ESports, iperrealtà e multiversi: come il calcio ha cambiato volto

’erano una volta Del Paolo, Vieni e Di Rebio. Un tempo lontano lontano in cui Castolo, Iouga e Minanda erano gli eroi di cui avevamo bisogno. Al ritmo di Song 2 dei Blur e di grida nipponiche provenienti da copie non propriamente legali di Winning Eleven e Fifa 98, la vita videoludica proseguiva seraficamente, nell’ovattato mondo privo di connessione internet. In cui la più grande occasione di sfida era l’amichevole con il compagno di classe, che puntualmente si lamentava del pad poco reattivo e dei riflessi sulla TV.

Parallelamente ai trionfi ottenuti nella Master League, esisteva un universo calcistico fondato sulle sette sorelle, sulle sciabolate morbide di Piccinini e su un sistema apparentemente stabile, tra sogni post mercato estivo e puntuali delusioni al termine di campionati più grigi dei capelli di Ravanelli. Nessuno si aspettava ciò che sarebbe accaduto pochi anni dopo. E che avrebbe stravolto ogni mondo. Reale e virtuale.

Cosa è vero e cosa è finzione oggi? Una vera e propria incursione di multiversi sportivi sta riplasmando il panorama calcistico attuale, ormai sempre meno ancorato al terreno di gioco e proiettato altrove. Quell’altrove in cui sempre più spesso il calcio sta lasciando spazio all’eSport, suo alter-ego proveniente dal multiverso videoludico. L’hic et nunc del calcio originale si sta perdendo nella sua smodata spettacolarizzazione, che ha ormai creato una condizione di iperrealtà. Il sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard ha studiato questo concetto, per evidenziare come nell’epoca postmoderna si sia offuscato il confine tra la realtà e una sua rappresentazione alterata. Nell’epoca dei mass media tutto è veicolato attraverso un racconto, una simulazione della realtà, che si allontana dal suo corrispettivo e ne crea un simulacro. Il concetto di Baudrillard è facilmente applicabile alla nuova direzione che stanno prendendo calcio ed eSports, in cui l’evento tangibile sta sempre più lasciando spazio a una rappresentazione differente, fondata su tempi e spazi completamente distanti da quelli a cui eravamo abituati.

Non è ormai possibile un ritorno alle origini e la nostalgia, come in ogni ambito, è l’ancorarsi ad un passato idealizzato. Il presente va osservato e compreso nelle sue nuove dinamiche, in cui i calciatori stessi sono protagonisti di un’esposizione metacalcistica, che mescola perfettamente elementi reali alla nuova frontiera che va al di là della partita, del gesto tecnico, della realtà.

Ma come siamo arrivati a questa trasformazione della rappresentazione del calcio, alla sua mediatizzazione esasperata e al trionfo acclamato degli eSports?
La crisi del calcio vecchio stile ha i suoi prodromi in diversi fattori che contraddistinguevano un’epoca che procedeva ad un ritmo ormai ritenuto letargico. La mancata sovraesposizione a contenuti e informazioni rendeva possibile una visione più ancorata al solo evento sportivo, ora inserito all’interno di un flusso costante di (altre) immagini e dati. Il Match Analysis, la Var, ma anche la mitizzazione della cronaca hanno sostituito la precedente visione, basata unicamente sull’osservazione ad occhio nudo. L’imperscrutabile diventa ora fonte di interesse e, nel caso della Var, blocca il flusso del reale, interrompe il tempo della narrazione sportiva, che ha sempre più punti in comune con la sua controparte fittizia.
La chiusura degli stadi ha acuito questo modo inedito di fruire il calcio, sempre meno connesso alla realtà e sempre più indirizzato alla sua rappresentazione spettacolarizzata.

calcio esports

Parallelamente all’inevitabile trasformazione del mondo calcistico, si è sviluppato l’universo degli eSports, il cui successo e le sue dinamiche si spiegano anche sulla base del nuovo modo di approcciare lo sport e le competizioni da spettatore.
La possibilità di avere la stessa prospettiva di chi gioca ribalta la narrazione, portando ad un’immersione e un coinvolgimento già ricercati con la moltiplicazione delle telecamere. Il superamento della visione dell’evento sportivo dà il via a ciò che viene definito come sensazione vicaria: avere la sensazione di trovarsi al posto di qualcun altro, vivendo le medesime situazioni e percependo le stesse emozioni. Si porta all’eccesso dunque l’esperienza televisiva di un evento sportivo.

