Dunque, il punto è questo: chi oggi compra una limited edition di un gioco o è uno scemo oppure ha davvero dei soldi da buttare. Il sottoscritto appartiene alla prima categoria.

La domanda però è: quand’è che la situazione ha cominciato a sfuggire di mano? Fermandoci a riflettere giusto un paio di minuti (per evitare di far affiorare i ricordi delle centinaia, spesso migliaia di euro buttate) possiamo senza ombra di dubbio dare la colpa di questo stillicidio a Ubisoft. Si, ancora Ubisoft, il capro espiatorio di qualsiasi cosa non abbia funzionato nel mondo dei videogiochi da 10 anni a questa parte. Stavolta però la colpa della software house francese è stata soltanto l’aver voluto essere compassionevole nei confronti dei suoi fan meno facoltosi, che pur non disponendo di grandi mezzi economici non volevano rinunciare alla loro versione del gioco carica di gadget più o meno inutili da esporre fieramente sulla propria mensola, proprio vicino alla medaglia per il 7° posto alla gara di nuoto e al premio “Collega dell’anno” regalatogli pochi giorni prima del licenziamento.

Entrando ancora più nel dettaglio vi riveliamo che i nostri riferimenti sono rivolti alla saga di Assassin’s Creed, a partire dal secondo capitolo. Vi ricordate le versioni che uscirono? No? Ve lo ricordiamo noi:

Standard: il gioco liscio, quello dei poveri

White Edition: gioco e statuina di Ezio con equipaggiamento da Assassino-schiappa, per i poveri che vogliono avere uno scatto d’orgoglio.

Black Edition: la preferita da Valentina Nappi. Essa conteneva la statua di Ezio in versione uber, artbook, cartoline ed altra paccottiglia assortita. Per i più vanitosi. Ancora oggi questa edizione è la più ricercata dai collezionisti, in quanto NUMERATA.

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Dopo questo breve riassunto dobbiamo dare atto ad Ubisoft di aver rivoluzionato il concetto di collezionismo (dato che questo processo è stato poi esteso a tutti gli altri suoi brand, da Splinter Cell a Far Cry, passando per Ghost Recon), seppur quello di Limited Edition sia andato via via svanendo. Tante altre case, da Activision alle stesse Sony e Microsoft hanno seguito questa tendenza della multi-limited edition. Collezionismo per tutte le tasche ma nel frattempo anche le versioni del gioco più costose e ricche di contenuti, dopo pochi mesi dall’uscita, finivano sugli scaffali di Mediaworld e Gamestop ad un terzo del prezzo iniziale, in quanto invendute. I motivi? Molteplici. Vuoi la crisi, vuoi che i Marò non tornavano e in qualche modo si doveva pur protestare ma, soprattutto, vuoi che queste millantate limited… non erano più limited. Un’edizione limitata diventa tale quando viene prodotta in un numero ristretto di copie che andrebbe sempre indicato sulla confezione per garantire all’acquirente che la sua copia è L’UNICA in circolazione. Quell’edizione, a quel punto, diventa NUMERATA e di conseguenza un vero oggetto da collezione.

Oggi purtroppo sono pochissime le aziende che decidono di produrre edizioni per così dire “uniche”. Nemmeno quelle che a me piace definire super-collector’s edition possono fregiarsi dell’appellativo di numerate…Vedi quella di Halo 5, venduta alla modica cifra di 249 euro (appena 100 euro in meno del prezzo di una Xbox One) o la prossima di Gears of War 4, su cui va fatto un discorso a parte però.

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Un incredibile caso di collection edition… senza gioco incluso. Dove andremo a finire?

Qui di fatto, entriamo in uno dei meandri oscuri del collezionismo. Gamestop annuncia la super-limited dell’attesissimo Gears 4. Portachiave, contenuti digitali assortiti, cartoline, l’immancabile artbook, una statua da orgasmo e….basta. Vi sarete accorti che manca qualcosa. Come dite? Il gioco? Avete indovinato. Quello, sempre se lo volete, ve lo comprate a parte. Intanto sganciate 200 euro per tutto l’armamentario di cui sopra (la cassa è in fondo a destra, grazie per aver scelto Gamestop), poi vi scegliete la versione del gioco che più vi piace tra quella liscia (70 euro) e quella in versione steelbox con season pass e altri codicini (80 euro). Dite che non vi sembra una scelta commerciale molto corretta nei confronti del consumatore? Beh se proprio volete un’edizione da collezione degna di questo nome 280 euro è quello che dovete spendere…e lo farete, perché noi collezionisti sappiamo di non poter dire di no a quella voce nella nostra mente che ci dice “sai di volerla, infondo compri solo pochi giochi all’anno! Avanti, pensa che figurone quella statua vicino al casco di Master Chief e a Nathan Drake che non riesce a estrarre la pistola dalla fondina!”

Ecco, le limited edition hanno un potere oscuro su di noi. Alla vista di tutti quei gadget, la cui stragrande maggioranza finiranno col marcire nella scatola, impazziamo e saremmo disposti a vendere nostra madre pur di metterci sopra le mani. Poi torniamo a casa, fissiamo quell’enorme scatolone, quell’ammasso di paccottiglia e per qualche minuto ci disprezziamo. Un’autoflagellazione che dura pochissimo…Giusto il tempo di fare posto sulla mensola e ammirare da lontano il nostro nuovo acquisto. E’ bellissimo. E’ quello che mancava per dare un senso alla nostra vita. Come abbiamo potuto rimanere tutto questo tempo senza?

Tanta paccotiglia, zero gameplay...
Tanta paccotiglia, zero gameplay…

E allora tutto il discorso di prima, tutte le critiche al sistema che non vuole altro che spremerci fino all’ultimo centesimo, svaniscono. Svanisce tutto. La verità è che quelli come me e come qualcuno di voi che sta leggendo queste deliranti righe, senza questa robaccia proprio non ci sa stare. Questa roba riempie un vuoto nelle nostre mensole ma soprattutto nelle nostre vite, anche se ci sembra di avere tutto e che forse un’altra limited edition non potrebbe rendere la nostra vita migliore.

E’ un qualcosa che noi non possiamo spiegare. Un bravo psicologo forse si.

Simone Bravi
Nasce nella capitale dell'impero tra una tartaruga ninja, un Mazinga e gli eroi del wrestling dell'era gimmik. Arriva a scoprire le meraviglie del glorioso Sega Mega Drive dal quale non si separa mai nonostante l'avvento della PlayStation. Di pari passo con quella per i videogame vanno le passioni per il cinema, le serie Tv e i fumetti. Sembra Sheldon di The Big Bang Theory ma gli fanno schifo sia Star Trek che Star Wars. E' regolarmente iscritto all'associazione "Caccia allo Juventino".