Analisi, commenti e pensieri sparsi su tutto ciò che abbiamo visto nel lungo video di gameplay pubblicato dal prodigioso team polacco.

Come un fulmine a ciel sereno, CD Projekt ha reso disponibile a tutti i “comuni mortali” un incredibile e lungo video gameplay di Cyberpunk 2077.  Quasi cinquanta minuti che hanno mostrato al mondo uno dei progetti più ambiziosi di tutti i tempi. La demo si apriva con una missione che potrebbe sembrare una normale sezione di un buon sparattutto in prima persona. Qualcosa di incredibilmente ben fatto, se si guardano i dettagli come la costruzione della scena, dell’azione, la grafica, le animazioni, le reazioni del nostro compagno, l’atmosfera, così oscura e intrigante. Qualcosa di decisamente notevole, ma tutto sommato ordinario. Quando però suddetta sezione finisce, e scopri di aver assistito solo ad una piccolissima parte di quello che è Cyberpunk, ti rendi conto di trovarti di fronte ad uno dei progetti più magniloquenti della storia dei videogioco.

Si riesce quasi a sentire già il profumo di gioco epocale, e tratteniamo gli entusiasmi solo perché l’esperienza ci insegna a rimaner scettici fino alla fine. Eppure quello che si è visto è incredibile. In genere i giochi, si dividono in due grosse categorie. Ci sono quelli estremamente aperti, che propongono un quantitativo di contenuti smisurato, e  fanno della “libertà” la loro bandiera. Giochi spesso validi, ma che funzionano più per la somma delle loro componenti. Con la lente di ingrandimento, osservandone nello specifico le meccaniche di cui si compongono o i dettagli estetici, mostrano tutti i loro limiti. Ci sono poi i giochi super-concentrati per forniti un determinato tipo di esperienza, a prescindere dal genere. Giochi che fanno poche cose, ma le fanno bene, che fanno della qualità il loro vessillo a discapito della quantità, rivelandosi però esperienze sui binari ed estremamente chiuse.

Cyberpunk 2077 tenta l’impresa impossibile. Qualcosa che in parte solo The WItcher 3 è riuscito a fare, ma appunto, solo “in parte”. Non a caso CD Projekt RED, pur cambiando totalmente il contesto, punta ad ottimizzare quella stessa filosofia. Proporre una libertà di gioco senza precedenti, in una città incredibilmente vasta, mantenendo però una qualità sui singoli elementi incredibile. E non parlo solo di quelli matematici, statistici ed “impalpabili” dei GDR. Parlo di una città fittissima, Night City, che brulica di persone che seguono le loro personali routine diurne e notturne. Parlo di personaggi incredibilmente ben realizzati ed espressivi, di dialoghi con zero retorica, ma straripanti di personalità, che veicolano una narrazione non didascalica, ma verosimile, plausibile, intelligente. Parlo dell’estetica della metropoli dal macroscopico al microscopico. Una città dalle complesse strutture urbanistiche piene di strade che su più livelli si intrecciano tra loro, con futuristici mezzi che creano un traffico  aereo e terrestre vivo e chiassoso, una città che però all’altezza del nostro occhio (bionico) racconta tantissimo anche nel dettaglio, grazie ai suoi cartelloni, pubblicità, freaks che girano per i quartieri, banconi, negozi, distributori, droni volanti e mille altri piccoli, minuscoli pezzi di un mosaico estetico incredibilmente sfaccettato e complesso, ma “spalmato” su una superficie incredibilmente vasta. La città di Night City richiama a tutti ovviamente mondi distopici futuristici come quello di Blade Runner, eppure crea comunque una sua personalissima atmosfera e declinazione dell’estetica cyberpunk, a tratti incredibilmente grottesca, underground, sporca, diroccata; a tratti sinuosa, affascinante, psichedelica e colorata. Ancora una volta qualcosa di apparentemente rivoluzionario per un open world gdr. E gli sviluppatori ci assicurano, tutto sempre senza caricamenti.

Ma questa è solo “la facciata”, che nulla sarebbe senza un gameplay. Ebbene la chiave di volta per fare le cose in grande è sempre la stessa anche quando si parla di interazione, farci esclamare un sentito “WOW!” ogni qualvolta ci viene mostrata una nuova dinamica del gioco. Le opzioni di dialogo ad esempio, non prevedono solo frasi accondiscendenti o rabbiose, ma è possibile cercare modalità di interazione più complesse come chiedere alle persone pareri sulla situazione, cercare accordi diplomatici, mentire o imbrogliare. Abbiamo tutti assistito alla missione di V nella demo. Ecco riflettete su quante volte le cose sarebbero potute andare diversamente in quella quest, aprendo sempre nuovi approcci di gameplay. Ci sono bivi a monte, bivi di intermezzo, bivi finali. A volte dipendono da decisioni grosse che possono compromettere totalmente l’esito, o la sola esistenza di una missione, a volte basta una parola di troppo, o sbagliata in una situazione critica, a far andare tutto a puttane. E anche se così fosse, in Cyberpunk scopriamo un vero e proprio “gioco con le contropalle” dentro un altro gioco. Il “gunplay” per quanto regolato in parte come Borderlands, da aspetti ruolistici, è veloce, esaltante, pieno di fisica, di concretezza, di deambulazione fluida nello scenario, di opzioni di movimento, di attacco, di ingaggio del nemico. Non gli manca niente del FPS di spessore, niente! Eppure è un gdr!

