TUTTE LE DONUTS RIESCONO COL BUCO

f4Venticinque stagioni, quasi seicento episodi, uno share da brividi, ed all’attivo anche un film per il grande schermo.
Questi, in maniera molto spicciola, i numeri di quella che forse è la serie animata più seguita dagli americani e dal mondo intero: The Simpson.
Cosa si nasconde dietro questo successo planetario è fin troppo ovvio, basta guardarne un episodio per rendersene conto e restare ammaliati dalla potenza incantatrice di Homer Simpson e di una perfetta serie di personaggi, secondari e non, creati dalla brillante mente di Matt Groening e da una sequela di sceneggiatori che lavorano presumibilmente come in una catena di montaggio.

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Nel 2007, e quindi a diciotto anni dal primo episodio della serie, la 20th Century Fox decide che è ora di lanciare sul grande schermo i gialli abitanti di Springfield, e siccome da queste parti tutte le ciambelle, anzi tutte le donuts, riescono col buco, Matt Groening e soci si tuffano praticamente con l’imbracatura: come può un qualsiasi essere umano esimersi dall’andare a vedere il film?
I più attenti ricorderanno bene il colpo di genio iniziale, con lo stesso Homer a deridere il pubblico per esser accorso in sala a vedere qualcosa che avrebbe potuto osservare tranquillamente dal divano di casa.

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Il successo del box office va di pari passo con quello della serie tv, perché è fatto con la stessa ricetta ed è condito con le stesse spezie; perché deridere qualcosa o qualcuno, affrontare temi attuali o sempreverdi ormai è sport quotidiano, ma farlo con la loro maestria, con sagaci doti mediatiche, riuscendo ad individuare esattamente il momento in cui esasperare un concetto, o accennarlo appena con lo scopo sempre riuscito di far ridere sbalordendo, è copyright dei Simpson (e di Family Guy ndr.).

Eppure, chi si intende un po’ di cinema in senso tecnico sa bene che il rischio di cospargere con troppa glassa la ciambella gigante c’era.

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La serie tv è strutturata da sempre sulla creazione di episodi di 20-25 minuti ciascuno, indipendenti dal contesto generale a cui fanno fede, pertanto in fase di soggetto, ma soprattutto di sceneggiatura, il team avrà senz’altro un vizio di forma nell’impostare tutto in tale direzione.
Cosa può succedere se si è costretti ad allungare il brodo per un’ora in più? Che rimanga solo l’acqua. E invece no, il flusso narrativo tiene sempre senza cedimenti, ed ogni aspetto tecnico accessorio, per cui non solo semplici inquadrature, viene impostato perfettamente, tant’è che perfino la scritta di Bart sulla lavagna in fase di apertura stavolta si trasforma in “Non scaricherò illegalmente questo film”.

Il tutto ovviamente è stato reso possibile grazie all’esperienza di David Silverman, che oltre a mangiare pane e Simpson da sempre, di cinema animato se ne intende parecchio.

Oggi con un hastag diremmo #nonsifiniscemaidistupire, ed ecco che arriva l’inaspettato dessert di questo goloso menù fatto di ciambelle: tra i titoli di coda, la seconda parola di Meggie.
Non possiamo spoilerare quale sia, ma…se ci fosse un sequel?

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