Sergio Bonelli ci prova e pubblica un euromanga, Attica di Giacomo Bevilacqua

La più grande e conosciuta casa editrice di fumetti italiani, Sergio Bonelli Editore, dalla storia editoriale a dir poco granitica, a Lucca Comics si è lanciata in una scommessa. Lì dove hanno avuto inizio le innumerevoli storie di Tex Willer e Dylan Dog, nasce Attica, il primo euromanga Bonelli firmato da Giacomo Keison Bevilacqua.

Qualcuno potrebbe conoscerlo grazie al suo fumetto A Panda Piace, uno dei primi webcomic italiani con cui Bevilacqua ha ottenuto un grande successo che, dopo aver pubblicato anche due opere (Lavennder e Il suono del mondo a memoria), ora lo porta a cimentarsi con un nuovo genere fumettistico: l’euromanga, infatti, sta acquisendo sempre più popolarità e attenzione in Europa, in Italia e, incredibilmente, anche in Giappone.

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Attica, una terra promessa?

Attica è una città circondata da grandi mura impenetrabili, meta sognata da coloro che desiderano una vita ideale in una società perfetta. Insomma, una sorta di paradiso che Kat, la protagonista, non vede l’ora di raggiungere. Kat è una giovane investigatrice che, mentre comincia a lavorare su uno dei casi coi quali guadagnarsi il proprio accesso ad Attica, incontra un ragazzo di nome Aiden, aiutandolo a uscire da una brutta situazione con un losco figuro dal ghigno malvagio.

A seguito di ciò che accade durante lo scontro, che dimostrerà la forte connessione fra di loro, i due decidono di unire le forze per andare insieme ad Attica e saperne di più.

Nonostante le enormi aspettative di Kat e tutti coloro che vedono la città dall’esterno, Attica è in realtà tenuta sotto stretto controllo dal Presidente Ino, un uomo che ha saputo mettere in piedi un vero e proprio regime del quale si è fatto padrone. Tuttavia, sappiamo ancora ben poco di cosa si nasconde dietro le mura di Attica e solo seguendo le vicende di Kat e Aiden scopriremo di più non solo sulla città ma anche sul loro passato e il destino che li unisce.

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Prima di Attica: l’euromanga Radiant

La cosa che ci stupisce di più della pubblicazione di Attica non è il fatto che si tratti un manga, con tanto di formato tankobon, ma che sia un manga pubblicato da Bonelli.

In fondo, per quanto la casa editrice milanese stia cercando di sperimentare negli ultimi anni, l’euromanga esiste già da qualche tempo e Attica non è il primo, né per pubblicazione né per ideazione. Il progetto di Attica, infatti, secondo le parole del suo autore, vede ora la luce dopo due anni di lavoro intenso ma nel frattempo ci sono già stati altri esempi, italiani e stranieri, di questo approccio al fumetto.

Alcuni di questi provengono soprattutto dalla piccola editoria: case editrici come Mangasenpai e Kasaobake, infatti, si sono cimentate nella promozione del manga e dei mangaka italiani ed europei, proponendo una nuova visione di alcuni dei generi che più conosciamo, a cominciare dallo shonen e dagli shojo, arrivando però a scegliere anche titoli boy’s love e yuri, in un clima di inclusività che lascia spazio ad ogni gusto, proprio come i manga giapponesi.

Radiant, ad esempio, è stato un vero e proprio caso mediatico. Il suo autore, Tony Valente, francese, ha creato un vero e proprio battle shonen che ha suscitato un grande interesse internazionale. La prima pubblicazione di Radiant, in madrepatria, risale addirittura al 2013, per poi diffondersi e raggiungere anche l’Italia nel 2017 proprio tramite Mangasenpai. Il suo successo in quanto euromanga è tale da ottenere addirittura un anime interamente prodotto in Giappone, quasi come fosse originato da un manga giapponese in tutto e per tutto.

Eppure, ci sono delle differenze sostanziali tra euromanga e manga giapponese e forse, anche a causa di queste, finora il manga non giapponese è stato spesso bistrattato e considerato “inferiore”. Naturalmente Radiant e molti dei titoli portati anche in Italia dalle case editrici di cui sopra sono la dimostrazione che non è così, tuttavia ci sono delle considerazioni da fare che probabilmente anche Bonelli ha dovuto tenere in conto.

Il manga è una prerogativa giapponese?

