Una storia di (anti)magia

Diventerò il Re dei Pirati” oppure “Sarò Hokage”, vi dicono niente? Beh, che vi facciano salire ancora la pelle d’oca o che siate stufi di sentirli preparativi al nuovo tormentone di Shonen Jump, ovvero “Sarò io il prossimo Imperatore Magico”. Direttamente dal manga Black Clover è la frase preferita di Asta, un orfano che combattendo contro le avversità cerca di arrivare ai vertici del mondo e diventare il prossimo comandante del regno di Clover. Ma vediamo insieme cosa ci riserva la nuova opera di Yūki Tabata.

In un mondo in cui la magia è all’ordine del giorno Yuno e Asta sono 2 orfani che sognano di diventare Imperatore Stregone, ovvero il mago più alto di rango e riconosciuto come il più forte del regno. Yuno è estremamente abile nella magia del vento ed infatti riceve il grimorio del quadrifoglio, che si dice appartenuto al primo Imperatore Stregone, mentre Asta pare completamente incapace di usar alcuna magia. Ciò sembra strano, visto che chiunque è in grado di usarne almeno un po’, tuttavia le paure del ragazzo si dimostrano fondate quando alla cerimonia egli non riceve alcun grimorio. Sconsolato e deriso fugge via ma, dopo che il suo amico viene attaccato da un mago intenzionato a rubargli il libro magico, egli decide di non darsi per vinto e di difenderlo a qualunque costo. Quando le cose sembrano volgere per il peggio, accade qualcosa e anche Asta ottiene finalmente un libro magico (avente addirittura 5 petali), dal quale esce una strana spada, in grado di annullare ogni incantesimo, che gli permette di avere la meglio. Da lì in poi il giovane cercherà di entrare nei cavalieri magici, le guardie del regno, per poter realizzare il suo sogno e diventare la guida del regno di Clover, riscontrando però non poche difficoltà in quanto mancante di energia magica.

La trama non è particolarmente innovativa: il protagonista sfigato che ottiene un potere particolare, vuole diventare il migliore, ha un amico-rivale, trova amici fidati, ecc. Tutte cose già viste. Per carità, sono idee che funzionano sempre e comunque nei manga, e se – come in questo caso – sono bel amalgamate e non stonano l’una con l’altra possono portare ad una buona storia, tuttavia non si può certo elogiarne l’originalità.
Comunque al di là della storia in sé, il tema di fondo di ogni avventura sarà sempre la tenacia di non arrendersi e il supporto dei propri compagni. Vi è ben poco spazio per altre eventuali tematiche o emozioni. Ogni saga è sempre abbastanza simile alle altre: partenza problematica, botte, il personaggio di turno che rimane impressionato da Asta, crescita interiore, altre botte, cattivo di turno sconfitto. Ok, numerosi manga assai famosi usano spesso la medesima formuletta per creare le varie storie, ma in quest’opera il senso di ripetitività si sente particolarmente soprattutto all’inizio, facendo sì che anche i colpi di scena o i momenti epici non rimangano così impressi o risultino troppo prevedibili.
Ci si può entusiasmare di fronte ad un combattimento avvincente o ad una scena ben fatta, ma finito il momento difficilmente vi rimarrà qualcosa.

Una particolarità della storia, che può piacere o meno, è l’estrema velocità con cui si susseguono i fatti. Normalmente fra una saga e l’altra o prima che i protagonisti vengano ributtati nel mezzo degli eventi, vi sono dei momenti di pausa nella narrazione, usati per spiegare i dettagli tralasciati, per festeggiare o semplicemente per rallentare un minimo il flusso. Ma qui ciò non succede: finita un’avventura o un combattimento, i personaggi si ritrovano subito a dover affrontare un nuovo nemico o a risolvere qualche altro problema. I capitoli di intermezzo, che sembrano dar un attimo di tregua al lettore con storielle brevi e senza un particolare scopo, si dimostrano tutti degli incipit dei fatti che stanno per accadere. Sia chiaro, ciò non è per forza un difetto anzi, chi preferisce una narrazione serrata non potrà che rimaner contento dinanzi ad un ritmo tanto spedito, ma chi è abituato a tirare un respiro tra un villain e l’altro qui avrà ben poco tempo per farlo.