La varietà di armi è incredibile, ci sono pistole con proiettili che rimbalzano sulle superfici per fare letali sponde verso i nemici, fucili che squartano tutto quello che gli passa a tiro, un mitragliatore con proiettili a ricerca intelligenti e anche armi melee come Mantis Blades, che non solo possono essere usate per affettare i nemici ma permettono anche di scalare i muri.

E chissà quanta altra roba più o meno personalizzabile ha in serbo per noi CD Projekt visto che hanno creato un contesto assolutamente ideale per lo sviluppo di qualsiasi design bellico possa venirgli in mente. Basti pensare alle possibilità offerte dalla natura cybernetica del nostro alter ego e dei suoi nemici. Potremo connetterci alla rete neurale di un avversario e modificare così alcuni attributi della sua squadra, o disabilitare ad esempio le armi che utilizzano. Inoltre, le situazioni di conflitto sono risolvibili in maniera diversa, sviluppando le abilità di hacking è infatti possibile interagire con terminali che sbloccano alcune porte, ma volendo si po’ anche puntare su espedienti più diretti come sparare ad elementi dello scenario e crearsi delle coperture uniche, come abbiamo visto fare nella demo, ove per ripararsi dagli attacchi del boss con l’esoscheletro, si sfruttava la protezione improvvisata di un’automobile. Tutto è dinamico, plasmabile, e modificabile in Cyberpunk, anche la struttura degli ambienti, pronta a collassare sotto il potente fuoco dei proiettili. Un immersive sim in tutto e per tutto.

E a proposito di automobili, è fantastico vedere come sia estremamente curata anche la guida nel gioco. L’abitacolo dei veicoli è estremamente elaborato e coerente con lo stile di Cyberpunk, e muoversi con questi non è un semplice espediente per percorrere la città, ma l’ennesimo elemento di gameplay articolato e pieno di variabili. Le sezioni in auto possono infatti provocare situazioni adrenaliniche e impreviste, con inseguimenti o scontri a fuoco a tutta velocità entusiasmanti. 

La verità è che si potrebbe parlare per ore anche solo di quanto si è visto in questa demo, talmente è ricca di dettagli e indizi sulla profondità del background narrativo e delle meccaniche di gioco. Quello che ci premeva fare in questa sede era soprattutto condividere con tutti voi la sensazione di essere davanti a qualcosa di grandioso e forse unico (solo il tempo ce lo dirà). Cyberpunk 2077 sembra un titolo che permetterà di avere una IMMERSIONE totale, MAI interrotta dai limiti strutturali o tecnici di un genere, qualcosa che coinvolge a 360 gradi il cervello del giocatore, l’occhio, il cuore. E attenzione, non stiamo parlando di realismo, per quanto immaginiamo che se in un futuro remoto un gioco del genere (o chissà magari proprio Cyberpunk) dovesse uscire in VR, sarebbe un’esperienza incredibilmente intensa e realmente vicina all’immaginario della realtà virtuale descritta dal cinema e dalla letteratura.

Parliamo del coinvolgimento che deriva dall’essere inseriti in un sistema iper complesso, che risulta verosimile non attraverso il “realismo”, ma con il linguaggio del videogioco, che può darci comunque la sensazione di essere dentro un contesto vivido, laddove ogni singolo input verso l’universo creato genera un feedback e un relativo stimolo da parte del gioco spesso. In Cyberpunk il gameplay in senso ludico, il role playing, la narrazione, la recitazione, la fisica, la grafica, il level design, sembrano ai massimi livelli. Ma la chiave di volta sta nel declinare questo tipo di standard ad una libertà di approccio e una vastità spaziale come non si è mai visto. Tanto che ci chiediamo quanto sia possibile in effetti che il titolo sia realizzabile sulle console odierne. Per ora, continuiamo a sognare, sperando che la data di uscita non sia così lontana, e che il titolo completo possa realmente concretizzare tutte le fantastiche suggestioni che ci ha dato questo video di gameplay. Ma avremo modo di riparlarne.

 

 

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