Netflix porta sul piccolo schermo l’adattamento di Detention, videogioco taiwanese di Red Candle Games

Innanzitutto precisiamo un attimo il contesto prima di arrivare a parlare di questo adattamento Netflix.
Detention è un videogioco survival horror a scorrimento laterale pubblicato dallo studio taiwanese Red Candle Games nel 2017. È un’opera che riesce a distinguersi nell’ambito del genere horror indipendente grazie alla sua forte focalizzazione sui personaggi e il dramma che costruisce intorno al loro contesto storico.

Detention si svolge infatti nella Taiwan sotto legge marziale degli anni ’60, frangente che è passato alla storia con il nome di “White Terror”, e si pone l’obiettivo di raccontare quel periodo di estrema repressione politica attraverso una storia di fantasmi, rancore e sensi di colpa. È una incredibile opera in grado di veicolarci le sensazioni della vita al di sotto di un sistema totalitario, anche grazie al mondo in cui la storia della protagonista è direttamente collegata al suo contesto politico.
Detention è inoltre un’opera intrinseca della cultura e mitologia taiwanese, intorno alle quali vengono costruite le meccaniche più survival del titolo.

detention netflix

Dramma, religione, simbolismo, contesto politico ed elementi classici dell’orrore si intersecano perfettamente nell’opera Red Candle. Lo stesso non si può dire però del suo adattamento per il piccolo schermo. Alla fine del 2020 Netflix prova infatti a trasporre Detention al suo pubblico internazionale, non riuscendo però a convogliare le stesse sensazioni e inquietudini del suo omonimo predecessore.

La serie Netflix si svolge circa trent’anni dopo gli eventi del gioco originale, in una Taiwan non più sotto la legge marziale. Liu Yui-hsang si trasferisce nel liceo di Bosco Verde dove vige ancora un sistema di educazione militarizzato a causa della direzione del preside e dell’istruttore della scuola, entrambi ex militari legati ancora al paese nazionalista dei decenni scorsi.

Liu scopre ben presto che Bosco Verde nasconde una storia di dolore e di violenza, e che tra le proprie mura si aggira ancora il fantasma di quello che è successo nel passato. Con quest’ultimo ci si riferisce alla linea narrativa del gioco originale, che in questa serie fa da sfondo alle vicende dei suoi nuovi personaggi.

È quindi chiaro fin da subito la volontà della serie Netflix su Detention di cercare una direzione indipendente. Ai riferimenti culturali e politici di Taiwan viene tolto spazio per concentrarsi sul dramma famigliare e personale della nuova protagonista, la cui vita viene cambiata dall’incontro del fantasma del Bosco Verde passato. Pur presentandosi come un prodotto horror, questa nuova trasposizione in realtà cambia fortemente i toni dell’opera originale per rifugiarsi in lidi più classici del genere drammatico adolescenziale. Bullismo, violenza sessuale e aspettative della società patriarcale sono solo alcuni dei temi nuovi che Detention cerca di esplorare, a volte con successo, a volte con cadute di stile superficiali.

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Ma il problema principale della serie non è quello di essersi distaccata dall’opera originale, che è una scelta che andrebbe invece spesso incoraggiata, ma piuttosto il non essersi distaccata abbastanza. Questo perché la storia originale risulta essere un fardello alla nuova narrazione, che non riesce dunque a trovare una propria totale indipendenza. Un esempio di ciò sono i momenti iconici del gioco, che vengono trasposti tali e quali nella serie senza riuscire a donargli lo stesso contesto.

La necessità di dipendere dal gioco di Red Candle, trasforma la serie di Netflix in un prodotto dalla doppia identità, confusionaria e indecisa dalla strada da intraprendere. 
Inoltre fatta eccezione per rari casi, la narrazione non riesce mai a trovare un ritmo soddisfacente in grado di tenere aggrappati al racconto. Le otto puntate che compongono Detention vivono più di bassi che di alti, anche a causa di uno stile di montaggio sconnesso e ridondante.

Un prodotto non in grado di mantenere alto il nome dell’opera di Red Candle, che non necessitava dunque di una nuova trasposizione (l’anno scorso era già stato fatto un film su Detention, prodotto sempre a Taiwan). Una serie priva di identità che trascura gli elementi che rendevano il videogioco da cui è tratto un’operazione così speciale, ovvero la mitologia taiwanese e il contesto politico del racconto. Siamo quindi davanti a una serie che cerca di navigare forse su lidi più “sicuri” e approcciabili, ma che proprio per questo non riesce a brillare di una luce propria.

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