Fino a pochi anni fa, si considerava manga solamente un fumetto interamente prodotto in Giappone da giapponesi e lo stesso ragionamento veniva fatto per le loro trasposizioni anime. Se per quest’ultime è più facile che gli studi d’animazione collaborino tra loro a livello internazionale (e inoltre possiamo dirci tutti d’accordo che la parola anime stessa identifica semplicemente, nella lingua giapponese, una produzione animata generica), per quanto riguarda i manga è stato più difficile accettare il fatto che anche gli stranieri potessero disegnarli. Questo perché il manga alla giapponese ha avuto tutta una sua storia (che non affronteremo in questa sede per pura mancanza di spazio e tempo, dato che le sue origini risalgono al secolo XII) che giustamente non va ignorata.

Anzi, gli euromanga ne fanno tesoro e prendono poi una loro strada. Basti pensare, ad esempio, che lo stile di disegno stesso, seppur rispettando lo stesso tipo di proporzioni e altri elementi grafici, si discosta nelle tecniche: proprio in Attica possiamo apprezzare l’utilizzo dei grigi per le ombre quando spesso, nella tecnica giapponese, queste vengono rese con i retini; inoltre, si può osservare uno stile di narrazione cinematografico, per via della disposizione delle vignette e di alcune scene d’azione, oltre all’utilizzo dei flashback molto diverso da come questi vengono sfruttati dagli autori giapponesi, cioè spesso per fare spiegoni che non rispettano sempre la classica regola dello show, don’t tell. Certo non mancano le espressioni esagerate, grandi onomatopee e splash page ma Bevilacqua, così come altri autori europei, racconta a modo suo storie che rispettano lo stesso un “canone” e al contempo lo plasma per trasformarlo in qualcosa di nuovo, con delle proprie regole.

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Attica, come altri euromanga, mantiene la propria natura occidentale nonostante il formato tankobon, conservando il senso di lettura da sinistra a destra. Inoltre, diciamocelo, affronta temi politici e sociali che riguardano, sì, tutto il mondo, ma in particolare stanno interessando quello occidentale da qualche anno a questa parte. Tuttavia sono presenti altri elementi narrativi e generi tipici giapponesi: protagonisti apparentemente orfani o le cui origini sono sconosciute, influenza del genere sentai, un luogo misterioso di cui si sa pochissimo… Insomma, Attica prende a piene mani da tutto ciò che è shonen, per stessa ammissione di Bevilacqua che è grande fan di anime e manga in generale, dimostrando ancora una volta e, probabilmente nella maniera più incisiva, che il manga è semplicemente un media come gli altri con delle potenzialità diverse in base a chi ne fa uso.

Pur riscuotendo un grande interesse del pubblico (a Lucca le vendite sono andate così bene da dover rimandare l’uscita ufficiale del volumetto di qualche giorno), per ora un manga europeo, e a maggior ragione un manga italiano, non potrà essere realizzato allo stesso modo di un manga giapponese. Bevilacqua ci ha provato, con un approccio che voleva avvicinarsi a quello dei mangaka giapponesi ma che, per forza di cose, ha portato a un risultato diverso: un’altra delle caratteristiche fondamentali di un manga moderno è la sua serialità, poiché in Giappone esistono riviste sulle quali si pubblicano settimanalmente o mensilmente i capitoli, che oltretutto comportano ritmi serratissimi per il mangaka e i suoi eventuali assistenti.

In Italia, chiaramente, non esiste niente di tutto ciò: questo modus operandi non è concepibile nella nostra realtà editoriale e Bonelli poteva dunque spingersi oltre i propri limiti solamente se Attica fosse stata già una storia conclusa (dopotutto, in quanti di noi conoscono l’amara delusione di non sapere quando vedremo la fine di certi manga?). Questo processo di sviluppo, forse, è l’unica cosa che ancora distingue realmente quelli giapponesi dagli euromanga come Attica, senza essere però una discriminante nel dare un giudizio sulla loro qualità e validità come prodotto.

Guardando al futuro, dopo Attica

Attica è un esperimento che sicuramente, col tempo, cambierà Bonelli, ma anche l’editoria manga, dalle sue fondamenta. Come dicevamo, finora solo la piccola editoria aveva mostrato interesse e fiducia verso il manga italiano e straniero, intravedendo la nuova e diversa sensibilità degli autori europei. Editori più grandi come Jpop e Shockdom hanno poi raccolto a loro volta la sfida dell’euromanga, creando dei distaccamenti appositi proprio con quelle piccole case editrici.

Ora si aggiunge anche Bonelli, che decide di prendere una direzione originale, ma mantenendo intatto il proprio spirito tradizionale, grazie all’opera di un fumettista esperto come Giacomo Bevilacqua, il quale, in un certo senso, potrebbe essere il Tony Valente italiano che aprirà definitivamente le porte anche ai numerosi aspiranti fumettisti in stile manga che sognano di pubblicare una propria opera. E, di certo, poter dire di pubblicare il proprio manga con Bonelli, un giorno, non suona così male.

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