Il Secondo Conflitto Mondiale è più vivo che mai

 

A distanza di poco di più di due anni dall’uscita sul mercato di Battlefield 1, capitolo di grande impatto, capace di risollevare le preoccupanti sorti del brand, il team svedese di DICE ritorna sulla scena ludica con convinzione con un nuovo capitolo della saga.

La nuova iterazione prenderà il nome Battlefield V e ci porterà, dopo il viaggio nella Prima Grande Guerra, all’interno del Secondo Conflitto Mondiale, uno dei periodi storici più tormentati e cruenti di sempre, ma anche uno di quelli più “amati” e che ancora oggi fa molto parlare di sé. La scelta di dirottare il conflitto videoludico all’interno della Seconda Guerra Mondiale è tutto sommato conservativa, ma nemmeno così tanto. Se da un punto di vista estetico il “cambio generazionale” si avverte poco, il tutto cambia se si osservano elementi come veicoli, bocche da fuoco e vestiario generale, che danno un’idea più precisa del salto cronologico avvenuto.

Abbiamo ripetuto più volte la parola “salto” in modo non casuale: Battlefield V, infatti, è una diretta evoluzione del suo predecessore, nel bene e nel male, proprio come la Seconda Grande Guerra lo è stato della Prima. La formula che DICE ha imbastito è risultata vincente e convincente sin da subito, e snaturarne i concetti di base sarebbe risultato, probabilmente, un grosso errore. Per questo motivo, ci troviamo di fronte ad un titolo per certi versi parecchio “conservativo”, ma che non delude assolutamente sotto il profilo delle novità introdotte. Alcune di esse però necessitano un lasso di tempo superiore per essere ben oliate nel rodato meccanismo dello shooting game di Electronic Arts.

Il tutto si presenta comunque molto promettente, ed il supporto al titolo, previsto per molti anni da parte degli sviluppatori, sarà l’ago della bilancia per sancire il successo effettivo della produzione. Intanto, però, noi ci abbiamo messo le mani sopra e ci sentiamo di dire che ne siamo moderatamente entusiasti.

Volete sapere il perché? E allora non vi resta che leggere la nostra recensione!

Storie di guerra, storie di sangue

A differenza della concorrenza, Battlefield V punta ancora sulla campagna, seppur con le dovute “proporzioni”. Anche stavolta, la modalità single-player è più che altro un mega-tutorial di cosa vi aspetta all’interno del mondo di gioco e che vi consente di familiarizzare con le varie bocche da fuoco disponibili.

Ciò non toglie che le varie missioni risultano piacevoli e caratterizzate da un livello di sfida soddisfacente, se preso però con le dovute premesse. L’intelligenza artificiale non brilla di certo sotto il profilo della tattica, ma spesso e volentieri la loro disarmante superiorità numerica fa sì che il tasso di sfida aumenti in modo considerevole. In alcuni frangenti, pertanto, risulta più efficace cercare di sfuggire alle orde nemiche, puntando a testa bassa verso l’obiettivo, piuttosto che tentare un inutile “suicidio”. Spesso, poi, una scelta ancor più vincente è quella di affidarsi alle varie armi offerte dagli scenari (cannoni, gatling etc.), capaci di spazzare via con estrema facilità le forze nemiche.

La trama di Battlefield V viene narrata a scaglioni, con ogni “Storia di Guerra” che rappresenta una vera e propria mini-campagna a se stante, con tanto di finale. La storia portata in scena da DICE è anticonvenzionale: non più il classico eroe di guerra, ma la storia degli ultimi, dei semplici soldati, il cui imperativo categorico è la sopravvivenza, in una guerra piena di orrori e dolore. Proprio la guerra qui è rappresentata come un dramma, spogliata della connotazione quasi gloriosa tipica delle pellicole di Hollywood, con dei toni documentaristici molto spiccati, con una connotazione quasi “impersonale” che però non toglie nulla a ciò che viene portato sulla scena. Nonostante questo, va detto che le tre storie raccontate (una quarta uscirà prossimamente) non brillano per qualità e risultano abbastanza anonime e poco memorabili. Va apprezzato il coraggio degli sviluppatori nel narrare le gesta di semplici soldati, ma potevano fare probabilmente uno sforzo in più.

