Il dramma della tossicodipendenza

Dopo il tanto apprezzato Alabama Monroe, il regista belga Felix Van Groeningen compie il grande salto portando sul grande schermo, e presentando alla tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, Beautiful Boy, un intenso dramma con protagonisti Steve Carell e Timothée Chalamet.

La tematica è di quelle più angoscianti in assoluto, ovvero il terrore di un padre alle prese con la tossicodipendenza del figlio adolescente, e per affrontare un argomento del genere, di certo piuttosto trito per quanto – purtroppo – sempre tremendamente attuale, serve una sceneggiatura di livello e un cast di spessore.
Se sul primo punto lo script di Luke Davies (basato tra l’altro sui due libri scritti dai veri David e Nic Sheff) non fa del tutto centro, le scelte operate per il secondo sono le migliori in assoluto.

Chalamet è l’attore del momento, è stato persino candidato – con merito – agli Oscar come attore protagonista, per la grande performance in Chiamami col tuo nome di Guadagnino, e per un ruolo così delicato era forse l’opzione migliore. La sua andatura perennemente ciondolante, lo sguardo socchiuso e quell’aria di chi vive tra le nuvole gli si è ormai stampata addosso (forse un po’ troppo, oseremmo dire), ed erano gli aspetti che accomunavano già due personaggi così diversi tra loro come il suo Kyle in Lady Bird e Elio di Call Me by Your Name.

Proprio per questo qui spesso ci sembra di avere a che fare sempre col medesimo avatar di Chalamet, ma di certo non possiamo puntare il dito contro di lui, visto che il suo Nic Sheff, il beautiful boy del film, è un tossicodipendente e pertanto risulta piuttosto ovvio una performance su quelle corde. Ma è proprio quando l’interpretazione del giovane Chalamet sembra apparire un po’ monotona che il ragazzo prodigio si esalta, fornendoci picchi di un dramma acuto, tali da farci commuovere.

Totalmente diverso ma altrettanto lancinante è il dolore che sa far scaturire in noi il David Sheff di Carell, verso cui proviamo tenerezza, rispetto, e un’empatia incredibile, e il merito è per buona parte di questo attore che nell’arco della sua carriera ha saputo – attraverso un percorso che ricorda un po’ quello di McConaughey – accantonare le commedie e i ruoli sciocchi e divertenti, per avvicinarsi a tutt’altro tipo di cinema, stupendoci non poco, e facendo incetta di nomination in più occasioni. Non possiamo dire che sia l’ennesima conferma della sua trasformazione, perché di fatto lo sapevamo già da tempo, ma è sempre un piacere vederlo sul grande schermo in ruoli così delicati.

L’intesa tra i due è a tratti stupefacente, e si tinge di realismo e strazio attraverso i loro sguardi e i loro comportamenti, tramite i continui “mi dispiace” ripetuti da Nic ogni volta che ricade nel tunnel della droga, e tramite quella commistione tra comprensione, sconforto, rassegnazione e tutto quel turbinio di emozioni che avvolge David di fronte ai problemi del figlio.

Se tutto questo funziona a dovere, è la scomposizione continuamente disorganica dell’opera a destabilizzare eccessivamente lo spettatore. Van Groeningen ci fa stare per troppo tempo sulla giostra messa in piedi da Nic al punto da far perdere la pazienza anche a noi, come a David, per via di una narrazione esageratamente slegata che alla lunga ha il difetto di causare la perdita dell’emozionalità, e per un film che si basa molto su di essa non è cosa da poco.

Di certo, come abbiamo già accennato, raccontare ancora una volta la tossicodipenza sul grande schermo, dopo i tanti tentativi nel corso della storia del cinema e farlo in modo autentico ed originale non è cosa facile, ma in fondo non era nemmeno quello che chiedevamo a Van Groeningen.

beautiful boy

Verdetto

Il regista belga Felix Van Groeningen si presenta alla Festa del Cinema di Roma 2018 con Beautiful Boy, un film che ci racconta uno dei drammi più grandi che un padre possa vivere: la tossicodipendenza del figlio. A fronte di un cast di spessore, con Carell favoloso e Chalamet che ormai è una certezza, la narrazione è un po’ troppo disorganica e continuamente spezzettata, in un modo che fa perdere un po’ di quella componente drammatica ed emozionale che rappresenta il nucleo dell’opera. Resta comunque un film che veicola un messaggio importante e che, in diversi momenti, sa arrivare al nostro cuore.

Se vi interessa Beautiful Boy…

Come sapete di film che parlano di droga e tossicodipendenza ce ne sono tanti. Dai cult, e di genere diverso rispetto all’opera di Van Groeningen, come Trainspotting o Blow, fino documentari particolari. Vi suggeriamo la visione di un film con un giovane ed eccezionale DiCaprio, ovvero Ritorno dal nulla, diretto da Scott Kalvert.

[Festa del Cinema di Roma 2018] Beautiful Boy – Recensione
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