Spike Chunsoft rilancia la serie Conception con Conception PLUS, portando in Occidente il suo primo capitolo su PlayStation 4 e PC a 7 anni dal suo lancio in Giappone per Sony PSP.

Eccoci di nuovo a parlare di un titolo appena arrivato sul mercato europeo grazie agli sforzi di Spike Chunsoft e Numskull Games, l’ennesima produzione votata ad una nicchia piuttosto rumorosa del gaming made in Japan; l’occasione è ghiotta per gli amanti delle commedie animate giapponesi e dei JRPG, poiché Conception PLUS: Maidens of the Twelve Stars altro non è che il coloratissimo remake del capostipite dell’omonima saga.

Mai arrivato in Occidente nonostante il discreto successo ottenuto in patria su Sony PSP, la sua pubblicazione per PS4 e PC nell’anno del Signore 2019 è probabilmente dovuta alla popolarità riscontrata dal sequel, Conception II: Children of the Seven Stars, pubblicato per Sony PS Vita e Nintendo 3DS nel 2014 e poi successivamente rilanciato anche su Steam.

Conception PLUS Maidens of the Twelve Stars

Il titolo originale non arrivò mai in Occidente ma riuscì a ritagliare attorno a sé un discreto successo in Giappone tanto da spingere la software house a sviluppare un sequel e ad investire risorse in un adattamento animato composto da 12 episodi.

Esattamente come per il sequel, già noto a chi mastica JRPG e visual novel ibride, la premessa del gioco è molto semplice e vede il giocatore impegnato a corteggiare uno stuolo di donzelle (alcune dall’aspetto tragicamente prepuberale) in un mondo fantasy caduto in disgrazia che ci vuole chiamati ad affrontare un esercito di agguerriti nemici mostruosi contando sull’aiuto di un esercito di… figli astrali.

Le “fanciulle delle dodici stelle” citate nel sottotitolo, infatti, altro non sono che tredici (più una ragazza extra vista nel recente adattamento animato di 12 episodi, aggiunta proprio in occasione del remake) possibili interessi amorosi incarnanti popolari stereotipi della narrativa per ragazzi del Sol Levante che il gioco vuole far passare come importanti sacerdotesse legate ai segni zodiacali.

Proprio come in un dating simulator qualsiasi il giocatore può dedicare gran parte del proprio tempo per conoscerle meglio e dialogare, magari vivendo eventi unici e investendo il proprio denaro in doni adatti per ingraziarsele (un po’ come nella vita vera!), ma il solo e unico scopo di questa meccanica non è quello di una banale storiella amorosa, ma la procreazione per direttissima (si spera, non come nella vita vera!).

Certo, la strampalata sceneggiatura ci tiene a precisare che “fare dei figli astrali” non è come fare dei figli nella realtà di tutti i giorni, ma il gioco non si fa alcun problema a riempire i dialoghi di continue allusioni e ambigue reazioni di imbarazzo che farebbero pensare che, forse forse, con una componente realmente sessualmente esplicita, questo titolo avrebbe potuto anche brillare.

Invece l’esperienza confezionata da Spike Chunsoft è molto leggera, quasi pre-adolescenziale, e non va mai oltre la battuta piccantella da quattro chiacchiere al bar: entrare nelle grazie di ogni singola fanciulla significa dover scegliere la risposta giusta al momento giusto (è comunque possibile salvare prima di ogni risposta, per risparmiare tempo) a seconda della personalità della propria interlocutrice e di un breve riassunto sul loro background.

In tal senso, malgrado la software house impegnata nello sviluppo di Conception PLUS annoveri nel proprio portfolio alcuni dei più apprezzati videogiochi testuali dell’ultimo ventennio, la qualità della sceneggiatura rimane quella di un commedia romantica teen qualsiasi, sfociando nell’harem più sfrontato in occasione di uno dei numerosi epiloghi.

Proprio considerando la sua natura innocua e poco più che allusiva, duole ammettere che la scelta di censurare ulteriormente i contenuti del gioco su PlayStation 4 in seguito alle nuove regolamentazioni volute da Sony possa sembrare quantomeno eccessivo, specie considerando come il gioco potrebbe solamente giovare di un pizzico di coraggio in più in tal senso.

Insomma, sebbene l’idea tematica del “concepimento” sia alla base della storia e possa inizialmente incuriosire, Conception Plus non è più che una pigra ibridazione all’acqua di rose fra visual novel con elementi dating simulator e dungeon crawler JRPG vecchia scuola.