 

Uno shooter solido, ma conservativo

Una volta preso in mano il controller, sembra che il tempo non sia mai trascorso dall’epoca del suo predecessore: per chi ha sviscerato Battlefield 1, infatti, questo titolo ne rappresenta una vera e propria evoluzione diretta.

Ancora una volta, quindi, DICE mette in piedi uno shooting solido e appagante, indirizzato maggiormente ad un pubblico che anela a distanziarsi da super-salti e time-to-kill bassissimo: il titolo in questione, come il suo predecessore, mira ad un realismo più convinto, seppur caratterizzato da diversi difetti, alcuni anche abbastanza evidenti. A finire sul banco degli imputati principalmente sono alcuni elementi che cozzano parecchio con la fedeltà storica, in particolare alcune armi, che sembrano essere uscite da un’epoca differente. Altro elemento non molto a favore del titolo targato DICE è il sistema di respawn, che risulta spesso fallimentare: ci si trova, infatti, in varie occasioni, a rinascere nel pieno di uno scontro a fuoco, cosa che ci porterà ad una morte pressoché certa. Un progresso, invece, è stato fatto sul time-to-kill e sulle abilità delle varie classi.

Il primo è stato, infatti, abbassato e le seconde sono state modificate in modo tale da rendere l’esperienza più accessibile anche ai meno esperti: a differenza di Battlefield 1, il medico lancia le cure solo nel momento in cui ce n’è effettivo bisogno, con un sistema che lo avvisa che gli alleati ne hanno la necessità, e si può rimediare con la pressione di un solo tasto. Anche la rianimazione è stata semplificata, giacché prima era necessario cambiare arma, esponendosi agli attacchi nemici, mentre ora basta premere il tasto X/quadrato presso l’alleato morto, per resuscitarlo. Inoltre è presente per tutti la capacità di autocurarsi: ogni soldato disporrà di un kit medico da utilizzare in caso di bisogno e che potrà essere fornito nuovamente da un medico, cosa che rende il lavoro di quest’ultimo più dinamico e le altre classi più autosufficienti e pronte e tenere testa alle varie situazioni di emergenza.

Cambia qui anche il potenziamento delle armi: non più delle semplici modifiche, ma delle vere e proprie abilità da sbloccare man mano che si gioca con un certo tipo di arma. Le modifiche sono qui solo estetiche, mentre invece per vedere dei cambiamenti tangibili bisognerà livellare utilizzando l’arma scelta.

Molto apprezzabile risulta la differenziazione tra le varie classi, solo in parte ripresa da Battlefield 1. Tornano quindi le quattro classi già viste nel predecessore (Assalto, Supporto, Medico e Ricognitore), tutte molto piacevoli da utilizzare ed utili in battaglia. Non abbiamo rilevato sbilanciamenti tra una classe e l’altra ed ogni giocatore ha quindi la possibilità di scegliere liberamente a quale classe e sottoclasse dedicarsi. Dopo il livello 8, inoltre, il giocatore potrà scegliere una sottoclasse da utilizzare per poter rendere il proprio personaggio più adeguato alle proprie abilità. Va da sé che un team ben organizzato tenderà a potenziare i propri personaggi in modo da avere l’arma della varietà nel suo arsenale e da essere sempre pronto a fronteggiare ogni situazione.

Molto bella e ben fatta è anche la possibilità di modificare il proprio alter-ego, per il quale si potranno scegliere abiti e pittura facciale, oltre al sesso, cosa che rende ancor più immersiva l’esperienza di gioco. Badate bene: non c’è alcun contenuto a pagamento e gli sviluppatori hanno assicurato che resterà così anche in futuro. Se così fosse (e ce lo auguriamo), sarebbe una cosa davvero lodevole, considerando anche il supporto garantito di almeno due anni.