Personaggi o sagome di cartone?

I personaggi di Black Clover sono assai numerosi, dai compagni di squadra di Asta, ai membri delle altre compagnie fino ai nemici. Ognuno di loro viene caratterizzato in maniera ottima, presentando un’indole ben precisa e riconoscibile. Il capitano burbero ma fiducioso dei suoi allievi, quello che non vuol lavorare con nessuno, quello che si crede superiore e tanti altri. Sono decisamente uno più esagerato e divertente dell’altro e nel corso dell’opera si vedranno spesso nemici (e non) cambiare atteggiamento e aprirsi agli altri di fronte alla caparbietà e alla tenacia che il protagonista dimostra in ogni situazione. Nonostante o proprio a causa di questa delineazione così ben definita, i personaggi tendono a rimanere molto piatti, come se ognuno di loro potesse provare esclusivamente un’emozione. Non danno l’idea di esser persone vere che ragionano ed hanno sentimenti, ma appaiono piuttosto come dei manichini preimpostati per avere quella precisa reazione sempre e comunque. Non che questa sia per forza una nota dolente, e in uno shonen tanto esagerato e dinamico se anche la parte caratteriale viene tralasciata un po’ in favore dei combattimenti in effetti non è gravissimo, tuttavia a volte risulta frustante vedere un preciso personaggio interpretare sempre e soltanto quel preciso soggetto.

Una tecnica degna dell’alba dorata

Se per la profondità dei personaggi e della storia quest’opera non si presenta come un capolavoro, dobbiamo invece rivalutarla passando all’aspetto tecnico. Disegni semplici ma incredibilmente precisi e puliti con un ottimo livello di dettagli quando richiesto. Sicuramente alcuni di essi sono volutamente ironici, come le espressioni facciali, che in Black Clover sono a metà fra il ridicolo ed il geniale. Il tratto di Tabata predilige linee morbide e pulite, evitando eccessivo caos nelle scene e permettendo un’ottima chiarezza in ogni tipo di scena.
Un piccolo dettaglio che per cui però bisogna elogiare il maestro Yūki è l’originalità con cui riesce a sfruttare tantissimi tipi di magie, alcune assai assurde. Dalle classiche elementali, fino a quella del cotone, passando anche per la magia della pittura, ogni personaggio ne usa un tipo diverso sfruttando a volte tecniche incredibilmente geniali.

black clover approfondimento

Magia dal vivo

Dall’opera vi è inoltre stata tratta una serie animata tutt’ora in corso, che conta attualmente una quindicina di episodi anche se non completamente fedeli al manga. Alcune parti infatti (a volte interi episodi) non sono presenti nell’opera cartacea; in esse di solito viene spiegato dettagliatamente un aspetto non ben definito o illustrate pienamente, altrimenti solo accennate. Non sono mal fatte o noiose, anzi, non conoscendo il manga si può tranquillamente pensare che siano scene canoniche, ma è innegabile che rallentino le vicende e la narrazione, e ciò non è sempre apprezzabile.

Le animazioni e le musiche sono state fatte in maniera egregia dallo studio Pierrot, arrivando in alcune scene di combattimenti a surclassare il disegno cartaceo. L’unica cosa che ci sentiamo di criticare è il doppiaggio di Asta, letteralmente insopportabile. Kajiwara Gakuto ha un tono di voce troppo elevato e assai stridulo, e con un personaggio che passa metà del suo tempo a gridare la cosa diventa assai fastidiosa.

Insomma Black Clover è senza dubbio un manga molto divertente, con combattimenti ben fatti e personaggi assurdi e simpatici, tuttavia se si cerca una lettura impegnativa o profonda non è sicuramente la scelta migliore. L’ottima tecnica dell’autore non riesce a compensare pienamente la banalità dei personaggi o delle scene, tuttavia la presenza dei momenti d’azione ben realizzati ne fanno quantomeno una lettura piacevole. Quest’opera è il classico manga da leggere per rilassarsi spegnendo il cervello: bei disegni, combattimenti avvincenti e una trama spesso irrilevante.

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