A Ron Howard le grandi storie sono sempre piaciute e sembra un regista nato per raccontarle. Il suo è un punto di vista interessante poiché pone sempre l’accento su un particolare elemento della storia, anche a patto di sacrificare qualcosa nella psicologia dei personaggi.

Heart of the Sea racconta di un giovane scrittore, Hermann Melville, intenzionato proprio a sentire una storia, quella di una baleniera che affondò con tutto il suo equipaggio in circostanze misteriose. Solo un uomo sa come andò veramente quel giorno e quale fu la causa del naufragio. È per questo che Melville si reca a casa di quell’uomo, un tempo membro dell’equipaggio della Essex ed ora ritiratosi a vita privata, tra gli incubi di quei giorni e i fumi del rum. Non l’aveva mai raccontata a nessuno questa storia e man mano che i fatti ci scorrono sotto gli occhi, capiamo il perché.

Partiamo subito col dire che Moby Dick è probabilmente uno dei più importanti  romanzi della storia della letteratura e che la sua natura “fantastica” cela invece un fondo di verità, la verità che Ron Howard cerca di raccontare in Heart of The Sea. Di motivi per i quali questo si rivela un grande film ce ne sono tanti ma quello che ci ha colpito maggiormente è la profonda volontà di mettere in scena una continua metafora della vita, contornata da un aspro e vivido conflitto tra religione e politica. Perché infondo l’equipaggio della Essex salpa con l’obiettivo di riempire la stiva di olio di balena, motore che muove un industria milionaria, dominata dagli armatori di Nantucket e pensa quindi di stare compiendo il volere di Dio, aiutando lo sviluppo economico e favorendo l’evoluzione dell’umanità. Tra il giovane comandante Pollard (Benjamin Walker) rampollo di una stimata famiglia di navigatori e il primo ufficiale Owen Chase (Chris “Thor” Hemsworth), esperto lupo di mare ma considerato ancora un “campagnolo”, non corre certo buon sangue e la loro rivalità (per il vero non approfondita quanto ci saremmo aspettati) finirà presto per condurre la ciurma in acque pericolose. Avidità, ambizione e crudeltà vanno di pari passo e presto quella natura che l’uomo ha sfidato e che si illudeva di poter piegare al sul volere, come un Dio sceso in terra, presenterà il suo conto.

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E, come sappiamo, questa vendetta divina si manifesta sotto forma di una gigantesca balena bianca, in grado di rovesciare l’intera baleniera e di decimare l’equipaggio, costretto ad una fuga disperata su tre scialuppe.

La storia, con tutti i suoi orrori (non tutti citati nell’opera di Melville per sua stessa volontà e magari per rispetto di chi li ha vissuti) ci viene raccontata attraverso gli occhi del membro più giovane dell’equipaggio, Thomas Nickerson (il futuro nuovo Spider-Man Tom Holland), lo stesso che da vecchio (col volto dell’immortale Brendan Gleeson) la sta raccontando a quel giovane scrittore.

É una storia in cui il contesto religioso é sempre vivo e tangibile. Quegli uomini hanno peccato, si sono messi al pari di Dio e la balena, considerata un abominio dello stesso Dio, diventa il loro castigo, il loro calvario, arrivando quasi a personificarlo, soprattutto per la sua “inumana” compassione (ma lo capirete solo nel finale). La spettacolare regia di Ron Howard è sempre al servizio della storia  e non indugia mai nell’eccesso (nonostante i bellissimi effetti speciali siano usati in maniera a dir poco massiccia), presentando anzi la giusta dose di epica ed una ragionevole dose di retorica. Howard spazia da un genere all’altro con una disinvoltura impressionante, riuscendo ad infondere venature drammatiche in una storia d’avventura, che a tratti assume perfino tinte horror. Una storia che si apre all’insegna delle motivazioni religiose e che si chiude con le contraddizioni e la falsità della politica, a dimostrazione di quanto l’uomo sia totalmente incapace di dominare la sua natura  autodistruttiva. Se però dovessimo proprio trovare un senso a questo incredibile racconto, sarebbe il coraggio di essere come non si vorrebbe essere. Perché la paura più grande dell’uomo non è la collera di Dio, degli altri uomini o della natura, ma la possibilità di trovare se stesso.

IN THE HEART OF THE SEA

In poche parole? Un colossal moderno, che forse non diventerà un classico come il Moby Dick con Gregory Peck, ma sicuramente rende onore all’opera originale di cui cerca di narrare tanto appassionatamente le origini.

Epico e appassionato. Sono queste le due parole che useremo per descrivere brevemente Heart of The Sea. Un film per lupi di mare e per chi ha voglia di avventura, che ha lo straordinario pregio di trascinare lo spettatore su quella nave, facendogli temere la “furia” di un essere davanti al quale l’uomo appare quasi insignificante… E poi riesce anche a far sembrare un attore Chris Hemsworth, impresa non da poco.

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