Dichiarazione di indipendenza dal meme

Di recente la bravissima Fran De Martino ha elencato in un post tutte le frasi da “commento standard” che le dava più fastidio leggere in giro per internet (in particolare, immagino, su Facebook). In una serie di commenti, i suoi follower hanno ampliato la lista. Ma se questo modo di scrivere, parlare e magari anche pensare dà tanto fastidio, perché lo usano tutti?

Cominciamo dall’elenco, per farvi capire di cosa sto parlando. Semplicemente riorganizzo tutte le voci elencate nel post sopra citato, con frasi esempio di facile comprensione così anche chi non frequenta tantissimo i social media può rendersi conto dell’uso di queste espressioni.

☑ BENE MA NON BENISSIMO

“Mi hanno detto che somiglio a George Clooney. Per i capelli bianchi. Bene ma non benissimo.”

☑ E I […] MUTI

“Il drago Flaffla che fa le pinne col motorino. E i vigili urbani muti.”

☑ MA CHE NE SANNO I […]

“Scaricare una rom per l’emulatore di SNES col modem 56k. Ma che ne sanno i 2000.”

 ☑ QUANDO […]

“Quando metti la sveglia alle sette, ma la spegni sei volte e ti alzi alle otto.”

☑ [cosa che deve accadere] IN 3… 2… 1…

“Ragazza incazzata con lui in 3… 2… 1…”

☑ […] NE ABBIAMO?

“Biscotti ne abbiamo?” (a commento di una foto di biscotti).

☑ E POI BOH

“E poi boh, vai a dormire che fa caldo e ti svegli che ha nevicato.”

☑ […] COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI

“E via, tramezzini come se non ci fosse un domani!”

☑ E SI VA A […]

“Galosce, guanti, e si va a spalare neve.”

☑ CHE […]  LEVATI oppure  CHE LEVATI […]

“Ho corso così veloce che levati Flash e tutta la Justice League.”

Magari qualcuna di queste espressioni non l’avete mai letta, frequentate poco il web, non ne capite nemmeno tanto il senso. Magari invece le avete usate anche voi, le trovate carine, sono simpatiche. Ma immaginate chi sui social, volente o (piuttosto) nolente deve passarci le giornate. Tipo me, che per lavoro, per aggiornare le pagine dei miei fumetti e organizzare le mie giornate, qualche ora ogni giorno su Facebook devo spendercela. Queste espressioni non solo sono ricorrenti come fonte di comunicazione (nei post, nei commenti, nei messaggi), sono anche fonte di estremo successo quando vengono usate per meme, vignette, disegnini, appiccicate sulle foto del momento come commento. Ci sono pagine che sopravvivono e accumulano tantissimo consenso grazie all’uso reiterato e continuo di queste espressioni.

È un crimine farne uso? No. Assolutamente. Cioè, oddio, un po’ i nervi delle persone che passano tanto tempo su internet li logorate, ma probabilmente manco ve ne accorgete.
Però la cosa più grave non è il mio logoramento di nervi: in me, e non credo di essere il solo, la lettura continua delle stesse frasi nei commenti, nei post, nel modo di parlare anche dal di fuori di internet, genera la sensazione che l’interlocutore o la persona che ha fatto uso di questo post sia un borg. Non uno svedese, un borg di quelli di Star Trek. Sapete, quelli con la mente alveare. Quando posto una nuova striscia e sotto ci trovo trentasette commenti su cinquanta praticamente identici, inizio a identificarvi tutti come una massa informe di persone che non hanno un’identità, una individualità, un pensiero proprio. Gente che parla uniforme perché pensa uniforme.

La maggior parte delle volte giustifico la cosa pensando: vabbé, ma saranno giovinastri alla tastiera (come se io fossi un sessantenne che ancora si chiede che fine hanno fatto i floppy disk). Poi spinto da curiosità vado a vedere e… no. Ventenni. Trentenni. Che magari prendono per il culo i quarantenni che scrivono sempre “buongiornissimo” e “kaffé” per poi condividere nel loro prossimo post il solito meme “e poi boh mi sale il nazismo” o roba del genere. Chi è lo stereotipato?

E allora vorrei che questo mio pezzo fosse una specie di dichiarazione di indipendenza. Vorrei che chiunque mi legga ora sia testimone della mia spontanea dichiarazione che a me ‘ste frasi fatte e ‘sti meme del cazzo non fanno ridere, e quindi non ne faccio uso e nemmeno capisco chi ne fa uso. Che vi devo dire, sono un disadattato, fuori dalla cultura di massa, estraneo allo humor mainstream… ma non non vi sto biasimando! Anzi un po’ mi dispiace. Se trovassi divertenti ‘ste cose, col lavoro che faccio, sarebbe tutto più facile. E meno stressante. E più divertente.

E poi boh, si va a lavorare come se non ci fosse un domani in 3… 2… 1…

A cura di Luigi Bigio Cecchi

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