Auguri Mrs. Rowling

Il 31 luglio del 1965 nasceva la piccola Joanne, urlando il suo primo vagito a Yates, un paese piccolo piccolo nel Glouchestershire. un luogo impervio e impronunciabile nella ridente Inghilterra. Da quelle guance paffute e quelle mani grassottelle sarebbe emersa l’artista, la scrittrice, la donna che tutti ora conoscono come J. K. Rowling, un’autrice milionaria, che ha regalato sogni a chiunque acquistasse i suoi libri, riuscendo a metter d’accordo in un solo momento, maschietti, femminucce, bambini e adulti, grazie a quel fenomeno editoriale che è stato Harry PotterQualche giorno fa, Mrs. Rowling ha compiuto per la seconda volta 25 anni, e non c’è modo migliore per festeggiarla se non celebrandola come una persona del suo calibro si merita, sciorinando i tanti motivi per cui continuiamo a seguirla e continua a piacerci. Sempre di più.

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Perdere un primato non è sempre un male

Joanne Rowling ha conosciuto n successo planetario strepitoso, che automaticamente le ha portato tanta a fama e soprattutto un pacco e mezzo di denaro sonante. Grazie ai suoi romanzi apprezzatissimi è arrivata a essere una delle donne più ricche del pianeta, entrando nelle classifiche di Forbes come una delle prime miliardarie e come una delle prime scrittrici a raggiungere questo primato. Però, nonostante l’amore dei suoi fan e le possenti vendite associate alla sua firma, questo primato dorato è durato davvero poco pochino: da un anno all’altro, il nome Rowling sparisce dalla famigerata lista dei portafogli più panciuti del pianeta per non comparire mai più. Cosa era successo ne frattempo? Cosa aveva portato J. K. a ‘impoverirsi’ così? Una crisi delle vendite? Per niente!  Litigi con qualche agente o editore? Sicuramente ce ne sono stati, ma niente di serio che noi sappiamo.

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Cause? Ecco, sì, forse ci stiamo avvicinando alla verità. Cause. Ma non quelle che vi stanno venendo in mente, non quella roba da legal thriller con avvocati senza scrupoli che costruiscono prove per accuse infondate. Qui parliamo di GIUSTE CAUSE. Infatti Joanne Rowling nell’arco di un anno ha devoluto in beneficienza una tale quantità di soldi da lasciare il posto di super ricca e tornare in un più prosaico status di ricchissima. I beneficiari della sua charity sono stati dei gruppi di aiuto per bambini in difficoltà, come l’associazione Lumos da lei fondata insieme a Emma Thompson e il centro di ricerche contro la sclerosi multipla dell’università di Edimburgo, che Joanne vuole far crescere fino a renderlo uno dei punti di riferimento per la lotta contro questa terribile malattia. Alcuni più maligni potrebbero anche sottolineare che il salto di qualità a ribasso della fortuna della Rowling sia anche ascrivibile all’inasprimento delle richieste fiscali da parte dell’Inghilterra… e avrebbe ragione. Nelle varie manovre lacrime e sangue, tutti i super ricchi britannici si sono visti alzare le aliquote fiscali in maniera importante. Ed è anche giusto.

Influencer, senza peli sulla lingua e (c)attiva

Joanne Rowling è considerata quasi senza ombra di dubbio una delle donne più influenti della sua nazione. La sua popolarità l’ha portata sulle copertine di innumerevoli quotidiani e rotocalchi, intervistata, spettegolata e attaccata da tutte le parti. E la nostra amata scrittrice ha preso sul serio il suo ruolo di persona conosciuta, non mancando mai di esprimere le sue opinioni in ambiti spinosi come la politica e il welfare. Le sue idee, spiccatamente di sinistra, l’hanno portato a finanziare il partito labourista con ben un milione di sterline e a esporsi direttamente e pubblicamente ogni qual volta il Governo conservatore di Cameron attuava qualche riforma poco ortodossa. Famosa la sua polemica scaturita quando ci fu la proposta di sgravi fiscali alle sole coppie sposate in difficoltà, lasciando in alto mare tutti i genitori single e altre tipologie di famiglie. Le sue parole affidate a un articolo sul Times furono a suo tempo dure e bacchettavano tanto i politici quanto l’opinione pubblica che commentava laconicamente che non era questione di soldi ma contava il gesto.

