta rete di vicoli, offre infatti come mai prima nella serie un ottimo playground e un level design di tutto rispetto. Come già accennato, l’esplorazione è molto più funzionale che in passato e offre al giocatore molti spunti nelle arrampicate. Ubisoft, conscia della cosa, si è quindi giustamente posta il problema di dare una nuova forma al sistema di scalata che, complice suddetta complessità del level design, doveva abbandonare la rozzezza dei capitoli precedenti a servizio della funzionalità. Questa soluzione si traduce in un nuovo sistema di controllo che divide in due le azioni di parkour. In modalità di corsa acrobatica (e quindi alla pressione dell’apposito dorsale destro) Arno scatta come da tradizione e quando ci si trova dinanzi ad un edificio, basta premere il tasto X (o A su One) per scalare verso l’alto.

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E fin qui nulla di nuovo, anche se il nuovo set di animazioni aumenta in modo positivo l’interazione con i punti di scalata, cosicché con poche incertezze c’è una nuova fluidità nell’arrampicata. La novità allora dove sta? Nella discesa, che evita un grande problema del passato: il vostro assassino che si lancia nel vuoto nel tentativo di scendere da una altura e si spezza entrambe le gambe. Ciò è possibile al tasto O (B su One) che controlla la discesa. Con X/A si sale, con O/B si scende, anche qui con un apposito set di animazioni ad hoc che rende tutto molto funzionale e gradevole. Certo, dopo tanti giochi TUTTI UGUALI serve un po’ di pratica, ma il sistema funziona abbastanza bene e permette di divertirsi a salire e scendere rapidamente. Unico neo qui sono le finestre. Ebbene si, perché tra le novità c’è la possibilità di scorrazzare in alcuni ambienti chiusi per meri scopi di fuga/esplorazione. Questa pratica era stata abbozzata in AC3, in cui Connor poteva scappare attraverso degli interni in quelle che, tuttavia, erano sessioni scriptate. Con Unity adesso potete effettivamente entrare in molti edifici, che sono spesso vuoti e inconcludenti, ma che altre volte offrono buone vie di fuga. Il problema? Le finestre. Il sistema di aggancio/ingresso nelle finestre vi farà veramente bestemmiare, lasciandovi spesso a penzolare come dei cretini su dei cornicioni nella speranza che Arno finalmente capisca che vogliamo solo fare irruzione all’interno. Pelo nell’uovo? Assolutamente si, salvo quelle missioni in cui per un motivo o per un altro vi serve scappare in una finestra… e lì siete nelle mani del karma.

Robe nuove, robe vecchie

ACU_Arno_Dorian_renderE le mazzate? Eh… le mazzate sono un altro problema di AC Unity ma qui, a differenza che in passato, non vogliamo lamentarci dell’arcinoto dubbio cavalleresco dei nemici, ossia a chi concedere l’onore di attaccare mentre gli altri fanno la fila. Quella è una cosa su cui è meglio mettersi il cuore in pace… il problema dei combattimenti di Unity risiede in due fattori che sono l’IA dei nemici e le armi di Arno. Che a ben vedere sono due problemi vecchi come il cucco, ma che qui fanno pesantemente sentire il loro peso. Ubisoft ha infatti ben pensato di dividere i nemici in classi e livelli cosicché loro, come noi del resto, avremo un livello che definisce le nostre abilità e la nostra resistenza. Ora, mentre per Arno il sistema è abbastanza complesso e sfocia in tutta una serie di opzioni che vanno da cosa indossare (con interessanti conseguenze su parametri come salute, furtività, forza o anche semplicemente la quantità di danni inflitti o oggetti consumabili da avere con sé), per i nemici si traduce nella capacità di assorbire meglio i colpi e contrattaccare come si conviene. Idea intrigante in un sistema di gioco che, sin dalle origini, pecca di una semplicità immane. Pensate poi che la stessa Parigi ha i quartieri divisi per livello di difficoltà, così come le missioni, ma gran parte della meraviglia decade dinanzi ad una IA veramente idiota.

