Più sono grossi, e più rumore fanno quando cadono

Per quanto ciascuno riesca a ricordare, gli esseri umani hanno sempre combattuto, spesso tra di loro, per conquistare qualcosa: terre, cibo, ricchezze. Ma la verità è che tutto ciò non è realmente importante, poiché una minaccia enormemente più grande è in agguato e pochi ne sono a conoscenza. Le leggende raccontano dei giganteschi Ravenii, orchi alti 45 metri, armati di corazze impenetrabili, immuni a tutte le armi a disposizione dell’uomo, capaci di distruggere interi villaggi in un sol colpo. È la più grande minaccia mai affrontata dall’umanità, incapace di difendersi propriamente, che si vede ora sull’orlo dell’estinzione. Solo un gruppo di soldati appositamente addestrati, chiamati Sentinelle, aveva il potere di eliminare queste titaniche creature, ed ora che i Ravenii sono tornati il destino del mondo è nelle mani dell’ultima Sentinella rimasta: il coraggioso Avil.

Ecco a cosa ci mette davanti Extinction, il nuovo lavoro di Iron Galaxy Studios che punta a cavalcare l’onda di titoli come Attack on Titan con un gioco che ha ipoteticamente tutte le carte in regola per essere valido ed originale, ma che nella sostanza manca dei contenuti necessari a rendere giustizia al progetto.

La formula di “Davide contro Golia” è stata già proposta e riproposta in passato; basti pensare alle battaglie su grandissima scala di God of War (Poseidone e Crono, per dirne due), o agli enormi titani di Shadow of the Colossus. Vi domanderete quindi cosa ci possa essere di originale nel presentare un gioco incentrato su tale meccanica. In Extinction, per emergere dall’anonimato, si punta sulla storia narrata e l’innovativo sistema di combattimento e combo, che mira a lasciare al giocatore una grande libertà di scelta nell’approccio ad ogni scontro. Sfortunatamente, il fulcro dell’azione per la quasi totalità del gioco sono le battaglie contro i Ravenii, e questi titanici orchi non possono essere affrontati con semplici combo e attacchi di spada. Di conseguenza ci si ritrova con uno dei punti forti del gioco che non può essere sfruttato proprio con ciò che rappresenta l’obiettivo primario dello stesso. E avrete già intuito da soli che la cosa risulta molto sciocca. Esattamente come un colossale nemico che viene abbattuto con un sapiente colpo ben piazzato, anche Extincion “cade” al suolo con un grosso tonfo. E purtroppo, il colpo letale il gioco se lo infligge da solo; vediamo come e perché.

extinction recensione

La leggenda narra che..

Extinction si presenta inizialmente con menù principale semplice ma esaustivo, che propone la Campagna principale del gioco, più altre tre modalità extra: la Sfida del Giorno, la modalità Estinzione e la Schermaglia.

Nella Campagna principale scopriremo la storia, che narra della lotta degli ultimi focolai di umanità rimasti per sopravvivere al micidiale attacco dei Ravenii, giganteschi orchi che vogliono null’altro che il totale massacro del genere umano. Avil, l’ultima Sentinella, è l’unico dotato delle capacità e abilità necessarie ad eliminare questi titanici nemici, contrastare le orde di Sciacalli (i minion basilari del gioco) e salvare quei pochi villici superstiti grazie ad appositi portali. Nel corso della Campagna affronteremo 7 Capitoli, per un totale di circa 30 missioni in ciascuna delle quali avremo un obiettivo primario e da uno a tre obiettivi secondari (alcuni dei quali saranno casuali, in alcune missioni). Completare l’obiettivo primario terminerà la missione, mentre soddisfare anche i requisiti secondari servirà ad ottenere le medaglie extra per completare al 100% il gioco.

All’inizio di ogni missione, Avil si interfaccerà con Xandra, sua unica amica ed alleata rimasta, la quale gli fornirà le indicazioni per raggiungere l’obiettivo di turno, oltre a provvedere ad una narrazione indiretta della storia tramite i dialoghi tra i due personaggi. Generalmente questi avvengono all’inizio e alla fine di ogni missione, e raccontano gli eventi del gioco con uno stile che ricorda quello di alcuni JRPG, con un box di testo ed il ritratto dei personaggi che mostra le loro emozioni. Nel contempo i dialoghi sono doppiati in inglese, ma peccano di un’interpretazione blanda e poco coinvolgente, troppo spesso monotona e che non riesce a far immergere il giocatore nell’avventura. Quando completeremo ciascun capitolo, invece, assisteremo a brevi cutscene in stile animato che narrano la storia attraverso flashback degli eventi precedenti all’inizio del gioco. I due metodi di narrazione non sono ben connessi tra di loro, e la sensazione è quella di una storia slegata, confusa, e che finisce per far disperdere i pochi spunti veramente originali nelle spezzettature del racconto.

