Supereroi tutti chiacchiere e distintivo

Onestamente, questo numero ci mette in difficoltà. Come saprete, seguendoci su queste pagine da un po’, ogni due settimane ci siamo dati appuntamento per recensire il numero appena uscito della celebre saga-evento-crossoversequel Marvel, Civil War II. Dei precedenti numeri abbiamo espresso spesso un parere nient’affatto entusiasta, tanto per usare una perifrasi, ma proprio quando ci saremmo aspettati un’accelerata, in vista del finale, arriva invece questo numero 6… che non è niente.

Sul serio, è difficile anche esprimere critiche tecniche a un numero che è poco più di un riempitivo, pieno di chiacchiere e ricapitolazioni rispetto a quanto peraltro successo nel numero appena precedente. Il conflitto, scoppiato per un attimo, fa un passo indietro e i due schieramenti, forzati o “improvvisati”, falliscono anche nello scontrarsi fino in fondo. Tutti cercano di vederci più chiaro, qualcosa che avrebbe avuto molto senso, ma nei primi due-tre capitoli, non ora. Ora, dopo lo stabilirsi di premesse imperfette, avremmo gradito almeno una lotta furiosa e convincente. Vengono depotenziate persino due o tre sequenze molto ispirate dal punto di vista grafico, merito dell’abilità di Marquez e Ponsor, mai messa in dubbio ma nemmeno valorizzata dal resto del pacchetto.

Invece no. Captain America fa da paciere (solo ora?), Captain Marvel è tormentata da dubbi (solo ora?) e Iron Man sembra convincere finalmente qualcuno della bontà delle sue intenzioni (solo ora?). Il punto è che la visione di Ulysses che ritraeva Miles Morales con il cadavere di Steve Rogers tra le mani ha, giustamente, sconvolto tutti, Miles compreso. Al punto che neanche la “squadra dei cattivi” se la sente più di compiere la “scelta cattiva” di arrestare il ragazzo preventivamente, sebbene non rinunci del tutto all’idea di seguirlo e controllarlo.

L’episodio, comunque, è composto interamente di chiacchiere e tardive prese di coscienza. “Cosa si fa?”, “Cosa succederà?”, domande cui la risposta nei fatti, per ora, è sempre “Niente”. L’unica svolta interessante arriva, come di consueto, in chiusura, a costituire il cliffhanger per condurci al prossimo numero 7, spinti dall’hype. Svolta che sarebbe potuta benissimo accadere dopo qualche pagina iniziale, magari, e renderci la lettura più appassionante.

Questo numero 6 fa alzare un sopracciglio persino sulla scelta editoriale di pubblicare un capitolo ogni due settimane (con l’ulteriore aggravante che l’ultimo è arrivato con una settimana di ritardo), accompagnato volta per volta da tie-in sulla Civil War II, rimasti fuori dalla testata parallela interamente dedicata a essi, Civil War II – Scegli da che parte stare. Il problema è che i tie-in sono puntualmente inutili, brevi e anonimi, ininteressanti. Quindi perché non aspettare un mese e pubblicare insieme due capitoli della saga principale? La qualità non sarebbe magicamente sollevata verso l’alto, ma almeno avremmo una lettura più corposa tra le mani e “qualcosa” potrebbe accadere ad ogni uscita. Insomma, quest’ultimo capitolo, da solo, sembra lo iato narrativo tra due eventi di una storia, lo spazio di poco e niente che si suole non raccontare. Le gravi conseguenze che questa saga ci promette dal suo inizio alla fine arriveranno, inevitabilmente, ma quanto ci stanno facendo sudare (e annoiare) nell’attesa? Speriamo che almeno quelle non deludano.

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