Un Gipi (quasi) mai visto

In fondo, questa non è poi un’epoca così brutta in cui vivere, almeno per gli amanti del fumetto. Spesso ce lo scordiamo, cullati dall’idea di un passato tutto rose e fiori (cosa che non era), ma in questi anni stiamo assistendo ad una rivoluzione di contenuti, di temi e di peso mediatico che finalmente, dopo decenni di ghettizzazione, ha portato ad una rivalutazione della nona arte come mezzo espressivo al pari degli altri.

Anzi, oggi ci chiediamo pure se i fumetti non possano essere il medium del futuro, data quell’insita coesistenza tra parole e immagini che sembra essere la chiave della comunicazione moderna. Per questo genere di riflessioni vi rimandiamo (casomai non l’abbiate letto) ad Unflattening di Nick Sousanis, che tratta il menzionato dibattito sul piano filosofico (e potete trovare qui la nostra recensione), proponendo delle soluzioni inedite e brillanti. Rimanendo sulle cose semplici, invece, su quella sensazione tangibile di star assistendo ad un periodo d’oro del fumetto italiano, uno dei rappresentanti maggiori di questa corrente è sicuramente Gipi, nome d’arte di Gian Alfonso Pacinotti. Gipi che adesso torna in libreria con Boschi mai visti, una raccolta di storie curata da Coconino Press, dopo La terra dei figli del 2016.

I lettori, nell’ultimo decennio hanno sentito parlare di lui in svariate occasioni: quando ha cominciato a battere ogni record di vendita con LMVDM (La mia vita disegnata male), quando è stato candidato al Premio Strega (primo fumettista in assoluto) con Unastoria, oppure in occasione del suo ultimo libro, La terra dei figli, diventato subito un bestseller tradotto in tutto il mondo.

Ma Gipi è molto più dei suoi recenti successi e non viene fuori dal nulla. Ha avuto una lunga fase giovanile fatta di sperimentazioni ardite, furore, racconti brevi e brevissimi, in cui il disegno era un modo per decodificare il mondo e dividerlo in bianco e in nero, nel bene e nel male, nella povertà e nella ricchezza, ritenuta causa primigenia di ogni malessere. Si tratta di un Gipi alle prime armi, che sta ancora cercando uno stile in cui riconoscersi e che traccia i segni sul foglio con un fuoco dentro, il fuoco dell’incoscienza. E Boschi mai visti è un tributo, doveroso e necessario, a quell’artista un po’ irruente e molto arrabbiato senza cui non esisterebbe la sua versione adulta.

Spesso, gli autori che raggiungono la fama attraverso migliaia di copie vendute vengono conosciuti dal grande pubblico quando si trovano ad una vetta del loro personale percorso, un punto preciso che è diretta conseguenza di una strada tortuosa e difficile. Per i fan fedeli, si tratta di una meritata consacrazione che premia il duro lavoro. Per quelli dell’ultima ora, invece, è il primo approccio con un fumettista che ha alle spalle un trascorso preciso e questo può portare a delle incomprensioni. Lo sa benissimo Zerocalcare, che in diverse occasioni ha dovuto dare conto del suo impegno civile a lettori increduli che gli hanno domandato il perché di questa “svolta”. E lui, candidamente, ha spiegato che queste cose le aveva sempre fatte e che erano loro a non saperlo.

Ecco dunque che si crea una distinzione netta tra un prima e un dopo il successo, un dopo costituito specialemente da un pubblico mainstream che ignora quale sia il passato dei suoi idoli e che cade dalle nuvole quando questo riaffiora. A volte è a causa di una mancanza del pubblico stesso, che ha dimostrato una memoria cortissima e uno scarso interessamento. In altre è dovuto all’assenza delle prime opere degli artisti nei cataloghi delle case editrici. Così, chiunque voglia andare alla ricerca dell’autore prima dell’autore si trova di fronte a peripezie interminabili, tentativi vuoti e ristampe promesse che, per un motivo o per un altro, continuano a mancare sugli scaffali.

Sembra un paradosso, ma non lo è: in questi tempi in cui tutto è immediato e l’appagamento (culturale e non) dev’essere istantaneo, in libreria trovano spazio solo le novità e sono pochissime le produzioni datate che resistono a questa logica. Per fortuna, l’ascesa editoriale (e anche economica) delle graphic novel ha permesso il ritorno in formati pregiati di grandi capolavori spariti dalla circolazione. In questo, Coconino ha dimostrato un’attenzione fuori dal comune e lo avevamo constatato parlando di Annalisa e il Diavolo di Guido Buzzelli. Era dunque naturale che, prima o poi, la casa editrice di Ratigher avrebbe rispolverato anche il Gipi prima maniera, quello precedente i grandi trionfi. Il risultato è stato un recupero quasi filologico, che trova in Boschi mai visti la cornice migliore possibile.