Passo dopo passo

Le prime missioni che si affrontano fungono da tutorial e sono abbastanza basilari; permettono di prendere confidenza con le meccaniche del gioco, i comandi ed i diversi obiettivi, nonché di apprezzare lo stile grafico ben curato e colorato. Avil può muoversi e saltare in totale libertà tridimensionale come ogni buon action che si rispetti, è in grado di fare doppi salti, planare per brevi distanze e può mettere a segno combo con la sua spada con semplici sequenze del solo tasto Attacco. Molto rapidamente impareremo ad arrampicarci sui palazzi e sugli alberi dei villaggi e delle città che avremo il compito di difendere, ed altrettanto rapidamente faremo conoscenza degli Sciacalli.
Questi piccoli orchetti assassini mireranno ad eliminare ogni singolo abitante sopravvissuto prima che Avil abbia il tempo di correre in loro soccorso. Uno dei primi obiettivi principali sarà proprio quello di salvare questi abitanti, grazie anche all’aiuto di Xandra. La nostra alleata è infatti riuscita a riutilizzare la magia/tecnologia che i Ravenii utilizzano per invadere la Terra e a creare delle “pietre portale” con cui Avil può interagire per teletrasportare al sicuro i sopravvissuti. Salvando gli abitanti (e più avanti eliminando i Ravenii) si ottengono dei Punti Azione, necessari per acquistare numerosi potenziamenti per Avil, e si caricherà una barra di Potere Runico, energia necessaria sferrare un Colpo Runico sui veri nemici del gioco: i Ravenii. Dopo poche missioni, ci toccherà infatti abbattere questi minacciosi giganti che, bisogna dirlo, creano un colpo d’occhio notevole. Vedere orchi alti 40 metri avvicinarsi minacciosi ed incuranti degli ostacoli sul loro cammino incute inizialmente un po’ di timore. Timore che però svanisce rapidamente quando si scopre che gli si possono amputare braccia e gambe con un solo tasto, rendendoli temporaneamente inermi mentre Avil arriva a scalarli fino alla base del collo per eseguire una decapitazione (sempre con un solo tasto). Questo è l’unico modo nel gioco per eliminare un Ravenii, ed è qui che casca l’asino.

Il gioco offre un numero abbastanza vasto di combo da concatenare usando il tasto Attacco, aggiungendo anche pause e pressioni prolungate per scagliare i nemici in aria, eseguire piroette e attacchi in rotazione, il che rappresenta senza dubbio una delle meccaniche positive del titolo. Ma scoprire di poter eseguire questi attacchi solo contro gli Sciacalli al fine di caricare il Potere Runico, prima di scalare e decapitare il Ravenii di turno è una bella delusione. Certo, avanzando nel gioco i giganteschi orchi inizieranno a vestire armature via via più resistenti e complesse da rimuovere, prima di poter eseguire un po’ di chirurgia superflua ed offrirgli un taglio di capelli più corto del dovuto, ma in fin dei conti questo prolunga solo di poco il lavoro da svolgere prima di abbatterli. Lavoro che, nella sostanza, diviene rapidamente monotono. Ciò che non aiuta ad esulare da questa ripetitività è la scarsa varietà degli obiettivi proposti nelle missioni principali. Sono letteralmente quattro: salvare un tot di abitanti, uccidere un tot di Sciacalli, uccidere un tot di Ravenii, resistere agli assalti nemici per tot minuti. Per quanto possano cambiare e diventare più difficili da sconfiggere le tipologie di Sciacalli, o aumentare la resistenza delle armature indossate dai Ravenii, ci si ritrova molto presto a compiere le medesime azioni, mirate a caricare l’energia per eliminare i giganti, salvare gli abitanti per “farmare” Punti Azione e completare rapidamente gli obiettivi. E per un titolo action che propone combattimenti epici, direi che siamo ancora lontani dallo scopo.

Occhi sul bersaglio (se ci riuscite)

Trascurando la poca varietà delle meccaniche proposte da Extinction, un altro problema sorge nella combinazione di controlli, azione e telecamera del gioco. Troppo spesso, infatti, risulta difficile riuscire ad orientarsi nei livelli, colpa anche di un radar molto generico e privo di mappa, che porta a girovagare casualmente prima di trovare l’obiettivo di turno. Anche acquistando i potenziamenti per il radar attraverso il menù di gioco, non si ottiene altro che un raggio di rilevazione maggiore per visualizzare nemici e pietre portale. Una volta trovata la direzione per l’obiettivo, attraversando i villaggi scalandone gli edifici e balzando da un tetto all’altro si finisce spesso per litigare con la telecamera. Questa è totalmente in mano al giocatore e, per quanto possa sembrare strano, non è sempre un vantaggio. Alcune volte farebbe comodo un auto aggiustamento nella direzione di movimento di Avil, cosa che invece manca e non fa capire bene dove si stia andando. Inoltre, raggiunte determinate sporgenze o le cime degli alberi, Avil effettua automaticamente un balzo, e se non calcolato nei movimenti desiderati, si finisce per dover ammaestrare il personaggio, anziché muoverlo con naturalezza e precisione. Il problema dell’orientamento della telecamera si presenta anche quando si deve scalare un Ravenii, poiché, a meno che non si salga precisamente al centro del dorso del gigante, l’inquadratura non sempre riesce a seguire Avil sul resto del corpo del nemico, generando confusione e disorientamento. In genere, il risultato di questo caos è la caduta dal gigante, cosa che costringe a riprendere la scalata da terra, perdendo tempo prezioso per il completamento della missione. In altri casi, invece, si finisce per essere schiacciati in un sol colpo dal titano, e questo causa il respawn di Avil all’inizio del livello. E nei livelli più grandi, la cosa è una scocciatura non da poco.

