Avete mai sentito parlare di cinematerapia? Scopriamo di più di questa particolare tecnica terapeutica e i suoi benefici

cinematerapia

on è un mistero che il cinema o la TV possano contribuire a migliorare il proprio stato d’animo. Guardare un film o una serie in un particolare momento della nostra vita, può modificare in positivo la percezione di quel che stiamo passando, ridurre l’importanza di un problema o più semplicemente migliorare il nostro umore o finanche distrarci e rasserenarci un po’.

Quello che però forse non tutti sanno è che tali benefici, trattati nel modo giusto e da persone che sanno farlo, possono convogliare in un percorso terapico, chiamato appunto cinematerapia.
Ne avevo già sentito parlare più volte, ma sinceramente non mi ero mai documentato in modo particolare, invece tempo fa mi è capitato per caso di imbattermi in una pubblicazione scientifica proprio sui vantaggi di tale metodologia, così ho deciso di approfondire.

Per chi ne è all’oscuro, specifichiamo che la cinematerapia è una tecnica terapeutica in cui i pazienti sono esposti a materiale audiovisivo che mostra le loro difficoltà psicologiche o fisiche, e di solito si utilizzano film commerciali, distribuiti normalmente sul mercato internazionale. Oltre alla cinematerapia, c’è poi anche il caso dei trattamenti con video (video treatments), in cui similmente all’altra si somministrano ai pazienti dei video creati ad hoc oppure brevi documentari.

A prescindere da quale venga utilizzata, comunque, entrambe le metodologie si concentrano sulle difficoltà dei pazienti, mirando a comprenderle in modo completo attraverso una prospettiva in “terza persona”.
Quando i personaggi sullo schermo affrontano gli stessi problemi dei pazienti, offrendo dei modi per affrontarli, oltre a fornire empatia, sviluppare un senso di solidarietà benefico, si ha anche la sensazione di non essere gli unici a vivere quella determinata situazione (questa in cinematerapia si chiama l’universalizzazione, ma ne parleremo meglio in seguito, n.d.R.). Questo poi si amplifica ulteriormente quando si ha a che fare con le serie TV, che spesso data la durata ben più lunga rispetto al film, ci permettono di affezionarci maggiormente ai personaggi e quindi comprendere meglio i loro problemi.

cinematerapia

Ulteriori benefici arrivano dalla visione del film insieme al terapeuta. Questo tipo di approccio infatti favorisce l’alleanza terapeutica, creando una esperienza comune e fornendo al paziente la sensazione che il terapeuta possa capire meglio la situazione in cui lui si trova.

La cinematerapia e i trattamenti video hanno origine dalla biblioterapia, in cui si utilizzavano trame di libri con fini terapeutici, sostituiti da film, serie, documentari o altro poiché l’utilizzo di video è assai più “incisivo e immediato”, come sostiene la professoressa Linda Berg-Cross. Nel 1990 lei ed altri autori hanno descritto la tecnica della cinematerapia fornendo alcune linee guida per la sua applicazione clinica, e più tardi Heston e Kottman (1997) hanno riportato due casi descrittivi di pazienti con disturbo depressivo trattati con la cinematerapia. Pur utilizzando approcci qualitativi, questi primi studi hanno offerto risultati promettenti, aprendo la strada ad altri autori che hanno affrontato l’argomento in modo più oggettivo.

Nel corso degli anni infatti diversi autori hanno proposto anche alcuni modelli di funzionamento con fasi distinte per queste tecniche. Per esempio nel 2000 Dermer e Hutchings hanno identificato tre fasi nella cinematerapia: Assessment (valutazione), in cui il terapeuta o il consulente identificano i problemi e gli obiettivi del paziente e sceglie i film che, secondo loro, soddisfano lo scopo terapeutico ma sono anche piacevoli per il paziente; Implementazione, che significa che il terapeuta assegna un film al paziente per fargli capire il motivo per cui ha scelto espressamente quello; e poi Debriefing, una sessione dopo la visione del film utile a capire le reazioni del paziente. In quest’ultima fase il terapeuta e il paziente effettuano un collegamento tra il film e la storia del paziente, rendendo dunque efficace la cinematerapia.

Altri autori hanno postulato poi quattro fasi principali per la cinematerapia dal punto di vista del paziente: identificazione, in cui il paziente si identifica con il personaggio a causa del suo comportamento e dei suoi obiettivi, diventando consapevole dei sentimenti e delle emozioni del personaggio; catarsi, quando il paziente cerca di imparare attraverso le esperienze del personaggio; insight, il momento in cui il paziente interiorizza l’esperienza del personaggio e crea una connessione con la propria esperienza per diventare consapevole della propria situazione. È stato anche identificato un ulteriore stadio che è l’universalizzazione (a cui accennavamo prima), in cui il paziente trova delle associazioni col personaggio.

cinematerapia

Chiaramente la cinematerapia e i trattamenti video non sono un gioco, e quando c’è in ballo l’emotività e soprattutto la salute delle persone bisogna stare particolarmente attenti. Ad esempio bisogna assicurarsi che i film scelti trattino i problemi dei pazienti in modo chiaro, per permettere loro di creare un legame con la loro vita, al contempo tuttavia non devono riprendere la situazione letteralmente, ma farlo metaforicamente, per evitare di sconvolgerlo troppo o scatenare reazioni avverse.
Il range di situazioni e patologie che la cinematerapia può trattare sono ovviamente varie e per ognuna c’è bisogno di un trattamento ad hoc, impedendo però anche una generalizzabilità nei risultati.

Ma in sostanza, il Cinema e la TV possono davvero aiutare a guarire da patologie? Ovviamente ogni situazione e a sé ed è impossibile fornire una sposta universamente valida, tuttavia quel che è certo è che importanti passi in avanti sono stati fatti e si continuano fare da questo punto di vista, facendo sempre più della settima arte non solo un mero strumento di intrattenimento ma uno strumento in grado di aiutare le persone e favorire anche il loro sviluppo personale.

Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.