Fondere i generi

Negli ultimi anni abbiamo assistito a sempre maggiori “contaminazioni di genere” nel mondo dei videogames. Ci capita con frequenza crescente di trovarci di fronte a componenti che possono ricordare generi diversi in più videogiochi.

Il caso di Grand Kindom potrebbe benissimo inserirsi in questo filone. Si tratta di un gioco di ruolo con una parte strategica a fare soltanto da sfondo, perché basterà superare il breve tutorial per realizzare come l’elemento “ruolistico” sia quello predominante.
Ma cerchiamo di andare con ordine.

Spartirsi la torta

L’ambientazione di Grand Kingdom è quella di un mondo fantasy di stampo medievale europeo, mescolata però alla tipica visione giapponese del genere, molto colorata, con tonalità vive ma non invasive. Ci troviamo così in una realtà dove, dopo la caduta dell’Impero di Uldein, quattro grandi nazioni sorte dalle sue ceneri cercano di prevalere sulle altre nel tentativo di espandere la propria influenza sulle zone neutrali e sconfiggere i nemici.
La situazione che si viene a creare genera un contesto di stallo in cui ad approfittarne sono le truppe mercenarie, pagate profumatamente dalle varie nazioni per cercare di vincere le guerre.
Durante la battaglia il nostro gruppo si farà notare da La Gilda, un’associazione mercenaria guidata da Godfrey che, dopo un rapido test per saggiare le nostre capacità, ci accoglierà sotto le sue insegne.
La storia proseguirà attraverso schermate di dialogo in cui il nostro vice in comando, Flint, farà da portavoce per la nostra compagnia mercenaria, ricevendo di volta in volta gli ordini per le missioni.

Strategico o RPG?

Il primissimo scoglio, quando si gioca a Grand Kingdom, potrebbe essere la lingua.
La versione Ps4 è in inglese e se non conoscete la favella di Albione, potreste trovarvi in difficoltà a partire da subito. Confidando nella cultura del videogiocatore medio possiamo però assicurarvi che il doppiaggio inglese sia eccellente e le voci ben scelte e sempre adatte ai personaggi, senza risultare caricaturali.

Passando alle meccaniche di gioco, è da sottolineare una certa predominanza della componente RPG su quella tattica. La parte più interessante e, per certi versi, innovativa, è la possibilità di assoldare le nostre truppe e modificarne l’aspetto e l’equipaggiamento in base alle necessità e alla tattica che vogliamo adottare.

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Nella facility della Gilda, potremo infatti selezionare da un menù il reclutatore e pagare i nostri soldati, scegliendoli tra varie classi che ricordano, più o meno, quelle classiche di Dungeons & Dragons: oltre al comune Fighter, al Sorcerer e al Rogue (per chi non mastica l’inglese o non fa una campagna da un po’ di tempo: Guerriero, Stregone e Ladro), avremo anche altri ruoli, come il Fabbro, specializzato in attacchi contundenti con un martello; il Lanciere, capace di attaccare più nemici in corpo a corpo; il Cacciatore, utile nelle retrovie per crivellare i nemici di frecce; il Medico, pronto a curare i nostri mercenari; e l’Arcanista, dotato di una vasta gamma di attacchi magici. Insomma, un’ampia scelta di ruoli che permette al giocatore di stabilire come utilizzarli a seconda della tattica, anche se la formazione (quasi) obbligata all’inizio dell’avventura è quella suggerita nel tutorial (Guerriero, Cacciatore, Medico e Maga).

Col progredire del gioco verranno sbloccate tante altre classi, per un totale di diciassette, e potremo reclutare un sempre maggior numero di soldati.

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Questo fattore richiama molto i GdR classici, in cui il giocatore si trova a scegliere il proprio party a seconda delle missioni che si ritroverà ad affrontare.
Una volta formata ed equipaggiata la squadra, l’utente potrà addentrarsi nelle missioni, venendo catapultato su una mappa nella quale si muovono le pedine del nemico (distinte in “comuni” di color viola e più “forti” di colore rosso), con lo scopo di raggiungere un obiettivo entro un limite di mosse consentite.
Qui ci troviamo a che fare con una delle componenti strategiche di maggiore importanza: quando il giocatore sarà sulla mappa dovrà scegliere se evitare il combattimento o gettarsi nella mischia, a seconda dei casi. Non sempre, infatti, una scelta andrà bene per tutte le situazioni. La difficoltà dei combattimenti si alza rapidamente ed è saggio, soprattutto nei primi capitoli, farsi un po’ di esperienza per migliorare il livello della propria squadra.
Sulla mappa si troveranno anche vari forzieri, da cui ottenere oggetti utili per affrontare la missione e rivendere a fine Quest, in modo da acquistare nuovi potenziamenti e mercenari.

