Viva il made in Italy!

Forma.8 è qualcosa di insolito, per non dire inaspettato, nel mondo del videogame. Ma non tanto per le meccaniche in sé, anzi.
Si tratta di un’opera nata da menti completamente italiane, parliamo dei ragazzi di MixedBag Srl, che insieme a pochi altri coraggiosi tengono alto l’onore italiano in un’industria che sembra non attecchire al di fuori dei soliti paesi. Un progetto che meriterebbe a prescindere  il massimo supporto dell’utenza italiana, dunque, se non fosse che Forma.8 è anche e soprattutto un buon titolo, senza troppi fronzoli.

Il gioco è disponibile per PC, Xbox One, Playstation 4, Playstation Vita e Wii U, e la versione presa in esame in questa recensione è quella per PS4. Fatta questa doverosa premessa, analizziamo obiettivamente questo viaggio su di un pianeta alieno.


Epopea di una sonda spaziale

La storia di Forma.8 è semplice: a causa di un’avaria su di un’astronave in orbita nei pressi di un pianeta non ben identificato, il giocatore si trova ad impersonare una piccola sonda caduta in superficie. Il tutto viene raccontato con uno stile grafico stilizzato e caratterizzato da colori pastello, che fanno da contraltare alle nere pareti delle caverne che il giocatore si troverà ad esplorare per la maggior parte del gioco.
L’impatto visivo è ridotto all’osso, così come l’audio. Una scelta minimalissima, che riprende un po’ il trend degli indie degli ultimi tempi, uno su tutti Limbo. Le meccaniche di gioco sono altrettanto semplici, anche se non sempre così intuitive come si vorrebbe. Forma.8 è in sostanza un metroidvania, portmanteau nato dalla fusione dei titoli che sono stati in parte capostipiti del sottogenere 2D con una particolare enfasi sull’esplorazione: parliamo di Metroid e Castlevania.

La piccola sonda inizia la sua avventura con pochissime abilità: una piccola scarica cinetica scaturita dalla sonda stessa, così come la possibilità di rilasciare altrettanto piccole mine fluttuanti per le mappe di gioco. E ovviamente, combinando i due poteri sarà possibile rilasciare mine per poi spararle letteralmente contro i nemici, o per risolvere i piccoli enigmi di cui il gioco è pieno, utilizzando la scarica cinetica di cui sopra. Ma non è tutto, poiché esplorando ogni anfratto con l’aiuto della fidata mappa suddivisa in stanze (altro elemento tipico dei metroidvania), sarà possibile recuperare nuove abilità da nostri simili danneggiati che, come noi, sono finiti a girovagare per questo misterioso pianeta alieno.
I vari avversari che incontreremo variano da strane piante attaccate alle pareti delle caverne, che letteralmente sputano particolari esserini volanti simili ad insetti, fino a gigantesche entità dall’aspetto aracnoide.

Tornando sul minimalismo grafico, è importante notare che ogni nemico sarà soltanto visivamente accennato, poiché ne coglieremo sempre e soltanto la silhouette, con particolare esclusione di un caratteristico nucleo rosso presente in posizione differente a seconda della creatura. Per capirci, un po’ come accadeva nel già citato Limbo, nel quale tutto ciò che era su schermo era solamente accennato da sagome nere inserite su uno sfondo colorato. Scelta che potrebbe far storcere il naso ai patiti della grafica; possiamo dire senza troppi timori che siamo nel senso diametralmente opposto a quello di un Horizon Zero Dawn. Questo è un titolo che gioca ad eliminare il graficamente superfluo, pur mostrando per brevi momenti scorci di una indiscussa poesia minimale.

Una mappa per le stelle?

Tornando alle meccaniche, Forma.8 non pretende minimamente di stravolgere o innovare l’antico stile dei metroidvania; si limita a seguirne i dogmi tipici. È piacevole il sistema per recuperare energia vitale, ad esempio. La nostra piccola sonda ha la tipica barra della vita, che può essere rimpolpata rompendo la flora e la fauna del pianeta, che rilasceranno particolari sfere di luce che la cureranno. Questo porta a scelte ardue quando ci si trova con la barra quasi vuota: rischiare di morire attaccando un nemico che sconfitto ci donerà energia vitale, o cercare di schivare tutto sperando in qualche sfera più avanti.

Come praticamente in tutti i metroidvania, abbiamo spesso backtracking: ci troveremo più volte di fronte ad enigmi insormontabili che saremo costretti a tralasciare in un primo momento, o almeno finché non avremo ottenuto la specifica abilità che ci permetterà di superarli senza problemi. E, come dicevamo, per farlo sarà necessario esplorare le aree di gioco orientandoci con la mappa.
È forse qui che abbiamo il più grande problema del gameplay di Forma.8. Se da un lato il minimalismo grafico può essere una questione di gusto personale, si tramuta in oggettiva mancanza quando non rende ben intellegibile ciò che accade sullo schermo. Ad esempio può capitare di non riuscire a distinguere un nemico, una sfera della vita o un power up rispetto allo sfondo di gioco.
Altra importante mancanza è una mappa di gioco più dettagliata. Quella presente si limita a suddividere in grossi “quadranti” le varie aree, obbligando il giocatore al girovagare spesso a vuoto al loro interno in cerca di un passaggio tralasciato precedentemente. Il tutto si traduce in semplice frustrazione per il giocatore, che poteva essere agilmente evitata aggiungendo qualche accortezza al fine di aiutarlo, pur senza tenerlo necessariamente per mano, rovinando l’aura di mistero e spaesamento che il pianeta offre.

Verdetto:

Forma.8 segue i dettami tipici dei Metroidvania senza nemmeno provare a scardinarli, con uno stile grafico volutamente semplice ma mai noioso o scontato, tipico degli indie game di ultima generazione. Il gameplay inizialmente semplice si dipana durante le 7-8 ore di durata complessiva, con il recupero di nuove abilità da parte del giocatore. Qualche problemino con la mappa di gioco non propriamente dettagliata, ma niente di così grave da compromettere completamente l’esplorazione del pianeta alieno sul quale ci troveremo catapultati. Una piccola gemma minimale.

Recensore seriale, blogger, giocatore di ruolo decennale, hardcore gamer, groupie di Alan Moore. Amante dei Souls, di Castlevania e di Banjo-Kazooie e fanboy di Jet Set Radio. Ha visto Matrix almeno 42 volte, segue il wrestling ed è fissato con lo studio della musica tutta, con una piccola predilezione per gli Ulver, i Fair To Midland e le OST. Nasconde purtroppo un terribile segreto: non sa proprio come leggere gli orologi con le lancette (non scherzo).

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