Novità consistenti nel mondo di Destiny

Quando un anno fa Destiny è approdato sulle nostre console ha sin da subito rivelato la sua natura di opera controversa: nato come un mix tra il carattere di Halo e l’approccio evolutivo dei moderni MMORPG aveva destabilizzato i giocatori con il suo essere “nuovo”, dimostrando come novità ed evoluzione non vadano sempre di pari passo. Le due successive espansioni avevano provato infondere nel corpo della creatura di Bungie nuova linfa vitale, ma la semplice aggiunta di contenuti non aveva sortito alcun effetto anzi aveva acuito le critiche dei detrattori. Con Il Re dei Corrotti, Bungie vuole dimostrare che non ha affatto paura del cambiamento e che è pronta a stravolgere quanto fatto fino ad ora se questa è l’unica strada per rimettere sulla giusta carreggiata il suo prodotto. Questa espansione è una modifica radicale alla struttura di gioco di Destiny con cambi così profondi da affondare le loro zanne nel midollo del gameplay. Per questo motivo il presente articolo si limiterà ad una sorta di tour delle novità introdotte, per rimandare il giudizio complessivo a quando avremo avuto modo di testare in modo approfondito l’espansione.

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Il re corrotto

Come di consueto iniziamo dall’inizio (e con qualche spoiler, siete stati avvisati!). Tutto inizia con un tale Oryx, padre di Crosta (e figlio di Khmer?), che vedendosi il figlio ucciso nell’espansione The Dark Below ha pensato bene di giurare vendetta ai Guardiani e cercare di spazzarli via una volta per tutte. Ovviamente sua maestà si è premurato bene di procurarsi un’intera legione di “corrotti”, ossia dei tizi molto simili ai nemici fino ad ora affrontati in Destiny ma più forti ed intelligenti, per essere sicuro di spazzare dalla faccia della galassia i nostri protettori della Luce. Sebbene l’intera vicenda non spicchi per carattere e originalità, è evidente che Bungie si è presa il suo tempo per sviluppare meglio i protagonisti, dargli spessore e narrare le loro gesta come Dio comanda, grazie sopratutto a delle cutscene squisitamente dirette ed orchestrate. Degna di nota la prematura dipartita di Tyrion (Peter Dinklage) che viene sostituito da Nolan North. Il buon nano di Games of Throne è stato totalmente cancellato da Destiny non solo nelle nuove sequenze dialogate ma anche retroattivamente in quelle vecchie. In pratica a Bungie non è proprio piaciuto come si è comportato lo scaltro bassotto di GoT.

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Evolution

A differenza delle precedenti espansioni, il Re dei Corrotti aggiunge tutta una serie di novità e non stiamo affatto parlando delle sette nuove mappe del Crogiolo o dei due nuovi Strike. Ci riferiamo, invece, ai radicali cambiamenti del gameplay che ristrutturano completamente l’esperienza di gioco. Già seguendo le tracce narrative di Oryx, vengono introdotte le prime grandi novità: la prima è sicuramente l’arrivo di tre nuove sottoclassi: Nightsalker per gli Hunter, Stormcaller per i Warlock e Sunbreaker per i Titani. Io ho avuto modo di provare solo quest’ultima e vi posso assicurare che sbloccare la nuova Super è stata una delle più grosse sorprese dell’intera espansione: mi sono ritrovato a brandire un martello di luce e a tirare palle infuocate ai nemici come neanche il miglior Thor. Hammer of Sol, questo il nome del martello, da tante soddisfazioni a chi lo brandisce quanti grattacapi a chi lo subisce, sopratutto nel multiplayer dove ha dimostrato di poter sbilanciare consistentemente le partite. L’altra nota estremamente positiva è l’introduzione dei suddetti Corrotti che, se esteticamente sembrano una copia ingrigita della loro versione a colori, in realtà nascondono molte altre sorprese. Alcuni di loro sono in grado di replicarsi, altri di lanciare “bombe” che sporcano il campo visivo e altri ancora di muoversi più velocemente costituendo una sfida non di poco conto.