Il feeling delle armi non ci ha convinti pienamente: pad alla mano, non sembra cambiare molto tra un’arma e l’altra, ed alcune di esse risultano essere fin troppo “leggere”. Sembra infatti che cambi poco e soprattutto non si nutre molta differenza nel momento in cui si passa da un mitra ad un fucile automatico. Niente di clamoroso, sia chiaro, ma ci si poteva aspettare un tantino di più da un gioco che punta comunque ad un certo realismo nelle varie situazioni e che non doveva preoccuparsi di lavorare su altri aspetti già ben oliati, quali la grafica o la formula di gioco.

La strada per la gloria non è per i lupi solitari

Per quanto concerne il gioco cooperativo, in cui il titolo dà il meglio di sé, è presente la possibilità, per il leader, di dare ordini alla sua squadra in modo chiaro e ben visibile. Se gli ordini vengono eseguiti poi forniscono una serie di punti mediante i quali si possono sbloccare armi estremamente potenti. Va da sé che il divertimento aumenta se si gioca con gli amici, fermo restando che anche giocare senza una squadra già fatta risulta piacevole. Per quanto riguarda le modalità con più giocatori (che, ricordiamo, possono arrivare a 64), resta sempre consigliabile avere almeno un amico, altrimenti si rischia di annoiarsi.

Anche perché le modalità di gioco variano da grosse dimensioni a quelle ridotte, con un numero di giocatori per sessione sempre comunque corposo. Queste ultime ritornano con la stessa identità di quelle viste su Battlefield 1, con qualche variazione (Operazioni, Deathmatch a squadre, Conquista, Dominio e chi più ne ha più ne metta), distinzioni che risultano fondamentali ai fini del divertimento generale. Prendere parte ad una splendida sessione in quel di Operazioni su Vasta Scala senza l’ausilio di un team organizzato può risultare una vera sassata sui denti, portando il giocatore a scoraggiarsi ed a perdere interesse sul lungo termine. Questa modalità, infatti, prevede una guerra strutturata su vari giorni con un background narrativo che fonde diverse modalità e premia ogni sforzo. Fatta eccezione per alcune situazioni in cui i cecchini hanno un vantaggio enorme (paragonabile a quello dei veicoli nel suo predecessore), è una modalità molto ben bilanciata e piacevole, ma da godere in compagnia di un team di amici, facendo fronte unito e coprendosi e supportandosi a vicenda.

 

Quantità e varietà cozzano lievemente

Le modalità gioco sono veramente tante e, sulla carta, molto diversificate; peccato per la variabilità, leggermente deludente sotto questo aspetto: che sia Deathmatch o Dominio, la differenza tra le varie partite è molto labile. Inoltre, alcune partite di alcune modalità sono davvero molto lunghe, il che risulta scoraggiante e porta il giocatore, nella maggior parte dei casi, ad evitarle.

Nulla da dire, in ogni caso, sulla profondità generale del titolo: la longevità, con tutte le modalità disponibili, può diventare infinita, anche grazie al supporto che DICE e Electronic Arts si sono impegnate a garantire. Eccezionale risulta anche, come nel caso del suo predecessore, la grandezza delle mappe di gioco e la cura con cui esse sono realizzate. Dimenticatevi i tipici scenari di guerra: qui vedremo lande desolate e monti innevati, con tanto di costruzioni diroccate a fare da riparo occasionale.

Le mappe si presentano infatti molto vaste, con zone in cui si rimane completamente scoperti, cosa che riesce a dare al giocatore l’impressione di trovarsi in una vera battaglia: bisogna prestare molta attenzione, nascondersi quando necessario e stare sempre pronti a scappare per evitare un bombardamento aereo o un attacco a sorpresa. Risultano qui utili le fortificazioni di cui si ha la possibilità di usufruire nel corso della battaglia ma, a meno che non si giochi con un team di amici, esse tendono a passare in secondo piano, perdendo la loro effettiva utilità. Altra particolarità che il titolo prende dal suo predecessore è la distruttibilità: molte costruzioni possono essere rase al suolo, cosa che rende il tutto ancor più divertente e tattico.