Al giocatore viene data la libertà di pianificare il proprio tempo fra esplorazione di dungeon tridimensionali procedurali e lunghe fasi dialogiche, il tutto scandito da un calendario che, fortunatamente, non rappresenta un asfissiante limite temporale, ma semplicemente propone eventi tematici a seconda del periodo dell’anno vissuto.

Superate le prime ore di smarrimento fra tutorial e lente schermate di dialogo, il gioco fa subito mostra di tutto ciò che bisogna sapere: per affrontare i pericoli rappresentati dai mostri che abitano i temibili dungeon procedurali bisogna creare guerrieri sempre più forti e versatili, tanto che una volta accresciuta l’affezione nutrita dalle ragazze e creati nuovi figli astrali, i vecchi possono essere “rilasciati” come pokémon qualsiasi per innalzare il livello della cittadina e godere di nuovi servizi.

Conception PLUS

In tal senso, il paragone con Pokémon non è poi così sbagliato, sebbene il titolo non presenti alcuna meccanica legata a scopi collezionistici (a parte “catturare” tutti i cuori delle eroine, ovviamente), poiché i figli astrali vengono influenzati nelle statistiche e nell’aspetto sia dall’affezione nutrita dalla madre nei confronti del protagonista che dai loro valori statistici innati.

Il tutto, manco a dirlo, unitamente ad un pizzico di incertezza dovuta all’aleatorietà della loro creazione, fa sì che questo aspetto del titolo risulti forse è il più riuscito dell’intera operazione ed è interessante sperimentare nella creazione di figli astrali differenti da poter arruolare tra le proprie fila di guerrieri. Questi sfoggiano sembianze che ricordano quelle dei propri genitori, ma anche abilità uniche e look differenti in base alla propria classe.

Purtroppo l’impianto RPG e quello più propriamente dungeon crawler del titolo sono invece poco soddisfacenti e regolati da logiche talmente metodiche che scadono nella ripetitività praticamente subito.

Conception PLUS

Gli scontri sono a turni e avvengono una volta entrati in prossimità dei nemici durante l’esplorazione; il sistema di battaglia propone sì delle meccaniche diverse dal solito, come un sistema di malus e bonus che tiene conto della direzione da cui vengono lanciati gli attacchi e una barra che, se riempita a suon di colpi mandati a segno, congela il nemico e lo rende preda degli attacchi concatenati del proprio party di guerrieri, ma la difficoltà media è talmente bassa e la velocità di progressione talmente pachidermica che ci si può tranquillamente affidare ad automatismi vari (comunque personalizzabili) e all’opzione di velocizzazione delle animazioni senza la paura di perdersi chissà quale brivido strategico, magari prestando qualche attenzione in più durante gli scontri con i boss più feroci.

Dovendosi inoltre impegnare nella continua procreazione di figli astrali differenti che ripartono dal primo livello di potenza per godere di level cap innalzato e statistiche migliori, vien da sé che pratiche universalmente condannate dagli estimatori del genere come il level grinding siano praticamente assicurate nel pacchetto.

Una volta capito l’andazzo, insomma, arrivare ai titoli di coda e sbloccare ognuno dei 15 finali di Conception PLUS diventa praticamente solo questione di tempo e pazienza e poco più.

Conception PLUS

Ritrovarsi a giocare Conception PLUS: Maidens of the Twelve Stars alla soglia dei trent’anni (nel mio caso) potrebbe essere problematico, non tanto per la sua pruriginosa premessa, ma per il suo poco rispetto nei confronti dell’intelligenza e del tempo a disposizione di chi lo gioca.

Il titolo offre dopo decine di ore di gioco le stesse cose che propone fin dai primi attimi, non variando in modo significativo un loop ludico poco soddisfacente e narrativamente poco coraggioso che col passare delle ore potrebbe venire a noia molto presto.

Un peccato se si considera lo sforzo di una localizzazione tardiva (baciata da una convincente doppia traccia audio) e di una direzione artistica solida, sorretta dal character design di Otsuka Shinichiro (Re:Zero), che riesce a renderlo piacevole malgrado un comparto 3D praticamente indistinguibile da quanto visto su Sony PSP, una portatile lanciata nell’ormai lontano 2004. Da recuperare fortemente scontato se proprio si è fan del sequel, arrivato in Europa tempo addietro, ma in caso contrario difficilmente consigliabile.

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