Rp-gGCrOK1AO.878x0.Z-Z96KYq Non ci sono altre parole per descriverla. Salvo non spariate un rumoroso colpo di fucile o pistola, potrete capitombolare, mancarli con la lama fantasma (che è una delle armi nuovo, e che altro non è che una balestra da polso) o semplicemente nascondervi col culo che i nemici spesso vi ignoreranno agendo da perfetti imbecilli. La scelta è prettamente “di vendite”, Ubi tiene il livello di difficoltà di AC sempre poco competitivo, dando la possibilità a tutti di divertirsi ma diamine, dopo 7/8 giochi uno si aspetterebbe anche che un nemico ti veda, di insegua o rintracci come si deve MA NO! Hanno pure un cono visivo minuscolo e quindi nascondersi o fuggire è di una semplicità immane. Come se non bastasse ci sono armi che, nonostante il livello dei nemici, sono semplicemente sgrave come la bomba fumogena di cui disporrete sin dai primi minuti di gioco. Essa, come sempre, rende il campo impraticabile per i nemici e, seppur è vero che ora è impossibile “coglierli di sorpresa” a combattimento avviato, basta avere una buona dose di bombe per diventare un ecatombe mandando a quel paese ogni differenza di livello. Il che, a differenza del passato in cui si era sgravi a prescindere grazie alle instant kill concatenabili (che qui non esistono più), sembra quasi una presa in giro. Ma possibile che nei test di gameplay nessuno se ne sia accorto di quelle maledette bombe?!

Finalmente stealth!

Pensateci: Assassin’s Creed è una serie sugli assassini… una serie che non è mai stata davvero stealth. Si puoi ammazzare la gente dai nascondigli e devi nasconderti ma… andiamo! E così tra le novità del sistema di gioco compare finalmente la possibilità di approcciarsi in modalità stealth, grazie alla pressione del dorsale sinistro. In questa modalità Arno si piega sulle gambe camminando lentamente e acquattato. In questa modalità il rumore è ridotto e sorprendere i nemici alle spalle (come evitarli) è molto semplice. Ubi ha poi pensato di inserire la possibilità di ripararsi con la pressione di X/A così da sfruttare al meglio una copertura bassa per un omicidio furtivo dall’angolo. Bello, bellissimo se solo funzionasse bene! Non parliamo tanto dello stealth che, pur essendo implementato, nulla aggiunge data l’idiozia di nemici che possono sempre e comunque essere sorpresi, quando piuttosto del riparo il cui sistema di lock on sul muro funziona veramente male. SU alcuni terreni non perfettamente piani (e fidatevi ce ne sono a bizzeffe) accovacciarsi dietro a un muro diventa macchinoso. Non impossibile, ma scomodo. Il problema è anche che l’abbandono della copertura non è intuitivo e pertanto non basterà muoversi in direzione opposta al muro per uscire dal riparo, quanto piuttosto ripremere il tasto. Non è un problema, ma è solo macchinoso, a maggior ragione del succitato lock on che, come potete intuire, da problemi sia ad agganciarvi al muro che nello sganciarvi. Ma anche qui può aiutarvi la pratica, e non poco.

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Tante, troppe, cose da fare???

Un altra cosa molto intrigante di Unity è il fatto che, una volta sincronizzatisi con la mappa, su di essa appariranno così tante cose da fare che spesso per controllare la mappa sarete costretti a disattivare degli indicatori. Questa è una figata. Non tanto gli indicatori scomodi ma la mole di incarichi in cui imbattersi. Unity è veramente un gioco enorme e di questo a Ubisoft gli si fa un plauso perché benché molte missioni siano pallose o inutili da giocare, il team si è davvero sforzato per creare una bella varietà, inserendo anche alcune nuove interazioni per la serie. Anyway se amate il giocazzeggio, Unity vi accontenterà e tra passaggi sotterranei e viaggi rapidi non ci si troverà mai a noia come in quelle tediose navigazioni di Black Flag in cui per un fottuto forziere con dentro 10 monete dovevi farti migliaia di leghe marine. Senza andando a pescare le solite missioni di furto, fugo o pedinamento a farla da padrone sono le missioni di investigazione e la pianificazione possibile in certi incarichi. Sempliciotte e un po’ noiose, le missioni di investigazione sono la cosa che vi verrà prima a noia perché a dispetto del potenziale dato da una serie che fa degli assassini e dello spionaggio i suoi punti forti di trama si poteva certamente fare di più.