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La Rowling, forte della sua esperienza di madre single senza un quattrino invece ferocemente scriveva che ‘se i ladri ti hanno sfondato la porta di casa e non ti puoi permettere un fabbro per sistemarla, è un problema di soldi. Se ti mancano due centesimi per comprare una scatoletta di fagioli e tuo figlio è affamato, è una questione di soldi. Se inizi a considerare il furto per reperire dei pannolini, allora è una questione di soldi!’. Anche in occasione del referendum di separazione della Scozia, da scozzese, promosse il NO, adducendo come motivazione la sua avversione verso tutti ragionamenti sulla cosiddetta razza pura, e arrivando a paragonare i sostenitori del Sì ai Mangiamorte e alla loro propaganda contro i Sanguemisto.

La prima regola di uno scrittore

Joanne Rowling ha investito tutta se stessa nella stesura della sua opera, ha speso tutto quello che aveva per partire in quel viaggio lungo sette libri che sarebbe stato la saga di Harry Potter. E questo non in senso figurato.  In più di una occasione, J. K. ha ammesso che Harry Potter è stata la sua valvola di sfogo, la scommessa contro uno dei periodi più bui della sua esistenza, qualcosa di talmente doloroso e lacerante che le ripercussioni si sentono ancora adesso nonostante tutto. Prima di risalire la china e diventare una delle donne più importanti e ricche d’Inghilterra, la donna che oggi vediamo sorridente e radiosa negli scatti mondani ha sofferto sotto molteplici fronti. Prima il dolore di un matrimonio fallito, durante un periodo all’estero che le ha regalato le gioie incommensurabili di un figlio da crescere da sola. A rincarare la dose, arriva la morte della madre, abbattuta un pezzo alla volta e senza scampo dalla sclerosi multipla, quella malattia che continua a scudisciarti settimana dopo settimana fino a stremarti e lasciarti inerte e desideroso solo di morire. Questi elementi segneranno tantissimo la scrittrice, tanto che una volta ha ammesso che in quel tunnel di sofferenze e dolore, si sia ritrovata a guardare la sua figlia piccola aspettandosi di trovarla morta, come se fosse l’ultimo piccolo pegno che il destino beffardo le doveva portar via.

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Da questo terreno accidentato e sanguinante è germogliata l’intera saga di Harry Potter e ha alimentato molte delle tematiche che l’hanno caratterizzata. La sofferenza, l’abbandono, il pericolo di perdere tutto sono solo alcuni esempi di quanto Joanne abbia seguito la prima regola che si insegna a uno scrittore: ‘Scrivi ciò che sai’. E questo lei conosceva: il mondo dell’insegnamento, bagnato nel mare amaro delle perdite, dove le notti sono buie e non basta l’alba a scacciare tutte le ombre. Ha messo dentro quelle pagine ricordi di gioventù (Albus Silente è ispirato al preside della sua scuola elementare) e ha sfruttato l’intensità dei sentimenti che aveva per dare forza alle parole dei suoi personaggi, man mano che le vicende crescevano e diventavano più adulte e severe. In poche parole: è stata sincera.

Quattro ore ferma

Joanne avrà sempre un debito infinito nei confronti delle ferrovie inglesi. Non stanno messe male come le nostre, questo è vero, ma anche da quelle parti ogni tanto ci si può trovare nel Middle of Nowhere chiusi in uno scompartimento di seconda classe, circondati da sconosciuti. È quello che è capitato alla Rowling, quando ancora non era nessuno se non una passeggera imbufalita per le quattro ore di ritardo appena annunciate. In quell’occasione per chissà quale cortocircuito mentale, il personaggio di Harry Potter le balenò in testa, nascendo in un fugace lampo di genio. La stessa scrittrice ha raccontato come una dopo l’altra vedeva le vicende che si sarebbero svolte nel corso dell’epopea potteriana, mentre i personaggi comprimari e quelli accessori cominciavano a parlarle nella lingua sussurrata delle idee appena nate.

Per sua stessa ammissione, il desiderio di scrivere quella storia, di mettere su carta le sue intuizioni era impellente e quasi insopportabile, ma purtroppo non aveva con sé una penna… timida come solo una persona presa a calci dalla vita può esserlo, non chiese nulla a nessuno e rimase immobile su quel sedile per quattro lunghe ore, ad ascoltare se stessa, a guardare fuori da quel finestrino, dove il panorama nebbioso inglese diventava lo schermo su cui erano proiettate le prime fantastiche avventure del maghetto più famoso della storia.

