Per trovare gli animali fantastici, basta tornare indietro di 150 milioni di anni

Era il 1993 quando le porte del Jurassic Park si sono spalancate per la prima volta davanti ai nostri occhi, illuminando il pubblico sui miracoli dell’ingegneria genetica e regalando all’immaginario collettivo branchi di dinosauri dall’anatomia discutibile. Del resto, il film di Steven Spielberg non ha mai puntato a restituire una versione scientificamente attendibile del periodo giurassico, anzi, una teoria molto diffusa tra i fan sostiene che i dinosauri presenti nel parco non contengano neanche un briciolo di DNA di dinosauro, e che siano stati creati proprio tenendo in considerazione l’idea di dinosauro diffusasi nel tempo tra i non addetti ai lavori. In quest’ottica la mancanza di piume, le aumentate dimensioni dei velociraptor e le altre licenze poetiche di John Hammond non sono altro che un volontario atto di creazione del mondo dei dinosauri immaginato dall’uomo comune, destinato a intrattenere gli ospiti di Isla Nublar, più interessati allo spettacolo che alla scienza.

Venticinque anni e cinque film dopo, la saga nata dalla penna di Michael Crichton continua a divertire e affascinare grandi e piccini, ma noi di Stay Nerd amiamo tanto la scienza quanto l’intrattenimento e in questo pezzo abbiamo raccolto 5 curiosità (che forse non sapete) sui terribili lucertoloni.

Da Jurassic Park alla realtà

Jack Horner – il paleontologo americano che ha curato la supervisione tecnica dei film, comparendo anche in un cameo di Jurassic World – ha pubblicato nel 2009 Come costruire un dinosauro, saggio scientifico in cui si specula sull’effettiva possibilità di ricreare gli animali estinti grazie al DNA dei polli. A differenza delle rane usate in Jurassic Park, infatti, è proprio nel codice genetico degli uccelli che si nasconderebbe la soluzione della de-evoluzione. Secondo la tesi di Horner, grazie alla biologia evolutiva dello sviluppo (evo-devo), sarebbe possibile attivare e disattivare i geni responsabili di quelle caratteristiche specifiche – coda, zanne, artigli – in grado di trasformare un pollo in un pollosauro. Questo progetto, finanziato tra gli altri anche da George Lucas, ha ottenuto buoni risultati nello sviluppo di una coda da dinosauro in embrioni di pollo, ma ha anche aiutato la ricerca medica nel campo delle malattie spinali e del trattamento di sarcomi umani, e Jack Horner è pronto a scommettere che riuscirà a presentare al mondo il primo esemplare di pollosauro entro i prossimi dieci anni.

Non guarderete più gli uccelli con gli stessi occhi

La teoria che identifica gli uccelli come discendenti dei dinosauri è stata accettata dalla comunità scientifica ancora prima dell’uscita di Jurassic Park e lo stesso Alan Grant conferma nel film che i dinosauri hanno più tratti in comune con gli uccelli attuali di quanto non ne abbiano con i rettili”. In quanto antenati dei volatili di oggi, perciò, anche i dinosauri avevano ossa cave e cervelli… di gallina. Basti pensare, per esempio, che lo Stegosauro, il dinosauro dal più basso rapporto cervello-massa corporea, aveva una noce di materia grigia per un corpo lungo quanto uno scuolabus.

Ma la più grande differenza tra i dinosauri di Jurassic Park e quelli veri è una questione di piume: il terapode bipede Sinosauropteryx, letteralmente rettile cinese piumato, scoperto in Cina nel 1996 è il primo esemplare di dinosauro non volante piumato portato alla luce, nonché il primo di cui è stato possibile determinare con certezza la colorazione originale, simile a quella di un moderno procione. Sempre in cina, nel 2012, è stato scoperto il più grande dinosauro carnivoro piumato: battezzato Yutyrannus (tiranno piumato), misura 9 metri di lunghezza per oltre una tonnellata di peso e presenta su gran parte del corpo una peluria simile a quella dei pulcini, che si suppone servisse al grande animale per funzioni di termoregolazione.

Asteroidi, ladri di uova e puzzette

Sebbene l’ipotesi più accreditata resti quella formulata negli anni ’80 da Luis Walter Alvarez dell’impatto di un meteorite con il suolo terrestre nella zona oggi occupata dal Messico, ci sono altri fattori che avrebbero potuto contribuire all’estinzione dei dinosauri.