Per quanto concerne il netcode è tutto perfetto: come sempre, i server di EA sono eccellenti. Non abbiamo rilevato alcun problema di stabilità o di matchmaking: trovare una partita richiederà sempre solo pochi secondi e non siamo quasi mai andati incontro a disconnessioni o blocchi. A volte è capitato che, durante il caricamento di una nuova partita, il gioco si sia bloccato completamente ed è stato necessario chiuderlo forzatamente, ma nulla di particolarmente rilevante o consueto.

 

Uno spettacolo per gli occhi… ma non sempre

Il comparto tecnico di Battlefield, a primo impatto, si presenta al massimo del suo splendore ma, guardando le cose più da vicino, si nota come il motore grafico sia sempre lo stesso. Il Frostbite, che ha qualche anno sulle spalle, ha portato il team di sviluppo a dover scendere a compromesso su alcuni aspetti.

Alcuni elementi di alcune mappe, in particolare, risultano tecnicamente non eccezionali, con delle texture poco rifinite. Il tutto risulta però veramente soddisfacente ed i compromessi di natura tecnica non sono visibili a primo acchito, questo va precisato, grazie ad una quantità ed una qualità di effetti di luce e particellari veramente enorme. Alcune mappe, d’altro canto, risultano tecnicamente eccezionali, tra le quali Rotterdam, che è stata anche largamente sponsorizzata. Se da un lato c’è quindi un parziale riciclo di alcuni elementi ed asset, dall’altro ci sono ambientazioni costruite con una cura maniacale e certosina. Abbiamo poi riscontrato alcuni bug grafici, rilevabili soprattutto in alcune, vistose, compenetrazioni poligonali, che proprio non dovrebbero esserci in un titolo di tale caratura. Siamo sicuri, comunque, che il team di sviluppo sistemerà questi problemi al più presto.

Per quanto concerne il sonoro, invece, nulla da dire. Il doppiaggio è ottimo, le voci calzanti e gli effetti delle armi sono appropriati e ben fatti. Alcune di esse, come detto, sembrano fin troppo “leggere”, cosa che si ripercuote anche sul suono che emettono. Nel complesso, però, questo aspetto del gioco non ha problemi di sorta.

Verdetto 

Battlefield V è uno sparatutto profondo, dal gameplay più lento e ragionato rispetto alla concorrenza diretta e che fa della profondità tattica delle varie classi giocabili il proprio punto di forza principale. Sul piano contenutistico, il titolo di DICE offre diverse modalità di gioco, tra cui una risicata campagna single-player e diversi tipologie di scontro in multiplayer.

La sostanza c’è e la longevità, contando anche gli update futuri promessi dagli sviluppatori (tutti gratuiti), può diventare infinita. Peccato però per una varietà alquanto anonima delle modalità in questione: che sia Dominio, Deathmatch o Conquista, ci è sembrato di fare sempre e comunque le stesse cose, seppur con un tasso di divertimento sempre molto elevato. Il risultato, complessivamente, ci ha convinto e viene ottimamente sorretto da un comparto grafico di tutto rispetto. Peccato, anche qui, per una reiterazione forse eccessiva del vecchio capitolo, da cui il titolo si distacca, invero, soltanto marginalmente. Alcune mappe di gioco sono veramente splendide, ma altre mostrano il fianco a difetti di sorta che non ci saremmo aspettati di ritrovare: texture ed illuminazione non sono propriamente di primo livello in alcuni frangenti e, ormai, probabilmente il Frostbite necessita di una svecchiata generale. Nulla da dire sul netocode: le partite sono facili da trovare e i server sono molto stabili. Non ci è capitato mai di incappare in disconnessioni o lag e la cosa non può che farci piacere. Peccato però per la durata delle partite: soprattutto per quanto concerne la modalità Operazioni i match possono durare anche ore, una scelta che potrebbe scoraggiare chi è alla ricerca di un tipo di divertimento più immediato e veloce.

Nel complesso Battlefield V è un vero e proprio “more of the same”, nel bene e nel male: se il brand vi piace siete nel posto giusto; se volete avvicinarmi alla serie probabilmente questo è il momento migliore, ma se fate parte di quella schiera di fan desiderosi di assistere a qualcosa di nuovo, probabilmente, rimarrete un tantino delusi.

Battlefield V - Recensione
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