2680145-assassins_creed_unity_sp_sivertassassination Qui basta attivare l’occhio dell’aquila, preme un tasto vicino all’oggetto giusto, e via. Il gioco cerca di fregarvi dandovi la possibilità di accusare la persona sbagliata, ma quale cretino accuserebbe qualcuno prematuramente quando il comodo indicatore a schermo ci dice che mancano ancora indizi da cercare? Nessuno ovviamente! Molto meglio fanno invece le pianificazioni di certe missioni, che sono spesso parte integrante della trama e che, facendo il verso ad una certa scuola (quella di Hitman) permettono di approcciarsi a certi incarichi con il proprio stile. Entrare dalle fogne o da un tetto? Uccidere le guardie o renderle incapaci di chiamare l’allarme? Entrare con la forza o di soppiatto? Le scelte ci sono e per fortuna sono spesso varie e ramificate, per cui un approccio potrebbe mostrare un obiettivo secondario particolarmente vantaggioso, prolungando la nostra permanenza sulla mappa di gioco, ma regalandoci un omicidio senza allarmi o spreco di risorse. Godere o no di questa feature è solo nelle vostre mani perché a voler essere schietti, i problemi evidenziati sulla IA e sulle armi, come logico, si ripercuotono anche qui per cui… si, potreste fare il tutto alla Rambo e fottervene. Per fortuna alcuni mini-obiettivi in qualche modo vincolano l’utente a comportarsi in un certo modo, tuttavia quando un nemico, con ai piedi un cadavere, resta immobile a chiedersi cosa sia successo piuttosto che suonare l’allarme alle sue spalle, capite che c’è poco da fare. E parlando di nuove missioni da fare…

Uniti!

Assassins_Creed_Unity_COOP_GroupHealing_1409669059Togliamoci un dente: la cooperativa di Unity è una cazzata. Ma ATTENZIONE, qui il problema una volta tanto non è il gioco ma il modo in cui in rete si approccia a questo gioco. Premesso che trovare una partita pubblica su PS4 richiede, almeno in questi giorni, un bel po’ di tempo, il problema è che a causa del binomio IA/armi sgrave, molti giocatori che incontrerete se ne fotteranno bellamente di collaborare con voi nello stile di quanto visto nei numerosi trailer del gioco ma si limiteranno piuttosto a procacciarsi tante uccisioni e, quindi, tanti punti. Come? Sparando così tanti fumogeni e bombe carta che manco il capodanno cinese! Laddove invece giochiate con degli amici seri o, meglio ancora, abbiate formato un vostro clan (qui chiamato Club) con cui giocare, Unity offre delle attività interessanti e ben costruite che, rispetto al multiplayer del passato, si dimostrano un po’ più immediate e certamente più divertenti e appaganti. Le missioni appositamente create sono costruite bene e divertono, peccato che il numero sia ad oggi un po’ esiguo ma si tratta di una divagazione piacevole nel panorama coop e, consci che si tratta di poco più che giocazzeggio, potrete divertirvi un bel po’. In futuro la cosa migliore sarebbe diversificare i compiti in squadra, perché in pratica non esistono. Esistono stili di gioco, che permettono, in base al proprio equipaggiamento, di preferire la resistenza fisica piuttosto che la furtività o l’uso di una particolare arma, ma sono situazioni che servono più a compiacere il proprio stile di gioco che a creare nel gruppo delle meccaniche di collaborazione cosa che, pensando a tutta la storia della gilda di assassini e blablabla ci sembrava molto più ovvia.

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