Estraneo a bordo, il nuovo sci-fi di Netflix, ci porta nello spazio in una missione verso Marte in cui purtroppo nulla andrà come previsto

Sarà che le nuove piattaforme di streaming hanno contribuito al notevole incremento di film fruibili, un tempo limitati alla quasi esclusiva distribuzione nelle sale cinematografiche, ma da Gravaty di Cuarón e Interstellar di Nolan (rispettivamente 2013 e 2014) i lungometraggi ambientati nello Spazio sembrano sempre più frequenti.
L’ultima creazione Netflix – diretta da Joe Penna – è Estraneo a bordo (Stowaway): qui un team composto da Marina Barnett (Toni Colette), comandante; Zoe Levenson (Anna Kendrick), ricercatrice medica e Daniel Dae Kim (David Kim; che fantasia n.d.R.), biologo, è diretto verso Marte a bordo di un’astronave per una delicata missione.

Purtroppo, come è ovvio e come sappiamo già dalla sinossi, non andrà tutto liscio e la missione subirà presto notevoli inconvenienti, che nei fatti significano l’amara scoperta di un ulteriore membro, non previsto, presente nell’astronave (Michael Adams, interpretato da Shamier Anderson) e quella ancor più amara della mancanza di ossigeno a sufficienza per tutti e quattro.

Da qui in poi Joe Penna e il co-writer Ryan Morrison hanno davanti principalmente due strade, quella del thriller più puro, fatto di tensioni e primordiale lotta alla sopravvivenza, e quella di uno sci-fi nudo e crudo dalla tensione ugualmente costante e palpabile, ma in cui il team cerca una soluzione ai problemi.

Come avrete intuito, Penna e Morrison optano per la seconda, con risultati – dobbiamo dirlo – più che sufficienti. Non siamo quindi dalle parti di Passengers, per citarne uno dei più recenti, ma più in zona Gravity (e Cuarón ci perdonerà per il paragone), con le dovute proporzioni e tutte le differenze del caso.

Angoscia perenne

estraneo bordo netflix

Toni Colette e la sua squadra mettono al vaglio varie soluzioni, dagli esperimenti sulle alghe, a una missione quasi suicida fuori dall’astronave, per recuperare maggiori dosi di ossigeno. In ogni caso la situazione appare da subito disperata ed è proprio questo ad alimentare un senso di angoscia che pervade lo spettatore, il quale in alcuni frangenti ha la tentazione di skippare e andare avanti per vedere chi sopravvivrà e se la storia avrà un lieto fine, come quando si legge libro appassionante.
Merito di uno script ragionato che fa empatizzare immediatamente con il cast e i loro problemi, con le situazioni familiari soltanto abbozzate poiché poco funzionali al racconto, ma accennate quel tanto che basta per accrescere la nostra preoccupazione per il loro futuro.

In un’opera di questo tipo, uno space movie dove lo spazio, pur essendo il mostro da cui scappare, diventa secondario nella narrazione rispetto alle reazioni dei personaggi alle difficoltà, sono anche le performance degli attori a fare la differenza, e il team risponde presente.
Toni Collette, abituata a interpretazioni ben più effervescenti, recita sul velluto in un ruolo così canonico e, mentre si dimostrano ugualmente solide le performance di Kim e Anderson, a spiccare è l’eccellente Anna Kendrick, definita inizialmente come “l’intrattenimento a bordo”, ma che giocoforza non ha tempo né modo di mostrarci simpatia ed esuberanza, sostituite invece da altruismo, purezza d’animo, coraggio e determinazione.

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In quello spazio sconfinato ma al contempo opprimente, aiutato in questo dalle tormentate musiche di Hauschka, il ritmo è costante per le quasi due ore di visione di Estraneo a bordo, e la dimensione è perpetuamente claustrofobica anche all’esterno. Lì fuori forse il film perde punteggio se paragonato all’estetica di recenti mostri sacri come i citati Gravity o Interstellar, in cui l’impatto visivo stregava lo spettatore, ma se pensiamo ai tempi record delle riprese, ovvero un mese, i risultati complessivi sono quasi sbalorditivi. Inoltre Estraneo a bordo è – come detto – uno space movie per certi versi anomalo pur nella sua canonicità, che rinuncia scientemente a ciò che invece è ossigeno per molti sci-fi, ovvero l’azione, puntando su un forte senso di inquietudine, su quella mancanza di leggerezza che abbiamo annoverato tra i suoi pregi, e che la rendono un’opera che merita di essere vista.

Estraneo a bordo è su Netflix dal 23 aprile 2021.



Nato e cresciuto a Roma, sono il Deputy Editor e Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), Francesco Totti, i navigli di Milano (vabbè, so' un romano atipico), la pizza e la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna la mia attuale sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.

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