L’ultimo giro fatto sulla giostra delle streghe americane più famose del mondo risale alla visione del film di Rob Zombie, Le streghe di Salem  (Lords of Salem). Il regista metallaro aveva in realtà preso in mano la Storia e l’aveva plasmata a sua immagine somiglianza, ritagliando intorno alla figura di sua moglie Sherimoon un film concettuale che pescava a piene mani tra pietre miliari del genere come Rosemary’s Baby per arrivare a un finale lisergico che è quasi un sabbath cinematografico.

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WGN Americala-et-st-tca-salem-stirs-witches-brew-for-wgn--001 invece ha scelto un’altra via per raccontare la storia agghiacciante dei processi di stregoneria ad opera dei Puritani, avvenuti nel Massachusetts alla fine del 1600, quella del mix tra soprannaturale e raziocinio. Gli autori Adam Simon e Brannon Braga hanno ben studiato il contesto storico, gli annali dei processi, i personaggi, buoni e cattivi. Chiunque si avvicini al Processo di Salem parte dal presupposto che le streghe non esistano e che sia tutto il frutto di una follia umana, dettata dalla superstizione e da bieca misoginia. In Salem questo concetto viene spazzato via. Si parte dalla domanda: come bisognerebbe interpretare il processo se invece le streghe fossero esistite davvero?È così scontato far passare subito i Puritani per i giusti che hanno compiuto una buona azione torturando e bruciando le streghe? Con questi presupposti il telefilm si apre mettendo in chiaro subito quale sia la prospettiva per i giorni a venire. Non esistono in realtà i buoni e i cattivi. I personaggi presentati nel prologo sono sporchi e pieni di ombre: il notabile del paese George Sibley (Michael Mulheren) non esita a marchiare a fuoco un uomo per fornicazione. Ad opporsi a lui il protagonista John Alden (Shane West), innamorato di Mary Walcott (Janet Montgomery). Da questo triangolo partirà l’intera storia, affiancando comprimari e coprotagonisti dal comportamento ambiguo,  presi tanto dalle loro pulsioni terrene quanto dalla chiamata di Dio per ripulire il mondo dalla stirpe del demonio (il reverendo Mather ne è un esempio sublime).

Cap_salem_rope1

salem-seth-gabel-cotton-mather-wgn-americaIl telefilm si basa su fatti realmente accaduti e presenta i personaggi che possiamo facilmente trovare in qualsiasi libro di storia, facendoli muovere in questi territori dove il terrore per lo sconosciuto e il diverso genera violenza. Come precedente detto, in questa realtà di celluloide le streghe esistono e come tali si comportano, dando la possibilità agli sceneggiatori di mettere in piedi sabbath e riti demoniaci, mostri e famigli, per regalare allo spettatore dei sani spaventi (almeno potenzialmente). In questo frangente il telefilm si comporta bene, ma purtroppo è sempre un po’ troppo tirato e di manica corta, non si sbilancia mai verso lo splatter nè riesce a condensare un atmosfera di angoscia che avrebbe coinvolto ulteriormente lo spettatore. Per quanto visto finora, da una sola puntata, non siamo di fronte a un vero e proprio horror, ma piuttosto un edulcorato viaggio in una versione Buffy-esca di uno dei periodi più oscuri della storia puritana degli Stati Uniti.

salem_wgn_LongBeachindieUn’altra caratteristica che ci ha lasciati vagamente perplessi è stata la vera e propria realizzazione tecnica del telefilm. Da una parte, abbiamo degli ottimi make-up – le ferite su una ragazza maledetta, i volti di alcune streghe intravisti nell’ombra sono davvero notevoli, non magistrali ma molto ben fatti. D’altro canto, la popolazione ‘normale’ che si aggira per Salem ha un aspetto troppo pulito, che cozza con le condizioni tipiche del 17esimo secolo. Le facce sono tutte troppo rasate, troppo poco lucide e troppo imbellettate per essere credibili. Si respira quasi un’atmosfera da fiction, che si scosta troppo dalla realtà brutale e cattiva che il telefilm cerca di raccontare. Inoltre, alcune sequenze di nudo sembrano buttate lì, tanto per titillare un eventuale spettatore verginello, cercando di rappresentare in maniera decisamente scontata la sensualità delle streghe.

salem-trailer-witch-huntUn pilot, quello di Salem, che giunge in Italia dopo diversi mesi dall’uscita americana, trascinato dalla sigla composta da Marylin Manson (che sia una strega anche lui?) e che ci soddisfa a metà: un’ottima ricerca storica e una tesi di fondo decisamente interessanti vengono un po’ sbiaditi da una realizzazione poco coraggiosa, che sceglie strade facili, senza addentrarsi (per adesso almeno) negli oscuri meandri della stregoneria e dell’occulto. C’è ancora tanto da scoprire, su questo non c’è dubbio, e la sceneggiatura ha lanciato parecchi input e lasciato tante porte socchiuse pronte per essere spalancate. E noi saremo lì, frementi di combattere il demone (se ce ne sarà uno…)

[icons icon=”icon-thumbs-up” color=”#81d742″ size=”60″] Cosa ci è piaciuto?

Una buona ricerca storica e un bel mix di superstizione, magia e puritanesimo che mostrano l’assurdità a cui si è arrivati in un periodo estremamente buio della storia del New England. Bel make-up e fantasiosa ricreazione dei sabbath.

[icons icon=”icon-thumbs-down” color=”#dd3333″ size=”60″] Cosa non ci è piaciuto?

La volontà di piacere a tutti ha spinto regista e produzione a edulcorare e diluire l’aspetto horror, relegandolo a qualche piccolo spavento qua e là. Speriamo che nell’escalation di violenza che ci aspetta nei prossimi episodi le cose migliorino in questo senso. Tutto ha un che di troppo pulito e lucidato.

[icons icon=”icon-play” color=”#ff963a” size=”60″] Lo continueremo a vedere?

Per adesso sì. Diamo a Salem ancora qualche puntata, prima di decidere di abbandonarlo. Le streghe sono sempre stati personaggi affascinanti, con il loro mix di sensualità, trasgressione e demoniaca bellezza, delle dominatrici ante litteram che hanno da sempre solleticato il lato vagamente masochista dei maschietti più forzuti. Non possiamo liquidarle dopo solo 50 minuti di puntata. Meritano di meglio!

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