Infatti, Boschi mai visti ospita il meglio della produzione di Gipi realizzata dal 1994 al 2003, storie pubblicate in riviste importanti e dalla vita purtroppo effimera come Cuore, Boxer e Blue. A questi, si aggiungono racconti inediti e tornano altri celebri ristampati in una nuova veste grafica, come La ragazza di plastica, Appuntamento a Venezia e Diario di fiume, che anticipano il cambiamento artistico che vedremo concretizzarsi in Esterno Notte, il primo dei grandi successi di Gipi.

Stiamo parlando di autentiche perle narrative che, per la loro forza a tratti primordiale, sembrano provenire da un’epoca fa, da un altro mondo. L’autore in persona, nella prefazione, confessa di provare una sorta di vertigine nel rileggere queste vecchie esperienze. Nonostante siano state fondamentali (come afferma senza riserve) nella sua formazione, ormai sono qualcosa di lontano e indistinto che fatica a riconoscere. Anche il lettore di lungo corso, quello che lo segue da una vita (magari addirittura fin dagli anni ’90) avverte la stessa sensazione. Guardare queste narrazioni fulminee, in alcuni casi della durata di una pagina, con gli occhi dell’ultimo Gipi (non solo La terra dei figli ma anche quello del film) può risultare sbalorditivo.

È un po’ come compiere un viaggio indietro nel tempo e incontrare i propri genitori (sulla linea di Ritorno al Futuro): li conosci da una vita, sono loro, eppure ti appaiono in qualche modo diversi. Però, qualcosa di familiare c’è ancora, anche se fatichi a rendertene conto dopo un’occhiata superficiale e diventa più evidente vignetta dopo vignetta. L’impeto, la violenza diegetica è la stessa, solo che qui è più libera, nella sua forma più pura, non trattenuta dai limiti autoimposti della maturità artistica. Gipi è da sempre un autore istintivo, tant’è che molte sue produzioni sembrano frammenti scomposti e disorganizzati fatti solo d’impressioni, sfumature e idee, senza nulla che possa (e voglia) dare un senso all’intero affresco. Una certa dose di genuità che può apparire come irruenza, ma basta seguire con attenzione il discorso per capire che da qualche parte si va sempre a parare, anche nelle storie più assurde. Una tendenza che è stata migliorata negli anni e che, tuttavia, ha chiesto anche la rinuncia a una parte di quella spontaneità che qui viene recuperata e valorizzata.

boschi mai visti

Abbiamo dunque a che fare con un reperto d’autore, che ci permette di conoscere Gipi prima che diventasse Gipi e di osservare i punti di contatto tra queste due entità così simili e così diverse. E non è casuale che questa antologia esca proprio adesso che l’autore è diventato un’icona e ha affinato ulteriormente la sua poetica, trasmigrando con buoni risultati anche su altri medium, come il cinema. Boschi mai visti arriva infatti nel momento giusto per ricordarci da dove è partito questo percorso, che ci ha portato ad una collana su La Repubblica, a due film (di cui uno appena uscito), a prestigiosi premi internazionali e riconoscimenti culturali, dentro e fuori dal fumetto. Serve per non dimenticare, cosa di cui abbiamo bisogno in questi tempi pazzi dove tutto nasce e muore a colpi di click, like e smile. Perché se ignoriamo il passato fatichiamo a vedere il futuro.

Verdetto

Boschi mai visti, il nuovo volume di Gipi pubblicato da Coconino Press, è un’antologia che riprende con una cura quasi filologica i primi racconti del fumettista pisano, quelli pubblicati su riviste come Cuore, Boxer e Blue dal 1994 al 2003. Fa un certo effetto vedere queste opere originarie adesso, dopo i tanti riconoscimenti conquistati dall’autore, tuttavia non si fatica a riconoscere qui l’inizio di una strada che ha portato Gipi a diventare uno dei migliori esponenti del fumetto italiano contemporaneo. Un libro imprescindibile per tutti gli appassionati.

Se vi è piaciuto Boschi mai visti…

Ma siete al primo approccio con questo artista incredibile, recuperate LMVDM (La mia vita disegnata male) uno dei successi più longevi. Oppure, l’ultimo libro inedito: La terra dei figli. Non ve ne pentirete.

boschi mai visti

Elia Munaò, nato (ahilui) in un paesino sconosciuto della periferia fiorentina, scrive per indole e maledizione dall'età di dodici anni, ossia dal giorno in cui ha scoperto che le penne non servono solo per grattarsi il naso. Lettore consumato di Topolino dalla prima giovinezza, cresciuto a pane e Pikappa, si autoproclama letterato di professione in mancanza di qualcosa di redditizio. Coltiva il sogno di sfondare nel mondo della parola stampata, ma per ora si limita a quella della carta igienica. Assiduo frequentatore di beceri luoghi come librerie e fumetterie, prega ogni giorno le divinità olimpiche di arrivare a fine giornata senza combinare disastri. Dottore in Lettere Moderne senza poter effettuare delle vere visite a domicilio, ondeggia tra uno stato esistenziale e l'altro manco fosse il gatto di Schrödinger. NIENTE PANICO!

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