Abbiamo scambiato qualche parola con Francesco Berni, founder della pagina Facebook “Quanti giorni mancano a Una poltrona per due”, dedicata al countdown più atteso dell’anno

Francesco Berni, tu sei il founder di una pagina che definirei geniale, in cui tutto l’anno pubblichi quello che giustamente definisci come il “countdown più atteso dell’anno”, ovvero Quanti giorni mancano a Una poltrona per due. Come ti è venuta in mente questa idea?

Geniale è un termine financo troppo abusato sul web. L’idea mi è venuta in maniera molto semplice. Io mi occupo anche di social media marketing e comunicazione. Mi accorsi che nei giorni precedenti alla vigilia cominciavano ad apparire meme come “-10 a una Poltrona per due” e “-4 a Una Poltrona per due”. Inoltre era da anni attiva la pagina La Vigilia di Natale con una Poltrona per due su Italia1, non mia ma che fa opera divulgativa meritoria da anni. 
Io ho semplicemente sistematizzato questo general intellect e l’ho reso canone comunicativo per tutti quanti.

Ogni giorno, quando appare in home il countdown della tua pagina, penso che quel “-60 giorni a Una poltrona per due”; “-50 giorni a Una poltrona per due, ecc…” lo sentiamo ripetere dalla gente ormai da anni, con ironia. Ma come mai? Come si mantiene questa strana tradizione natalizia, che vede la commedia di John Landis in onda su Italia 1 ogni 24 dicembre?

Secondo me è successa una cosa simile alla storyline della winning streak di The Undertaker a Wrestlemania (sì, sono un appassionato di wrestling). A un certo punto ai piani alti si sono accorti che avevano creato involontariamente questa prassi di far vincere Undertaker ad ogni Wrestlemania. Stessa cosa sicuramente è successa su Italia 1, ossia a un certo punto di sono accorti che posizionare “una Poltrona per due” nei giorni precedenti al Natale fosse diventata una prassi e una consuetudine. Adesso si limitano giustamente a cavalcarla. E fanno benissimo. 
Se qualche dirigente di Italia 1 dovesse leggere questa intervista faccio un appello: “Mandatemi un cesto natalizio, me lo merito” (ride, n.d.R.).

È strano pensare che “Una poltrona per due” in realtà non nasca come un “film di Natale”. Addirittura negli States uscì a giugno, nell’ormai lontano ’83, e in Italia approdò nelle sale nel gennaio ’84. Eppure ogni anno ha uno share che mette i brividi.
Laura Casarotto, l’attuale direttrice di Italia 1, dichiarò un paio di anni fa che probabilmente tale successo è dovuto al fatto che alla vigilia di Natale alla gente piaccia sentirsi raccontare sempre la stessa storia. Così come ai bambini si parla di Babbo Natale, pure i più grandi vogliono la loro storia. Dona un senso di sicurezza. Che ne pensi?

L’uomo ha bisogno di riti e consuetudini. La ritualità non è solo forma, ma è anche sostanza dell’aggregazione. In un mondo in cui sono scomparsi i riti, come magistralmente descritto dal filosofo Byung Chul Han, nel suo saggio “La scomparsa dei riti”.
Cito dalla sinossi “l’odierna ossessione per un’autenticità fondata sul narcisismo dell’Io, la costante ricerca del nuovo e dell’inedito, la bulimia consumistica dell’usa e getta che pervade ogni ambito”.
Evidentemente abbiamo ancora bisogno di una certa ritualità, e “Una Poltrona per due” ogni 24 dicembre su Italia 1 è un rito che dà forma e sostanza all’anno che se ne va e che ricomincia inesorabile.

Tu sei tra quelli che il 24 dicembre lascia il film in sottofondo, a volume bassissimo mentre si lancia sui fritti o afferra una fetta di panettone, oppure ti metti in “poltrona” e lo guardi per davvero?

“Avvocato, io di solito faccio un mix”. Diciamo che è capitato spesso di guardarlo dall’inizio alla fine quando non avevo molte persone in casa o in contesti più intimi, ovviamente è più complicato quando c’è tutta la famiglia allargata riunita. Ma vi assicuro che siamo comunque sintonizzati su Italia 1.

Qual è la tua scena preferita del film?

Una domanda molto complicata in quanto ce ne sono svariate. Sicuramente quella verso la fine in cui Clarence Beeks punta la pistola contro i nostri eroi, poi entra Jim Belushi travestito da gorilla e succede quello che sappiamo.
Ma ripeto, non ho una scena preferita in particolare, perché mi piacciono tutte nella loro eccessività.

Già che ci siamo. Oltre a Una poltrona per due, qual è il tuo film di Natale preferito?

Parenti Serpenti” senza alcun dubbio. Uno dei capolavori di Mario Monicelli, una narrazione scorrettissima sui vizi della piccola borghesia italiana di provincia a inizio anni ‘90 (chi non racconta la piccola borghesia non racconta l’Italia, l’ho fatto anche io nel mio piccolo con il mio romanzo d’esordio). Un film clamorosamente cattivo e geniale che mette in luce un mondo meschino, con le sue storie di corna, sessualità represse e strano “quieto vivere”. Un’Italia cattiva ma quantomeno spensierata. Un film che fa capire subito che sarà un affresco feroce.
Nella sequenza iniziale infatti si vedono due operai addetti alle riparazioni stradali che si lamentano a voce alta: “Pure alla vigilia di Natale ci tocca lavorare!”. Passa il ricco avvocato del paese e gli fa: “Lavorate, proletari, che il muro è caduto, adesso chi vi difende più”‘.

Oltre ad essere il geniale autore – anche se è un appellativo che non ti piace – della pagina Facebook del countdown più atteso dell’anno, sei anche uno scrittore e un memer. Hai pubblicato un romanzo, “Oberdan si lamentava”, in cui c’è anche uno spaccato dell’italianità che, anche parlando di temi totalmente differenti, possiamo dire che ci rimanda un po’, tra pregi e difetti, all’immagine dell’italiano davanti alla TV il 24 dicembre, a guardare Una poltrona per due.

Sì, nonostante sia un film americano, e forse per il fatto che è degli anni ‘80 “Una poltrona per due” rappresenta ancora un immaginario sognante che lega diverse generazioni italiane… Generazioni che nel frattempo hanno perso la spensieratezza e la ricchezza di quegli anni, ma che ancora non se ne fanno una ragione di tutto ciò. 
Generazioni, soprattutto quella dei nati negli anni ‘80, che hanno dovuto rimodulare completamente il loro sistema di valori e le loro aspettative sul futuro, ma che in cuor loro sono rimaste legate sentimentalmente a quell’immaginario. 
Tutto ciò l’ho voluto anche raccontare nel mio libro, chi volesse può scaricare dal web il prologo (qui).

Allora non ci resta che far ripartire il countdown alla vigilia di Natale…

Sì, quest’anno ripartiremo da -365 perché il 2024 è anno bisestile. Io non demordo e neanche voi sicuramente. Magari quest’anno da Italia 1 mi regalano un cesto natalizio.

Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.