«Questo mondo è molto semplice. È fatto così.»

Benvenute e benvenuti sulla Dorsale, eccovi la mappa, ma lasciate che ve la spieghi – così Maria Gaia Belli introduce, nel suo romanzo d’esordio appena pubblicato da effequ, la lettrice e il lettore nel suo mondo

Le mappe affascinano e spaventano – soprattutto chi ancora guarda al genere fantastico con sospetto e superficialità. Una mappa tra le prime pagine di un romanzo significa – quasi sempre – una geografia che si discosta da quella del nostro mondo; luoghi immaginati, monti e valli che sono esistiti fino a quel momento soltanto nella mente dell’autrice o dell’autore della storia in cui ci apprestiamo a entrare.

Sì, perché entrare in una storia significa entrare in un nuovo mondo e se questo è vero per ogni romanzo fantastico, nel caso de La Dorsale è un po’ più vero. Come racconta l’autrice in una riflessione sulla fantasia su ilLibraio.it: il mondo della dorsale «si è presentato da sé, come si presentano i sogni, che possiamo accettare e appuntare appena svegli, prima che scappino, oppure dimenticare. Ho visto altri mondi e sono scappati. Questo è rimasto con me, per tantissimi anni, così ogni giorno esco dal mio e resto per un po’ a guardarlo. […] Mi sono affezionata ad alcune persone che vivono dentro questo mondo, e la loro vita, vista da fuori come loro non possono vederla, mi è sembrata una storia.»

dorsale

Ma che cos’è la dorsale, e chi sono queste persone con una vita che sembra una storia? La dorsale è la catena montuosa che occupa gran parte della mappa; «la dorsale è lunga quanto è lungo il mondo, sta tra il nord e il sud, e di lì non si muove.» Sulla dorsale, tra alberi, sassi, neve, cinghiali, draghi con le ali e draghi senza ali, incontriamo la prima delle protagoniste di questa saga fantasy: Kam, figlia della Città di V., bambina selvaggia. Kam è la prima persona che conosciamo in questo mondo – un mondo in bilico tra il moderno e il rurale, un mondo in cui i draghi non sputano fuoco e non mangiano le persone, ma vengono allevati e cavalcati in gare in cui a primeggiare è sempre l’Accademia.

L’Accademia, incastonata nella dorsale, protetta da mura alte venticinque metri, scosse elettriche e draghi da guardia, è il centro di addestramento in cui convergeranno – per strade diverse e per diverse svolte della vita – Kam, Luk, Key e Leila. Se la silenziosa Kam arriva in Accademia dalla dorsale, Luk della città di P. e Key del Nord raggiungeranno la scuola per altre tormentate (nell’anima e nel corpo) vie, andando poi a incrociare la loro nuova vita con quella di Leila, veterana dell’Accademia. L’anno del ferro, libro primo de La Dorsale, si prende tutto il tempo necessario per presentare a chi legge i personaggi e i boschi, le strade, le case, le stanze in cui esse e essi si muovono – come se l’autrice e le sue persone immaginate si preparassero, in questo primo volume, a far trovare tutto al posto giusto per quando gli eventi inizieranno a muoversi più velocemente. Del resto questo mondo, che esiste per Maria Gaia Belli almeno dal 2015, durante la lettura si fa subito vivo proprio in virtù del grande lavoro di worldbuilding che resta sommerso – si ha sempre l’impressione che ogni cosa sia al suo posto, che le regole siano chiare e che non ci saranno sventolii di bacchette o stupidi incantesimi tra le pagine de La Dorsale: L’Accademia non è Hogwarts, qua le persone vengono arruolate e devono lavorare per pagare i propri debiti (siamo millennials, siamo freelance, anche nei mondi fantastici non riusciamo a credere che esistano camere blindate piene di galeoni d’oro, per noi).

Già, perché anche nei mondi fantastici le brutture e le storture della società si fanno strada tra il pelo di drago e la neve della dorsale e a intrecciarsi con le vite – le storie – di Kam, Luk, e Key troviamo la povertà della città di P., la violenza e il sospetto degli abitanti della dorsale, la paura per il diverso, il rigoroso e cieco rispetto di tradizioni che annichiliscono la voce della volontà personale. Pur muovendosi su territori fantastici, si ha quasi la certezza che Maria Gaia Belli, nel suo lavoro di costruzione del mondo, abbia accuratamente selezionato usi, costumi, credenze e folklori del nostro mondo – dalle celebrazioni per il raggiungimento della maggiore età della pratica ebraica al pregiudizio che vuole le persone rom o sinti rubare bambini – per portarle nella dorsale con punti di vista nuovi, in grado di creare il brulichio di una società complessa e molteplice, ma anche di spingere chi legge a riflettere su quanto siano radicati certi aspetti della nostra società.

Come tutta la migliore narrativa fantastica, quindi, anche La Dorsale intrattiene e si fa commentario della contemporaneità – romanzo di escapismo nella sua forma più pura. E non è certo un caso che questo esordio arrivi in libreria grazie alla casa editrice fiorentina effequ, che non è nuova alla pubblicazione di romanzi di genere sotto copertura: nel loro catalogo troviamo post-apocalissi come quella dei Nati nuovi di Domitilla Pirro e storie di fantasmi atipici come quella raccontata da Andrea Cassini nel suo Non tutto il male, ma con La Dorsale – ed è bello vedere delle case editrici italiane fuori dalla nicchia credere così tanto nel potere dell’immaginazione – cadono i muri (nella mente di chi non legge il fantastico) tra Letteratura e Fantasy. L’esordio di Maria Gaia Belli è un fantasy che non ha paura di mostrarsi tale, che non si nasconde nelle pieghe della narrativa slipstream, che non si arrotola in quel lessico aulico-ish che fa tanto terra di mezzo tradotta da Vittoria Alliata; un fantasy che è metafora del mondo odierno, sì, ma senza sentirsi per questo portatore di verità assoluta. La narrazione solida, le parole, le frasi, così puntuali ed evocative – in grado di evocare, cioè, il mondo scritto – oltre a essere un piacere per chi già ama e conosce il fantasy, sono un perfetto punto di accesso per lettrici e lettori che non hanno dimestichezza con il genere, per chi ancora non riesce a immaginare un fantasy senza orchi, elfi, nani e stregoni, per gli esterofili ancora convinti che il fantasy italiano sia esclusivo dominio di Licia Troisi. Il fantasy è qui, ed è più vivo che mai.

Toscana emigrata a Torino, impara l'uso della locuzione "solo più" e si diploma in storytelling, realizzando il suo antico sogno di diventare una freelancer come il pifferaio di Hamelin. Collabora con case editrici, riviste online e enti pubblici, scrive post polemici su Facebook, abbandona la carriera di bookfluencer perché non riesce a fotografare i libri senza prima averli letti. Si trova a suo agio ovunque ci sia qualcosa da leggere o da scrivere, o un cane da accarezzare. Amante dei dinosauri, divoratrice di mondi immaginari, resta in attesa dello sbarco su Marte, anche se ha paura di volare. Al momento vive a Parma, dove si lamenta del prosciutto troppo dolce e del pane troppo salato.