Alla scoperta di Freddie Mercury con Bryan Singer

Possiamo dirlo senza timore di smentita: Bohemian Rhapsody è un film che serviva. Freddie Mercury e i Queen con le loro canzoni bellissime e la loro musica innovativa hanno conquistato generazioni, e pertanto si tratta di un omaggio, un tributo dovuto e che molti fan attendevano da anni.

Il rischio semmai era proprio questo, ovvero disilludere le aspettative giustamente alte del pubblico, che pretendeva un film verosimile, con attori credibili e aderenza alla realtà, in grado di far rivivere determinate emozioni agli spettatori più “vecchietti” e conoscere e far apprezzare questo incredibile gruppo alle nuove generazioni.

Per farlo serve prima di tutto un cineasta affermato ed eclettico, e questo risponde al nome – anzi, al nomen omen – di Bryan Singer. Il regista de I soliti sospetti, nel corso degli anni si è dato ai cinecomic, realizzando diversi film degli X-Men ma anche Superman Returns, dirigendo però anche lavori totalmente diversi come Operazione Valchiria con Tom Cruise.
Insomma, forse un azzardo, ma sulla carta la sua natura versatile può far di lui l’uomo giusto.
E noi vogliamo subito dissipare ogni dubbio: è stata una scelta pressoché perfetta.

 


Rispondendo al resto, è proprio la grande credibilità degli attori a contribuire al buon risultato complessivo.
Rami Malek (qui la nostra intervista) è probabilmente una delle migliori opzioni possibili per interpretare Freddie Mercury, data anche la discreta somiglianza. Certo il cantante era un po’ più alto e più imponente fisicamente e – se vogliamo dirla tutta – al trucco potevano evitare di mettergli quei dentoni alla Bugs Bunny, ma restano essenzialmente dettagli su cui si può sorvolare e lo fa anche il più possibile la telecamera di Singer. Pure il resto del team è incredibilmente simile ai loro cloni, e parliamo di Ben Hardy nei panni di Roger Taylor, di Gwilym Lee in quelli di Bryan May e di Joseph Mazzello che interpreta John Deacon.
Il tutto è frutto di una preparazione complessiva da applausi scroscianti, con alcuni di loro (Malek in primis) che hanno preso lezioni di canto e strumentali a proprie spese ben prima che il progetto del film fosse defintivamente certo. Oltretutto gli stessi Queen hanno presenziato in pianta stabile sul set di Bohemian Rhapsody in tutti i momenti delle esibizioni, suggerendo e consigliando gli attori continuamente.

Un’organizzazione perfetta, che ha consentito probabilmente anche una sorta di autogestione nella parte conclusiva del film, quando Singer si è dovuto defilare, lasciando il posto a Dexter Fletcher.

A tutto ciò aggiungiamo ovviamente l’eccezionale script di Anthony McCarten, mostro sacro che negli ultimi anni ha infilato due masterpiece come La teoria del tutto e L’ora più buia. La gestione narrativa è quasi impeccabile, con una corretta armonia tra la storia di Mercury, della sua fase post-adolescenziale, facendo conoscere al pubblico situazioni probabilmente ignote, per raccontarci poi della rapida ascesa della band, con le scene di esibizione inserite nei momenti giusti, a spezzare il racconto, fino al fatidico Live Aid, uno dei momenti cardine di tutta l’opera.

Molto interessante anche il particolare ed intenso rapporto con Mary Austin (Lucy Boynton), vero amore di Freddie Mercury e una storia travagliata il cui affetto è però sopravvissuto a tutto, alla vita sregolata dell’artista, ai suoi vizi, alle sue nuove infatuazioni, alla sua omosessualità e a tanto altro.

C’è tutto questo e di più in Bohemian Rhapdosy che, al di là di qualche momento di stanca nella fase centrale, mantiene un ritmo piuttosto vivo nelle oltre due ore di proiezione, anche per via di quella già citata alternanza tra cronistoria e performance. Di certo non è un film nelle corde di tutti ma, come abbiamo detto, risulta quasi necessario per l’importanza della band nel panorama musicale internazionale.

bohemian rhapsody

Verdetto

Bryan Singer porta sul grande schermo la storia dei Queen e di Freddie Mercury, svelando dettagli della vita dell’artista che probabilmente buona parte del pubblico nemmeno conosceva, e gestendo in maniera impeccabile l’ottima sceneggiatura di McCarten, alternando la cronistoria alle tante esibizioni, credibili sia per l’ottimo lavoro al trucco che per la preparazione attenta a cui si sono sottoposti i protagonisti. Ottima la scelta di Malek, così come quella del resto dalla band, e gli stessi Queen hanno supportato il cast nelle riprese, quasi quotidianamente. Un ritmo tutto sommato buono, salvo qualche momento di stanca, favorisce le oltre due ore di proiezione di un film che gli amanti della musica e dei Queen stavano aspettando da tempo.
Bohemian Rhapsody sarà al cinema dal 29 novembre.

 

Se vi piace Bohemian Rhapsody…

Innanzitutto non sarebbe male collezionare un Greatest Heats dei Queen, e poi parlando di film sulle stelle della musica dovete assolutare recuperare Control, pellicola del 2007 di Anton Corbijn, sulla vita del cantante dei Joy Division, Ian Curtis. Altro film interessante è quello ispirato alla storia di Dave Van Ronk, ovvero A proposito di Davis, diretto dai fratelli Coen e con Oscar Isaac.

Bohemian Rhapsody - Recensione
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