Il fortissimo interesse economico generato dagli eSports (200 miliardi verranno guadagnati solo attraverso le scommesse entro il 2027) e la concomitante crisi che ha colpito il calcio, sempre più oligarchico, ha creato un paradosso che ha portato alla coesistenza e collisione dei due multiversi. Sempre più società calcistiche e calciatori stanno riversando le proprie attenzioni e disponibilità economiche nell’universo parallelo dell’irrealtà.

La seconda stagione della eSerie A TIM inizierà il 15 febbraio e terminerà il 13 aprile 2022. Sono 15 i club di Serie A che si sfideranno su FIFA 22, ma il rapporto tra calcio ed eSports non si limita ai canali ufficiali. La potenza di questo clamoroso cambio di registro e paradigma si evince dai numeri delle visualizzazioni su Youtube e Twitch, che superano abbondantemente quelli connessi alla vecchia e decrepita tv. ZanoXVII, aka Cristiano Spadaccini ha superato i 140 mila spettatori durante la sua diretta di 8 ore legata ai TOTY di Fifa 22!

calcio esports

I calciatori, allettati sempre più dagli aspetti economici extracalcistici e diventati vere e proprie imprese multinazionali, hanno abbondantemente attinto dal mondo metacalcistico. Piqué ha fondato la eFootball Pro, lega per squadre di club con partnership griffata Konami, Gareth Bale ha invece creato gli Ellevens Esports. Gullit he letteralmente messo la faccia nella Team Gullit Academy. L’elenco è infinito: Mesut Ozil è proprietario del team M10 eSports, Griezmann ha il suo Grizi Esport, Christian Fuchs ilNo Fuchs Given eSports.

Su PES è invece attivo anche Ronaldinho che ha dato il via alla eLigaSul, competizione per PES attiva in 26 paesi. In Italia De Rossi e Florenzi hanno investito sui Mkers, team professionistico fondato, tra gli altri, da Thomas De Gasperi, cantante degli Zero Assoluto.

Il rapporto tra calcio ed eSports non poteva sfuggire a Neymar (il cui documentario è disponibile dal 25 gennaio su Netflix) che ha ben pensato di farsi bannare da Twitch in seguito ad un accordo esclusivo stipulato con con la piattaforma gaming di Facebook.
La traslazione del mondo calcistico in questa nuova dimensione sospesa tra realtà e finzione è lo specchio di un modo di comunicare e narrare il mondo differente, a cui bisogna abituarsi per non perdere contatto con il contemporaneo. In alternativa, come le generazioni precedenti citavano a memoria la leggendaria formazione dell’Inter di Herrera, si può recitare come un mantra un reperto di un passato indimenticabile. “Ivarov, Valeny, Jaric, Stremer, Espimas, Dodo, Louga, Minanda, Ximelez, Ordaz, Castolo”.

Secondo la sua pagina Wikipedia mai accettata è nato a Roma, classe 1983. Come Zerocalcare e Coez, ma non sa disegnare né cantare. Dopo aver imparato a scrivere il proprio nome, non si è mai fermato, preferendo i giri di parole a quelli in tondo. Ha studiato Lettere, dopo averne scritte tante, soprattutto a mano, senza mai spedirle. Iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2006, ha collaborato con più di dieci testate giornalistiche. Parlando di cinema, arte, calcio, musica, politica e cinema. Praticamente uno Scanzi che non ci ha mai creduto abbastanza. Pigro come Antonio Cassano, cinico come Mr Pink, autoreferenziale come Magritte, frizzante come una bottiglia d'acqua Guizza. Se cercate un animale fantastico, ora sapete dove trovarlo.