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La parte di azione si svolge come un gioco di ruolo con combattimento a turni. La differenza principale sta nel fatto che i nostri personaggi, per ingaggiare il duello col nemico, dovranno prima raggiungerlo, muovendosi sul campo di battaglia.
A tale proposito sarà da tenere d’occhio la barra del movimento, limitata. Se non controlleremo a dovere le nostre, il personaggio potrebbe ritrovarsi senza un nemico davanti, finendo per fendere l’aria, esponendosi al contrattacco. Sarà necessario valutare bene le caratteristiche del campo di battaglia, facendo attenzione anche ad eventuali trappole sistemate dal nemico, prima di disputare un combattimento, o piazzando noi stessi barili, piattaforme per gli arcieri e protezioni di vario genere per bloccare la strada a chi c’è ostile. Una volta giunti a portata dell’avversario basterà premere determinati tasti per compiere un’azione specifica, con effetti diversi sui nemici e sui nostri alleati.

L’area di lotta è suddivisa in quelle che potremo definire delle corsie in prospettiva 2D/3D isometrica, quasi da platform a scorrimento. Quando attaccheremo dovremo stimare adeguatamente la posizione dei nostri personaggi: non è raro, infatti, che alcuni alleati vengano falciati dal fuoco amico (nel caso dell’attacco di uno stregone questa espressione assume un valore letterale), subendo danni ingenti. Starà tutto nel valutare bene la strategia e la posizione dei nostri personaggi, cercando di mantenere i nemici a una distanza adeguata, ma ciò non toglie che spesso potremmo trovarci a imprecare per aver sbagliato mira, specie quando stiamo attaccando corpo a corpo. Si tratta tutto sommato di un tocco di realismo all’interno del gameplay, di cui il giocatore dovrà tenere conto al momento dell’ideazione della strategia.

bookwalker 10/06/2015 , 22:11:55 BOOK?WALKER for Windows - Viewing screen

A fine battaglia otterremo oggetti e punti esperienza per fa crescere il nostro party. Ed è qui  che entrano in scena le componenti maggiormente legate al gioco di ruolo. La creazione di un party e la sua crescita sono elementi distintivi di molti titoli RPG, da cui gli autori di Grand Kingdom hanno tratto a piene mani.

Se le classi sono ben diversificate, adattandosi a particolari esigenze strategiche, il grosso problema è la mancanza di carisma insita nella scelta di creare da zero i personaggi. Se amate i giochi di ruolo tradizionali come D&D e siete dotati di abbastanza fantasia da immaginarvi la storia del vostro party ed immedesimarvi in esso, il problema non esiste. Se avete bisogno di un protagonista con un background definito, di cui scoprire poco alla volta gli eventi e la personalità, avrete difficoltà a immergervi in Grand Kingdom.
Forse qui potrebbe trovarsi il grosso problema di un titolo comunque valido.
Per apprezzare appieno un gioco, capace di fondere tematiche da GdR e aspetti tattici, si deve essere amanti di entrambi i generi. Se cercate solo la componente strategica, potreste comunque divertirvi in quanto questo titolo, a modo suo, innova un po’ il filone, apportando modifiche interessanti e buone possibilità di personalizzazione. Se siete amanti degli RPG rischiate invece di trovare limitanti alcune caratteristiche.

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La parte online si dimostra probabilmente uno degli aspetti più interessanti di Grand Kingdom. Il giocatore e la sua banda di mercenari saranno chiamati a scegliere una tra le quattro nazioni della storia, unendosi ad altri utenti sotto la bandiera scelta. Le nostre vittorie e le nostre sconfitte determineranno perciò l’andamento della guerra, così come quelle dei nostri alleati e dei nostri nemici. Lo scopo sarà attaccare le fortezze nemiche e le proprie mosse potranno influenzare fortemente l’andamento dello scontro per l’intera fazione.
Un singolo errore, e un innocente videogiocatore dall’altra parte del mondo potrebbe maledirci. Oppure l’esatto contrario. A voi le debite conclusioni.

Genovese, classe 1988. Laureato in Scienze Storiche, Archivistiche e Librarie, Federico dedica la maggior parte del suo tempo a leggere cose che vanno dal fantastico estremo all'intellettuale frustrato. Autore di quattro romanzi scritti mentre cercava di diventare docente di storia, al momento è il primo nella lista di quelli da mettere al muro quando arriverà la rivoluzione letteraria e il fantasy verrà (giustamente) bandito.