Ferry: su Netflix la storia del villain della prima stagione di Undercover

Per la nicchia dei fan di Undercover, piccolo gioiello mai finito nella top 10 dei più visti su Netflix (e già per questo sinonimo di qualità), dal 14 maggio 2021 la piattaforma riserva un vero regalo rilasciando in catalogo Ferry, il film sul principale villain della prima stagione della serie TV.

Un’operazione sulla carta interessante ma anche rischiosa, e per evitare di rovinare una storia potenzialmente coinvolgente e intrigante, la regia viene affidata a mani che conoscono già il prodotto, quelle della belga Cecilia Verheyden, che aveva diretto alcuni episodi dello show e alla quale spetta pertanto il compito di catturarne al meglio l’essenza.
Il risultato, lo dichiariamo subito, è più che convincente.

L’ascesa del boss

Ferry Bouman è il tipico personaggio che si presta a un’iniziativa di questo tipo, di film spin-off, trattandosi di un cattivo anomalo, dalle sfumature umane e in cui risiedono valori come la parola data, l’onore e una spiccata sensibilità. Tutto ciò lo rende un villain affascinante, con cui a volte il pubblico riesce persino a empatizzare e verso cui lo stesso Bob (Tom Waes), nella serie, ha avuto segni di cedimento. È per questo che è suggestiva l’idea di approfondire le sue origini, cosa l’ha portato ad essere il signorotto del crimine che vediamo in Undercover e come nasce il villain Ferry.

È proprio da qui che parte il film Netflix, donandoci addirittura alcuni brevissimi spezzoni riguardanti la sua infanzia, naturalmente difficile, il terribile rapporto con un padre violento e l’involuzione di quello con la sorella maggiore Claudia. Un prequel a tutti gli effetti che ci fa immergere in alcune dinamiche sociali e familiari di Ferry, dai dialoghi col cognato John (Raymond Thiry) alla quasi fortuita conoscenza di colei che diverrà l’amore della sua vita, Danielle (Elise Schaap).

ferry netflix

Ovviamente il trucco e gli effetti non fanno miracoli, quindi ci fa un po’ sorridere assistere a questa versione più giovanile di Fer, con il consueto fisico bolso e degli anomali capelli biondi mesciati, mentre beve birra e mangia avidamente pizza o ciambelle fritte, camminando col suo fare dinoccolato e lo sguardo sempre cupo e pensieroso.
Non sembra un gangster, ma nei fatti lo è, e sa comportarsi da tale quando è necessario, non lesinando mai botte e colpi di pistola.

Il Ferry di Netflix ci porta in una guerra di bande in una Amsterdam violenta, in cui il “giovane” protagonista è il braccio destro di un boss di nome Brink, che lo prende sotto la sua ala come un figlio a cui vuole bene davvero, quasi al pari del suo reale “erede al trono” Mathijs, un combinaguai che metterà invece da subito nei pasticci l’organizzazione, derubata da alcuni rivali del Sud – proprio come Ferry – ai quali il nostro antieroe dovrà dare la caccia, finendo in quel campeggio che il pubblico di Undercover conosce perfettamente.

La regia della Verheyden è ordinaria ma efficace, per un’opera che viaggia sostanzialmente da sola grazie ad una sceneggiatura minimale che fa quel che basta per raccontarci l’ascesa al potere del piccolo boss Ferry, le sue relazioni familiari e quelle sentimentali.

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Ferry su Netflix è sostanzialmente acqua fresca e sorgiva per gli assetati fan di Undercover, che disvela alcuni enigmi rimasti in sospeso, e un prodotto semplice e asciutto per il casuale fruitore della piattaforma, che con il film riesce comunque a passare una spensierata ora e quaranta di crime/ganster movie nudo e crudo, finendo per essere introdotto alla serie TV belga.

È proprio a questi ultimi che mi rivolgo: non perdete l’occasione e recuperate subito Undercover.


Nato e cresciuto a Roma, sono il Deputy Editor e Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), Francesco Totti, i navigli di Milano (vabbè, so' un romano atipico), la pizza e la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna la mia attuale sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.

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