Non sono passati molti mesi dalla fine della prima stagione di The Man in The High Castle, serie distopica che racconta una realtà alternativa alla nostra, dove l’Asse ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e l’America è stata spartita equamente tra Nazisti e Giapponesi; eppure nel nostro mondo, in questi pochi mesi, si sono susseguiti una serie di eventi più o meno eclatanti, e vedere oggi la città di New York tappezzata di cartelloni che pubblicizzano la seconda stagione con immagini enormi della Statua della Libertà mentre fa il saluto nazista, è decisamente surreale.

Anche il marketing virale dell’anno scorso, creato per presentare in pompa magna la prima stagione, aveva destato parecchio scalpore, con la metropolitana newyorkese tappezzata di stendardi rossi raffiguranti il simbolo della svastica, e il bersaglio era stato centrato, perché tutti si erano interessati a questa nuova serie targata Amazon. La seconda stagione riuscirà a tenere vivo l’interesse per questo mondo alternativo?

Dall’internet si apprende che lo sceneggiatore principale della serie ha dato forfait dopo il pilot di questa seconda stagione per gravi differenze di vedute nella trama con i produttori, e non è stato rimpiazzato da nessuno; potrebbero esserci quindi nelle prossime puntate evidenti cali di qualità o buchi narrativi, non è mai un bene quando uno sceneggiatore molla baracca e burattini durante la stesura di un copione, soprattutto perché Amazon sta spendendo fantastiglioni di dollari per promuovere la serie negli Stati Uniti.

Dove eravamo rimasti? Si fa fatica a riprendere le redini della trama dopo tutti questi mesi, soprattutto perché le strade dei protagonisti si sono ormai divise, e ci sono quindi diverse “piste narrative” da seguire: la bella Juliana, dopo aver risparmiato la vita di Joe è stata rapita dalla Resistenza che di certo non le ha perdonato il gesto magnanimo che ha compiuto, Frank (il fidanzato occhialuto di Juliana) è tornato a San Francisco, e cerca in tutti i modi di far capire alla polizia giapponese che è stato lui ad aver sparato al Principe ereditario, mentre le accuse sono cadute invece sul suo migliore amico Ed, Joe dal canto suo si ritrova in fuga su una nave nel Pacifico, con il suo prezioso film che tutti bramano di vedere, l’obiettivo è consegnarlo ai nazisti per cui lavora segretamente.

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Finalmente si scopre la vera identità dell’Uomo nell’Alto Castello, molti pensavano fosse un epiteto che richiamasse a Hitler, ma l’High Castle non è altro che un hangar nascosto pieno zeppo di bobine di film e l’uomo misterioso risponde al nome di Mr. Abendson. I film che colleziona, sono in qualche molto delle “occhiate” a cinegiornali di una realtà alternativa dove i nazisti e i giapponesi sono stati sconfitti dagli americani, e la Resistenza quindi cerca in tutti i modi di capire da lui come creare le condizioni necessarie affinché questa realtà (che poi è la nostra) si possa avverare. Ovviamente anche Hitler è ossessionato da questi film distopici, l’ordine mandatorio è di trovarli tutti e di consegnarglieli; il Fuhrer appare terrorizzato da queste bobine e da quello che mostrano, specie nell’ultima, quella che custodiva Joe, dove viene mostrata la potenza distruttiva di una bomba mai vista prima, il famigerato Progetto Heisenberg.

Juliana, ad ogni modo, sembra essere la chiave di volta per arrivare ad uno di questi finali alternativi, solo lei infatti può riconoscere in questi filmati il volto di un uomo che compare in molti dei film. Quando lui sopravvive, la bomba nucleare non è sganciata, e questo potrebbe portare a salvare milioni di vite umane e a ribaltare la situazione.

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Anche Joe è cambiato, Juliana ha fatto breccia nel suo cuore, ma le sue mani sporche di sangue e l’obbedienza che deve al gerarca Smith e al Reich non sono cose da cui ci si può allontanare facilmente, quindi dopo aver consegnato il prezioso film, con parecchi rimorsi continuerà probabilmente la sua carriera al servizio dei nazisti.

Visivamente l’episodio riesce a rendere molto bene il clima cupo e pesante che si respira nei territori occupati: pochi colori, toni di grigio imperanti, poche fonti di luce, flebili come le speranze di libertà. Il quartiere generale di Hitler a Berlino offre un colpo d’occhio terribile e magnifico allo stesso tempo: freddo, marmoreo, grigio e maestoso; fa riflettere su cosa sarebbe potuta diventare la Germania se avesse davvero vinto la Guerra; anche la figura di Adolf Hitler è resa ottimamente: un uomo vecchio, malato, stanco tuttavia ancora ossessionato al potere e dal tradimento che potrebbe nascondersi dietro ogni suo collaboratore. Sa bene che alla sua morte i gerarchi nazisti non esiteranno a farsi la guerra per prendere il suo posto, ma fintanto che vive, la sua ossessione è collezionare questi misteriosi film, e soprattutto capire chi diavolo sia questo famigerato “Man in the High Castle”.

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Cosa ci è piaciuto:

La storyline dei giapponesi sta diventando sempre più interessante, San Francisco sarà il luogo cruciale del cambiamento, e la visione di un futuro alternativo (il nostro) da parte del Ministero del Commercio, apre nuovi scenari narrativi, ora più che mai con la conoscenza nipponica della bomba atomica.

Hitler è stato reso in modo molto credibile, tremante per il Parkinson ormai avanzato, vecchio, paranoico ma ancora temibile. 

Cosa non ci è piaciuto:

La storyline di Juliana e della Resistenza scorre troppo lentamente e non sembra per ora destare molto interesse, le spiegazioni fornite per la presenza dei film sono ancora poche e frammentate.

Continueremo a guardarlo?

Amazon ha pubblicato già tutta la seconda stagione completa, ma se dopo il terzo/quarto episodio le cose non si faranno interessanti, non ci faremo scrupoli a mollare la serie.

 

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