Per Paul Renne, geologo dell’Università di Berkeley, l’asteroide è stato solo il colpo di grazia dopo una lunga serie di eruzioni vulcaniche in India che avrebbero innescato devastanti cambiamenti climatici. Secondo questa teoria, la presenza nel livello stratigrafico corrispondente all’impatto dell’asteroide di soli fossili aviari è indice del fatto che a quell’epoca i dinosauri di terra erano già scomparsi dalla faccia della terra. Tra le teorie più incredibili risalta quella secondo cui i sauropodi, i grandi dinosauri erbivori, avrebbero contribuito a rendere la terra un ambiente inospitale con il gas metano contenuto nelle loro flatulenze; ma anche i lunghi tempi di schiusa delle uova di dinosauro potrebbe aver giocato un ruolo nella loro estinzione: con un’incubazione variabile dai tre ai sei mesi, gli embrioni si sarebbero trovati per troppo tempo in balia di siccità, inondazioni, predazione da parte di altri animali, soprattutto dopo l’impatto dell’asteroide nella zona dell’attuale Yucatan.

La signora dei fossili

La prima descrizione documentata di un fossile risale a 2000 anni fa a opera dello storico cinese Chang Qu, che menziona il ritrovamento di quelle che vengono scambiate per ossa di drago. Per lungo tempo, anche nella società occidentale ossa di grandi dimensioni scoperte casualmente vengono relegate nel campo del mito e attribuite a scheletri di giganti. Solo a partire dal diciannovesimo secolo, e non senza difficoltà, i fossili inizieranno a essere presi abbastanza sul serio da diventare materia di studio da parte degli scienziati. La parola stessa che li definisce – dinosauro – viene coniata nel 1841 dal pioniere dell’anatomia comparata Sir Richard Owen che unisce le due parole greche per terribile rettile.

Famosa nel campo dei ritrovamenti fossili è la storia di Mary Anning: nata nel 1799 a Lyme Regis, nel Dorset, tra le sue scoperte si annoverano i primi scheletri completi di Ittiosauro e di Plesiosauro, oltre a un grande contributo nella comprensione della natura dei coproliti (feci fossili). Di gran moda tra i nobili e i borghesi inglesi di inizio ottocento, i fossili marini di cui era ricca la zona (prevalentemente ammoniti belemniti) venivano apprezzati come souvenir e la famiglia di Mary, non particolarmente abbiente, contava sulla pericolosa attività di ritrovamento dei fossili per il proprio sostentamento. In quanto donna, alla Anning furono scarsamente riconosciuti i suoi meriti e morì in pessime condizioni economiche a 48 anni. Come spesso succede quando si parla di pioniere della scienza, il suo contributo è stato riconosciuto a posteriori dalla Royal Society che la considera una delle dieci donne inglesi che più hanno influenzato la storia della scienza e molte nuove specie sono state a lei dedicate, come il plesiosauro Anningasaura lymense scoperto nel 2012 e l’Ittiosauro anningae (2015).

Dinosauri nello spazio

Il 7 giugno 2013 il rover Curiosity scatta una fotografia che fa rapidamente il giro del mondo: si tratta dell’immagine di una serie di rocce (il soggetto più gettonato, su Marte), ma ciò che colpisce l’attenzione è quella che sembra a tutti gli effetti una mascella di dinosauro completa di denti, nell’angolo in basso a sinistra. Si tratta ovviamente un’illusione pareidolitica, ovvero la messa in atto della tendenza istintiva e automatica dell’uomo a trovare forme familiari in immagini disordinate. Tuttavia i dinosauri sono realmente stati nello spazio, per ben due volte.
Nel 1985 il fisico e astronauta Loren Acton è partito per la missione Spacelab 2 portando con sé a bordo dello shuttle Challenger alcuni frammenti di ossa e gusci d’uova della Maiasaura peeblesorum, la mamma lucertola che diventò così il primo dinosauro nello spazio e il primo dinosauro di stato del Montana, sua terra di origine. Nel 1998 tocca poi a un teschio di Celofisio uscire dall’atmosfera terrestre per raggiungere con la crew dell’Endeavor la stazione spaziale Mir, prima di tornare a terra ed essere restituito al Museo di Storia Naturale Carnegie.

Anche Carl Sagan, divulgatore scientifico e autore di Contact, ha avuto a che fare con i dinosauri spaziali: in una puntata del 1980 di Cosmos il fisico si trova a spiegare la Venutian dinosaur fallacy, teoria secondo cui il pianeta Venere avrebbe nascosto, sotto il suo spesso strato di nuvole, una palude popolata proprio da dinosauri spaziali.

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