Per quanto riguarda le mappe relative alla Campagna del Re dei Corrotti sono un ottimo mix tra posti già visitati ma riletti in chiave nuova (anche con elementi di gameplay innovativi che non presuppongono il frag ignorante) e luoghi totalmente inesplorati. Sicuramente area principe di tutto il DLC è la Dreadnaught, ossia la splendida nave spaziale di Oryx che campeggia nella cutscene iniziale. Qui ci troveremo non solo ad affrontare il semi-dio proprietario del vascello, ma anche una serie di missioni patrol con meccaniche totalmente nuove. Infatti, nella consueta attività di patrolling che ha reso famoso (?) Destiny, verremo chiamati a raccogliere e poi utilizzare delle rune in grado di lanciare attività del tutto particolari, gli eventi delle Rune evocatrici. Durante questi eventi in base alla rarità delle rune otterremo dei premi ma a carissimo prezzo: un costo che può andare dal distruggere un Boss fino a doverne affrontare tre di fila in un tempo limite e con l’aggravante dei punti salute che si rigenerano per il nostro avversario.

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No more grind

Il lifting di Destiny ovviamente non si ferma qui, ma va più in profondità fino a toccare il nervo dolente dell’intera esperienza di gioco, ossia il sistema di levelling. Bungie aveva basato la progressione dei personaggi su una doppia “marcia”: fino al 20esimo livello i giocatori si trovavano di fronte un sistema di levelling molto semplice, dove più nemici si uccidevano più si acquistavano livelli; non appena si raggiungeva questa soglia il sistema cambiava e a contare non erano più i punti esperienza provenienti dalle uccisioni, ma i punti Luce che si ottenevano vestendo particolari (e rari) equipaggiamenti esotici, anch’essi da potenziare attraverso il grinding di materiali per raggiungere il level cap al 30esimo livello. Questa struttura aveva generato forte discontento perché promuoveva attività noiose come raccogliere materiali nelle missioni patrol piuttosto che premiare attività divertenti come l’uccidere nemici.

Bungie, ascoltando il feedback dei suoi utenti, ha deciso di fare marcia indietro re-introducendo il levelling basato sui punti esperienza e trasformando i punti Luce in una sorta di indicatore della bontà del nostro equipaggiamento. In questo modo eventi e missioni che prima richiedevano ore ed ore di grinding sono diventate più accessibili, mentre permangono eventi che hanno come requisito i punti luce ma in maniera sicuramente più ridotta. A chiudere il cerchio interviene il nuovo sistema di potenziamento dell’equipaggiamento che permette di infondere nuova linfa nei nostri benamati oggetti permettendoci di conservarli più a lungo.

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PvP

La parte competitiva di Destiny è quella che merita insieme agli assalti più tempo per essere analizzata. Abbiamo già detto che ci sono saltate all’occhio alcune cose in grado di creare forti disequilibri ma rimandiamo il giudizio dopo una serie di prove più approfondite. Dobbiamo, invece, nominare le due nuove modalità del Crucibolo che, sebbene non introducano niente di nuovissimo, si dimostrano una piacevole aggiunta alle modalità già disponibili. Rift è una modalità che potremmo tranquillamente definire come una versione a la Destiny del cattura bandiera, mentre in Mayhem ci ritroveremo a doverci destreggiare tra cool down ridotti che danno un’estremo dinamismo alle partite. Come anticipavamo niente di trascendentale, ma di certo una buona alternativa alle consuete modalità PvP di Destiny.

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Corrotto

Destiny sembra aver iniziato seriamente la sua battaglia contro quella “corruzione” che aveva pervaso l’esperienza del primo anno. E’ una sfida difficile e appena iniziata che non ci permette di dare un giudizio definitivo sulla sua riuscita e sulle sorti in generale della creatura di Bungie. L’unica cosa che possiamo dire è che noi continueremo a combattere.

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