Facendo attenzione ad evitare le situazioni e gli approcci più caotici, si riesce a portare a termine gran parte delle missioni del gioco con il giusto carico di impegno e difficoltà. Non ci sono obiettivi impossibili, ma un paio potranno richiedere più di qualche tentativo per essere superati. Questo perché non basta l’approccio “ammazzailgigante, ammazzailgigante, ammazzailgigante”, ma occorre pianificare un minimo le priorità in base all’obiettivo di turno. Ricordando però che quest’ultimo può essere uno di soli 4-5, una volta trovato lo schema per superare ognuno di essi, il grosso è fatto. Vista tale ridondanza, l’unico motore che porta a voler rigiocare qualche missione, oltre alla volontà di completare tutti gli obiettivi secondari, è quello di potenziare le abilità di Avil. La cosa richiede una certa dose di farming per ottenere i Punti Azione necessari a sbloccare tutte le sue skill, alcune delle quali sono più utili di altre al fine di completare con più agio le missioni più avanzate.

Un contorno leggero

Una volta conclusa la Campagna principale – che suggerisco di affrontare per apprendere prima tutte le meccaniche del gioco – ci si potrà cimentare con le altre modalità di gioco di Extinction.

La Sfida del Giorno proporrà, com’è intuibile, quotidianamente uno scenario diverso generato in modo casuale. Sconfiggendo Ravenii, nemici secondari, salvando i villici e preservando l’integrità degli edifici, si guadagneranno punti per la nostra prestazione. Tale punteggio ci inserirà nella classifica globale online, per competere con altri giocatori per il primato. Attualmente però raggiungere la vetta della classifica o completare le sfide giornaliere non genera alcun tipo di ricompensa. La modalità Estinzione invece è un modo diverso di chiamare il classico Survival Mode, dove dovremo resistere ad ondata dopo ondata di nemici e Ravenii con una sola vita a disposizione. Un solo passo falso, un solo colpo messo a segno dai giganteschi orchi, e sarà game over. Infine, in modalità Schermaglia dovremo affrontare uno scenario generato randomicamente, associato ad un codice identificativo univoco, che potrà essere inviato agli amici per sfidarsi ad ottenere il punteggio più alto nelle medesime condizioni di gioco. Chiaramente, trattandosi di una recensione fatta prima del lancio ufficiale del gioco, tale aspetto non è stato approfondito oltre quanto descritto, ma da quanto il gioco lascia presumere, anche qui non si ottengono ricompense specifiche per il successo nelle missioni. Considerando che queste dovrebbero essere le modalità che tengono il giocatore impegnato una volta conclusa la Campagna principale, non c’è molto in cui cimentarsi.

Verdetto

L’avventura che Extinction vuole proporre, se vista da lontano, sembra una sfida interessante, avvincente, perché nessuno sa resistere all’idea di abbattere un nemico immensamente più grande e potente di sé. Ed è proprio questa l’esperienza che il gioco finisce per generare. Quando sul campo di battaglia si osserva un Ravenii in lontananza distruggere con facilità tutto ciò che incontra sulla sua strada, si percepisce il pericolo come insormontabile. Purtroppo, però, una volta arrivati ai piedi del gigante, con pochi colpi ben piazzati, lo si riduce con facilità ad un inerme pezzo di carne alla mercé della spada di Avil, facendo così svanire nel nulla la minaccia temuta poco prima. E credetemi, affrontare una buona ventina di missioni senza temere il nemico principale non verte in favore dell’esperienza di gioco. Extinction mette sul piatto tanti elementi che, presi singolarmente, potevano creare un’avventura mutevole, che richiedesse mille approcci diversi e mantenesse la sensazione di combattere con qualcosa di imbattibile fino all’ultima missione. Invece manca di molto l’obiettivo, e lascia l’amaro in bocca per quello che poteva essere un ottimo prodotto, ma non ce l’ha fatta. Extinction ha comunque dei buoni elementi, come il sistema di combo tecnicamente vario (ma mal sfruttato), una grafica fluida e con uno stile piacevole, ed una buona durata totale di gioco, che però non bastano a distogliere l’attenzione dalle gravi lacune che un titolo action che si rispetti non può avere.

Per parafrasare un qualunque professore di scuole superiori, direi: “Signora, il ragazzo è capace, ma non si applica”.

Biologo osservante ma non praticante, amante della cucina e di videogiochi in egual misura. In attesa che un pazzo con un T.A.R.D.I.S. mi porti all'avventura, o che la Forza si risvegli potente in me, metto sotto stress le ventole della PS4 con lunghi turni di lavoro, assemblo set Lego più grandi di me, e trasformo il balcone di casa in un piccolo orto urbano.