Gli occhiali e una cicatrice a forma di saetta

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Non potevamo lasciare da parte il motivo per cui Joan Rowling sarà ricordata in eterno, non potevamo dimenticare le migliaia di parole che ha speso per raccontare la lotta tra il bene e il male in un mondo alternativo e così legato al nostro, non potevamo per nessun motivo al mondo non citare il beniamino di adulti e bambini, Harry Potter, e tutti suoi amici e nemici. Non potevamo soprattutto perché siamo dei grandissimi fan della serie, in ogni sua forma e manifestazione. Certo, siamo anche dei fan con un po’ di raziocinio e ci rendiamo conto se da una parte i libri ambientati a Hogwarts sono molto belli e meritano l’attenzione di molti, dall’altra sappiamo benissimo e non abbiamo paura di ammetterlo che alcuni dei film tratti da questi romanzi non sono affatto all’altezza della loro controparte cartacea (qualcuno sta dicendo Principe Mezzosangue?). Ma tutto questo fa comunque parte del gioco, di quella magia senza fine dove un pool di personaggi affiatati e perfettamente in sintonia con il ha fatto breccia nel cuore della conoscenza collettiva per diventare proprietà di tutti gli immaginari. Non si può negare l’importanza duratura e valida che l’opera della Rowling ha avuto in ambito letterario, e non parliamo solo di vendite, perché diciamolo chiaramente, anche 50 Sfumature Di Grigio ha venduto uno sproposito, ma siamo davvero su due pianeti così diversi da non poter esistere neanche nello stesso universo. Harry Potter ha mostrato come sia possibile scrivere delle storie che evolvono con i personaggi stessi, dove il tipo di scrittura, l’approccio narrativo e tematico salga di livello in base alla stessa crescita dei protagonisti, cercando di aggiungere qualcosa in più a ogni giropagina.

Pensate a quello che è il primo libro, dove tutto ha una parvenza meravigliosa, dove la sorpresa e i sorrisi ebeti si stampano sulla faccia di ogni lettore, mentre i piccolo Harry si stupisce e sorride come un ebete dalle pagine del libro, come un bambino in un negozio di caramelle… o di bacchette magiche. E da questo idilliaco inizio, da questa alba, a piano a piano la Rowling ci accompagna nel crepuscolo dell’adolescenza travagliata dei nostri eroi, travolti da un insolito destino, quasi sopraffatti da problemi e situazioni ben al di sopra delle loro stesse forze, costretti a crescere nella maniera sanguinosa che solo i veri combattenti possono sopportare. Questo è Harry Potter, un romanzo di formazione, la storia di come anche il più inconsapevole dei bambini può celare la scorza dura di un vero eroe. E in tutte quelle pagine affascinanti, sono affrontati temi adulti e problematiche spinose: per questo nonostante l’aspetto quasi scanzonato e adolescenziale, la storia ha finito per conquistare anche gli adulti (forse pure più dei bambini), così tanto da obbligare la casa editrice a creare una linea di copertine adulte, o quanto meno anonime, che non mettesse in imbarazzo (?) il lettore ultraquarantenne impegnato a scoprire come andassero le cose lì ad Hogwarts.

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Non sono qui per fare critica o per addentrarmi nell’analisi di un’opera davvero così complessa e ricca di sfaccettature come quella della Rowling, ma non posso dimenticare la figura della professoressa Umbridge e di quello che rappresentava: una scuola pilotata, che non forma e che invece cerca di tarpare la curiosità dei propri studenti, una scuola chiusa in se stessa, dove l’unica parola conosciuta è quella della repressione (anche molto sanguinosa), dove l’aspetto gerarchico viene esasperato fino a diventare quasi dittatoriale. Mi ha sempre spaventato quel libro (è il quinto, L’ordine della Fenice), perché è anche poi il prologo degli avvenimenti drammatici che culmineranno nel settimo dolorosissimo libro. Ed è un canto disperato verso la pluralità di conoscenze, in favore di uno studio ampio, dove lo studente è arte integrante e integrata del processo cognitivo e di apprendimento. Sappiamo come sia andato a finire, e la cosa davvero drammatica non è tanto il prosieguo della storia inventata, ma quanta aderenza uno scritto del genere abbia con il presente attuale: basta guardarsi intorno, e vedere come ci troviamo, a un passo dal perdere definitivamente l’idea di una scuola seria che serva davvero agli studenti. E questo ce l’è già venuto a dire la Rowling, per bocca di Harry Potter. Poi non dite che non eravate stai avvisati.

Auguri, Mrs. Rowling, scrittrice, autrice, donna, oracolo.

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